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Home » Esteri

Il soccorritore finlandese sui sub italiani morti alle Maldive: “Entrare in quella grotta è stata una cattiva idea, i corpi erano tra gli squali”

Immagine di copertina
Credit: Patrik Grönqvist Instagram

Le parole di Patrik Grönqvist, uno dei tre soccorritori che ha recuperato i corpi degli italiani morti durante un'immersione

Il soccorritore finlandese Patrik Grönqvist racconta in un’intervista come, insieme ai colleghi Sami Paakkarinen e Jenni Westerlund, è riuscito a individuare e recuperare i corpi dei sub italiani morti alle Maldive durante un’immersione. Intervistato dal Corriere della Sera, l’uomo spiega come hanno pianificato il recupero: “Avevamo una mappa sommaria e l’attrezzatura idonea. La prima immersione doveva servire a controllare com’era fatta dentro. L’unica cosa davvero importante era trovarli”. Il sub rivela che è stata un’immersione “molto impegnativa, certo, ma se non ci fossero state le vittime e fossi andato lì solo per mapparla, sarebbe stata tranquilla. Sempre in sicurezza: quando si entra lì serve concentrazione”.

 

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Grönqvist spiega che i corpi sono stati ritrovati “procedendo punto per punto. Abbiamo controllato il lato sinistro, poi i piccoli passaggi laterali. Siamo arrivati fino in fondo e stavamo tornando indietro. A quel punto abbiamo visto una piccola apertura laterale, parallela al tunnel principale. Sul fondo c’erano segni, forse lasciati da una pinna o da qualcosa che aveva toccato il sedimento. Sembrava che qualcuno fosse passato da lì. Abbiamo seguito quelle tracce e alla fine li abbiamo trovati”. E aggiunge: “È stato un sollievo, perché eravamo arrivati dalla Finlandia proprio per quello. Ma è stato anche molto triste. Li abbiamo trovati alla fine della prima immersione, dopo quasi un’ora. Iniziavo a temere che non fossero più nella grotta, che magari fossero usciti e che il mare li avesse portati via: sarebbe stato quasi impossibile ritrovarli. Quando li abbiamo visti, avevamo ancora cinque minuti”.

I corpi erano tutti “nella stessa area, a pochi metri uno dall’altro”. Nella grotta “c’erano piccoli squali nutrice. Il terzo giorno fuori c’era anche uno squalo tigre. Durante il recupero si è avvicinato a un corpo già agganciato alla linea. Sembrava pronto ad attaccare. Siamo rimasti calmi, ci siamo mossi lentamente. Abbiamo finto di non fissarlo e, poi, lo abbiamo allontanato. Sott’acqua il sangue freddo non è coraggio: è esperienza”. Su che cosa possa aver provocato la tragedia, il sub risponde: “Io non ero lì con loro e posso solo fare ipotesi: con quel tipo di attrezzatura, entrare in quella grotta è stata una cattiva idea. Forse quando si sono girati per uscire, non c’era più visibilità, magari perché avevano smosso il fondo. Senza torce adeguate, ritrovare l’uscita è difficile. Poi non avevano steso una sagola: è la regola numero uno nelle immersioni in grotta”.

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