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Bielorussia, Parlamento Ue chiede nuove elezioni e sanzioni contro Lukashenko. “Non lo riconosceremo”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 17 Set. 2020 alle 16:39
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Con 574 voti favorevoli, 37 voti contrari e 82 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione per contestare l’esito delle elezioni presidenziali in Bielorussia del 9 agosto scorso, poiché le elezioni “si sono svolte in grave violazione degli standard internazionalmente riconosciuti”. Il Parlamento ha inoltre chiesto sanzioni contro il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko.

L’Ue non riconoscerà Lukashenko come presidente della Bielorussia dopo la fine del suo mandato il 5 novembre, si legge nella risoluzione. L’Eurocamera “esprime il proprio sostegno al Consiglio di coordinamento istituito in Bielorussia” e chiede “nuove elezioni libere ed eque da tenersi sotto la supervisione internazionale”. I deputati inoltre chiedono sanzioni dell’UE nei confronti di Lukashenko “per la falsificazione dei risultati delle elezioni e la repressione violenta in Bielorussia” e “condannano inequivocabilmente gli arresti di massa nel paese e la continua repressione violenta contro manifestanti pacifici e giornalisti”. Tra i partiti italiani, hanno votato a favore del testo Pd, M5S, Forza Italia e Fratelli d’Italia. La Lega si è astenuta.

Nella giornata di ieri, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, aveva sentito al telefono la leader dell’opposizione bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya. “Ha accettato il nostro invito al Parlamento europeo”, ha fatto sapere Sassoli tramite un post pubblicato su Twitter. “Il Parlamento è unito dietro al popolo bielorusso nella sua lotta per la democrazia e per scegliere liberamente il futuro del proprio Paese”, ha aggiunto.

Il figlio di Lukashenko “inviato al sicuro a Mosca”

Nel frattempo, alcuni media bielorussi hanno diffuso la notizia che dopo l’inizio delle proteste anti-governative nel Paese, il figlio minore del contestato presidente Aleksandr Lukashenko, Nikolai, ha ritirato i suoi documenti dal liceo Bgu dove studiava a Minsk e si è trasferito a Mosca. Lo scrive l’edizione bielorussa della Komsomolskaya Pravda, citando diverse fonti. Secondo il capo ricercatore dell’Accademia delle scienze bielorussa, Aleksander Voitovich, dopo le proteste ad agosto “i servizi di Lukashenko hanno valutato la situazione e sono giunti alla conclusione che Nikolai (figlio prediletto del leader di Minsk e conosciuto con il diminutivo di Kolya) sarebbe stato molto a disagio” al liceo Bgu.

L’istituto scolastico ha confermato “ufficiosamente” che il figlio minore del presidente ha ritirato i suoi documenti. Secondo Voitovich, il 16enne Kolya è stato trasferito in un ginnasio presso l’Università statale di Mosca Mgu, che per ora ha smentito la notizia. Un ex funzionario del Kgb – come si chiamano ancora i servizi segreti bielorussi – ha detto alla Komsomolskaya Pravda che il ragazzo “è stato trasferito a Mosca in gran segreto”.

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