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Consiglio europeo sul Recovery Fund. Paesi “frugali” insistono su tagli, in arrivo nuova proposta di Michel. Conte: “Fase di stallo, negoziato più complicato del previsto” | DIRETTA

Di Anna Ditta
Pubblicato il 18 Lug. 2020 alle 08:23 Aggiornato il 19 Lug. 2020 alle 00:21
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Immagine di copertina
Il premier Conte a Bruxelles durante il Consiglio europeo. Credit: EPA/JOHN THYS

Consiglio europeo di oggi sul Recovery Fund, ultime notizie | DIRETTA

Dopo la fumata nera di ieri prosegue oggi, sabato 18 luglio 2020, a Bruxelles la trattativa del Consiglio europeo straordinario con l’obiettivo di trovare finalmente un accordo sul Recovery Fund, il piano comunitario di aiuti economici (750 miliardi di euro, di cui 500 di trasferimenti e 250 di prestiti) per i Paesi in ginocchio a causa del Covid-19. L’Italia è uno degli Stati più interessati a ricevere gli aiuti europei, ma trova l’opposizione del primo ministro olandese Mark Rutte, capofila dei paesi “frugali” del Nord, restii sul tema degli aiuti a fondo perduto e della condivisione del debito. Di seguito, tutte le ultime notizie in diretta sul Consiglio europeo di oggi.

Consiglio europeo di oggi sul Recovery Fund, la diretta

Ore 20,30 – Incontro Conte-von der Leyen-Rutte – È in corso a Bruxelles un incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro olandese Mark Rutte. Poco prima, Conte ha fatto un incontro ristretto con von der Leyen.

Ore 19, 10 – Paesi “frugali” chiedono un taglio di 155 milioni di euro ai sussidi. In arrivo una nuova proposta di Michel – Durante il summit Ue in corso a Bruxelles i Governi dei Paesi ‘frugali’, Olanda in testa, starebbero insistendo sulla linea dei tagli ai sussidi del Recovery Fund e sul principio di unanimità con riferimento all’approvazione dei piani di riforme nazionali. È quanto si apprende da fonti europee, che ora temono una fine del summit senza che si arriva ad alcuna decisione condivisa. Fonti diplomatiche aggiungono che Charles Michel proporrà un nuovo ‘nego-box’, ovvero un’altra proposta di bilancio pluriennale che includa il Recovery Fund rivisto per venire incontro alle richieste delle varie delegazioni nazionali. Un mancato consenso su quest’ultimo documento segnerebbe probabilmente il fallimento dei negoziati.

Ore 18,42 – Ue: no Orban a controllo partner su utilizzo fondi Ungheria – “Mentre i negoziati sulle condizioni del Recovery Fund europeo sono ora più vicini a un compromesso, il premier Viktor Orban, mantiene la sua posizione sul fatto che solo gli ungheresi devono decidere come spendere il denaro che appartiene all’Ungheria. Non può essere accettata nessuna pre-condizione politica”. Lo ha scritto su Twitter il sottosegretario e portavoce del governo di Budapest, dopo che Orban ha incontrato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel in bilaterale.

Ore 18,36 – Conte: “Confronto duro con Olanda e i Paesi ‘frugali'” – Servono “strumenti adeguati, proporzionali alla crisi che stiamo affrontando, che devono essere effettivi ed efficaci”, ha insistito Conte. “Non serve a nessuno approvare degli strumenti che poi non si rivelano efficaci. La nostra risposta deve essere collettiva, solida, robusta dal punto di vista della consistenza economica”. Il premier ha criticato i Paesi ‘frugali’ “che non condividono la necessità di una risposta così consistente soprattutto per quanto riguarda i sussidi ma mettono in discussione in parte anche i loans, i prestiti”.

Ore 18,32 – Conte: “Serve pronto intervento comune a sofferenze” – “Stiamo cercando di coinvolgere tutti nella prospettiva europea: non è soltanto l’Italia, la Spagna o il Portogallo, i Paesi più resilienti, che se ne giova, ma l’intera Europa. In un’economia integrata dobbiamo tutti sollevarci per ripartire tutti insieme ancora più competitivi e resilienti”. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una pausa dei lavori del consiglio europeo. “Dobbiamo competere nello spazio globale con la Cina e gli Stati Uniti e farlo al più presto perché ci sono tante sofferenze e lacerazioni che meritano un pronto intervento”, ha insistito il premier.

Ore 18,29 – In corso incontro Conte-von der Leyen – È in corso, a Bruxelles, un incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, a margine del consiglio europeo.

Ore 18,20 – Conte: “Trovare sintesi è interesse di tutti” – Giuseppe Conte ha auspicato che il consiglio europeo converga “su un obiettivo comune quello di approvare Next generation Ue”. “La partite in discussione sono molteplici: questo rende molto complicato questo passaggio. Dobbiamo trovare una sintesi perché è nell’interesse di tutti”, ha insistito il presidente del Consiglio.

