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Brexit, l’Alta Corte britannica dà ragione a Johnson: la sospensione del parlamento è legale

La decisione del premier di chiudere il parlamento non è contro la legge secondo i giudici

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 6 Set. 2019 alle 11:47 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:42
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Immagine di copertina

Brexit, Alta Corte britannica: sospensione parlamento è legale

La sospensione del parlamento britannico, voluta dal premier Boris Johnson per imporre una Brexit senza mediazioni, è legale: lo ha stabilito l’Alta Corte.

I giudici, dunque, hanno confermato che la sospensione di 5 settimane è legittima, respingendo il ricorso presentato dagli avvocati dell’attivista Gina Miller con il sostegno di politici pro Remain di vari partiti incluso l’ex premier John Major.

Un primo ricorso di alcuni militanti anti Brexit era già stato respinto in Scozia lo scorso 30 agosto.

Il caso, ora, passerà alla Corte Suprema per un ulteriore passaggio.

La notizia della chiusura del parlamento britannico, che ha scatenato diverse proteste nel paese oltre che un vero e proprio terremoto politico con il premier Johnson che ha perso la sua maggioranza, risale allo scorso 29 agosto.

Brexit: il premier Boris Johnson chiude il Parlamento fino al 14 ottobre. Insorgono le opposizioni

Johnson ha chiesto alla regina, la quale ha successivamente approvato la richiesta, di sospendere il Parlamento pochi giorni dopo il rientro dei parlamentari dalla pausa estiva. Il premier, dunque, ha chiesto, e ottenuto, che il parlamento riapriresse il 15 ottobre, appena pochi giorni prima della scadenza della Brexit, fissata per il 31 ottobre.

Obiettivo di Johnson era quello di impedire ai parlamentari di bloccare il “no deal”, ovvero un’uscita della Gran Bretagna dalla Ue senza un accordo con la comunità Europea.

Tuttavia, nella giornata del 4 agosto, la Camera dei Comuni ha approvato una legge anti “no deal”iniziativa promossa dalle opposizioni e da un gruppo di ribelli Tory (ora espulsi) per imporre un rinvio della Brexit in mancanza di un accordo con l’Unione europea entro il 31 ottobre.

Questo ha convinto il premier a presentare una mozione che chiede lo scioglimento della Camera e lo svolgimento di elezioni anticipate il 15 ottobre.

Boris Johnson, la sospensione del Parlamento e la strategia dell’acqua alla gola sulla Brexit

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