Ore 18 – Conte, fase di stallo negoziato più complicato del previsto – Il negoziato sul ‘Next generation Ue’ è a una “fase di stallo che  si sta rivelando più complicato del previsto. Per quanto riguarda ‘Next generation Ue’, non molti, ma pochi Stati, mettono in discussione l’ammontare dei sussidi”. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una pausa dei lavori del consiglio europeo. “Poi ci sono degli aspetti procedurali per quanto riguarda le verifiche sull’esecuzione del programma, aspetti complessi che riguardano la distribuzione delle competenze tra commissione, consiglio e Parlamento”, ha aggiunto il premier.

Ore 14,37 – Conte, basta dumping fiscali. Si compete a armi pari – Nel suo discorso al termine della plenaria, Giuseppe Conte ha tenuto a precisare che “l’Italia ha deciso di affrontare, di sua iniziativa, un percorso di riforme che le consentano di correre”. Ma, ha sottolineato il presidente del Consiglio, “pretenderà una seria politica fiscale comune, in modo da affrontare una volta per tutte surplus commerciali e dumping fiscali, per competere ad armi pari”.

Ore 14,32 – Conte duro con l’Olanda, inaccettabili veti – Da fonti italiane filtra che Giuseppe Conte ha svolto un “intervento molto duro, prima della sospensione dei lavori del Consiglio europeo”. Il presidente del Consiglio “ha attaccato – si riferisce – l’approccio ben poco costruttivo con cui alcuni Paesi stanno affrontando la discussione, dimostrando scarsa consapevolezza sulla crisi epocale che l’Europa sta vivendo e sulla necessità di una pronta ed efficace reazione”. È stato “molto duro – si precisa – in particolare con i Paesi che vogliono riservarsi un veto sull’attuazione del budget che è inaccettabile giuridicamente e politicamente perché altera l’assetto istituzionale europeo”. È una discussione spartiacque, perché da domani dovrà essere affrontata in tutte le sedi europee una riforma organica della politica fiscale europea, si sottolinea ancora.

Ore 13,30 – Prove di accordo sulla nuova proposta di Michel, l’Olanda “un serio passo in avanti” –  Trattative incessanti dei leader nella seconda giornata di lavori, arriva un compromesso che porta l’Aja ad aprire uno spiraglio. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel ha presentato una nuova bozza negoziale per provare a uscire dallo stallo dei negoziati, ma dopo circa un’ora di riunione dei leader, il politico belga ha deciso una sospensione dei lavori per iniziare un nuovo giro di consultazioni bilaterali o in formato ristretto. La nuova bozza di Michel sembra andare incontro alle richieste dei paesi ‘frugali’, tanto che fonti olandesi hanno già definito il documento “un serio passo nella giusta direzione”. La nuova proposta che il presidente del Consiglio europeo ha sottoposto ai leader non modifica la dimensione complessiva del Recovery Fund, che rimane di 750 miliardi di euro, ma prevede che 450 miliardi vengano concessi ai paesi sotto forma di prestiti e 300 miliardi siano invece erogati sotto forma di sovvenzioni (nel testo precedente erano previsti 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di prestiti).  Allo stesso tempo la nuova ‘nego-box’ di Michel prevede un aumento di 15 miliardi delle somme gestite direttamente dai Governi nell’ambito della Recovery and Resilience Facility, che passerebbe da 310 a 325 miliardi. Su questo punto tuttavia ci sono diverse resistenze da parte di alcuni governi e la questione è del tutto aperta.

Ore 11,25 – Concluso mini-vertice, via a sessione plenaria. Si è concluso dopo circa un’ora l’incontro tra il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, la presidente della commissione, Ursula von der Leyen e i primi ministri di Italia, Francia, Germania, Spagna e Olanda. Da poco è iniziata la sessione plenaria del vertice.

Ore 11,20 – Michel lavora a nuova proposta su Recovery. Una nuova ripartizione nella distribuzione delle sovvenzioni del Recovery Fund, un aumento dei ‘rebates’ per i frugali e un ‘freno di emergenza’ sulla governance del Recovery. Sarebbero queste le novità contenute nella proposta che il presidente del consiglio europeo Charles Michel si appresta a presentare ai leader come base di negoziato in vista della seconda giornata di vertice. La nuova bozza negoziale andrebbe incontro alle richieste dell’Olanda.

Ore 9,50 – Conte in riunione con leader di Spagna, Francia, Germania e Olanda. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte partecipa stamattina nella sede del Consiglio, a Bruxelles, ad una riunione con Pedro Sanchez, Angela Merkel, Emmanuel Macron e Mark Rutte. Lo riporta Repubblica. All’incontro partecipano anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel e la presidente della Commissione, Ursula von Leyen. Nella notte non sono arrivate nuove proposte, l’attesa è che nuovi elementi per far evolvere la discussione vengano messi sul tavolo.

Ore 8 – Oggi secondo giorno di trattative: prosegue la sfida tra Italia e Olanda in Ue. Proseguirà in tarda mattinata il vertice del Consiglio europeo sul Recovery Fund dopo la fumata nera di ieri a causa del muro contro muro tra Italia e Olanda.

Cosa è successo ieri

Il primo giorno di vertice non ha portato a un accordo, col muro contro muro tra i paesi “frugali” e quelli mediteranei più interessati a ricevere gli aiuti (Italia, Spagna, Portogallo). “Nulla è incrollabile nella vita, vediamo domani”, ha detto in tarda serata Giuseppe Conte ai cronisti dopo 14 ore di trattative. “Abbiamo ancora da lavorare perché le divergenze ancora ci sono”, ha detto. “Non siamo assolutamente disponibili ad accettare una soluzione di compromesso che alteri non solo l’equilibrio tra le istituzioni europee – questo per noi è una linea rossa – ma anche l’ambizione per quanto riguarda l’ammontare del intervento del Recovery” pari a 750 miliardi di euro e “il bilanciamento, l’equilibrio interno tra sussidi e prestiti”. Conte ha aggiunto che “la Germania ha avuto un grande ruolo: nel dibattito interno tedesco c’era molta contrarietà” verso il Recovery fund. “La leadership della Merkel ha avuto un grande ruolo per orientare questa soluzione”, ha insistito il premier.

Le posizioni in campo

Il vertice tra i capi di Stato e di governo dell’Unione europea potrebbe portare a dei significativi passi avanti sulla trattativa sul Recovery Fund. Eppure, secondo molti analisti, difficilmente si troverà un’intesa definitiva già in questi due giorni. Ancora tante, infatti, le differenze di vedute tra le varie delegazioni. Soprattutto tra i Paesi del Sud (Italia in testa) che sarebbero tra i principali beneficiari del pacchetto di aiuti e gli Stati del Nord, rigoristi e contrari agli aiuti a fondo perduto.

Il nodo principale è rappresentato da una richiesta dell’Olanda: il Paese guidato dal premier Mark Rutte chiede infatti che il via libera del Consiglio ai piani nazionali di riforma e resilienza, necessari per accedere alla Recovery and Resilience Facility, avvenga all’unanimità e non a maggioranza qualificata. In questo modo, praticamente, ciascuno Stato membro avrebbe un diritto di veto sui piani nazionali degli altri 26. La trattativa riguarderà però anche altri temi: il totale complessivo del piano e quello del bilancio, l’equilibrio tra prestiti e trasferimenti e le nuove risorse proprie per il bilancio Ue.

La base di partenza della trattativa sarà la proposta di Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, che settimana scorsa ha provato a mediare tra le diverse posizioni in campo (la sua soluzione prevede che i Paesi trattino con la Commissione europea su come questi fondi vengano spesi e che alla fine il Consiglio debba decidere con maggioranza qualificata). Il 16 luglio il premier Giuseppe Conte ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron: “Non è in gioco – ha dichiarato il presidente del Consiglio italiano – una pronta ripresa per la Spagna o per l’Italia, per il Portogallo o per la Francia, ma una pronta ripresa per l’Europa. La posta in gioco è la leadership europea, la competitività dell’Unione Europea nel mondo globale. Se pensiamo di stare a discutere su qualche miliardo in più o in meno, di qualche condizionalità in più o in meno, chiaramente perderemo la sfida della competizione con la Cina, con gli Usa e con il mondo globale. Con la Francia, e con altri Paesi dell’Ue, condividiamo la necessità” che un accordo sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Plan “sia finalizzato al più presto”.

Cos’è il Recovery Fund

Il Recovery Fund è un un nuovo fondo da istituire a livello comunitario, gestito dalla Commissione europea o, in alternativa, dalla Banca europea per gli investimenti (Bei). Il fondo raccoglierebbe sul mercato 1.074 miliardi di euro attraverso l’emissione di obbligazioni, i cosiddetti Recovery bond (o Ursula bond, dal nome della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen). Questi bond sarebbero garantiti dal bilancio europeo del settennato 2021-2027 incrementato con nuove contribuzioni dirette da parte degli Stati membri. Il pacchetto di aiuti comprende anche “Next Generation Eu”, un piano per la ripresa da 750 miliardi di euro (500 di trasferimenti e 250 di prestiti). Le somme così raccolte sarebbero poi girate ai singoli Stati tenendo conto del livello di gravità di ciascuna situazione a causa del Coronavirus: in altre parole, i paesi più in difficoltà a causa del Covid (come Italia e Spagna) riceverebbero più risorse di altri. Il Recovery Fund è una sorta di compromesso tra la posizione di chi è favorevole a una mutualizzazione dei debiti a livello europeo (Italia e Spagna in primis, ma anche Francia) e chi è rigidamente contrario a una condivisione dei rischi (Germania, Olanda e i Paesi baltici).

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