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Congo, gli Hutu negano: “Non abbiamo ucciso noi gli italiani”. L’intelligence ora sospetta le milizie Adf

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 23 Feb. 2021 alle 14:44 Aggiornato il 23 Feb. 2021 alle 18:40
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Immagine di copertina

Attentato Congo: la ricostruzione

ATTENTATO IN CONGO – Nella giornata di ieri, lunedì 22 febbraio, l’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, è morto in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel Congo orientale, insieme a un militare dell’Arma dei Carabinieri, il trentenne Vittorio Iacovacci (qui la sua storia), e all’autista Mustapha Milambo (qui un suo profilo).

Nel convoglio, secondo quanto riporta un comunicato del Wfp, erano presenti anche Rocco Leone, vice Capo del World Food Programme nella Repubblica democratica del Congo, Fidele Zabandora, assistente al programma per il nutrimento scolastico del Wfp, Mansour Rwagaza, addetto alla sicurezza del Wfp e Claude Mukata, autista del Wfp. Tutti loro, secondo quanto si apprende dal comunicato, stanno bene. Di seguito una ricostruzione su cosa sappiamo finora:

Il comunicato della Presidenza congolese

Secondo un comunicato della presidenza del Congo sono stati i rapitori a uccidere l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, sparando a freddo. “Allertate, le Ecoguardie e le Fardc, le Forze armate congolesi, “si sono messe alle calcagna del nemico. A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull’ambasciatore, ferendolo all’addome“, si legge nel comunicato riportato dal sito Cas-Info. E’ durata un’ora l’agonia dell’ambasciatore italiano Attanasio: “Quest’ultimo è morto per le ferite, un’ora più tardi, all’ospedale della Monusco di Goma”, precisa il comunicato della presidenza congolese.

Le Fdlr smentiscono

In un primo momento responsabili dell’agguato erano state ritenute le Forze Democratiche della Liberazione del Ruanda (Fdlr), che però negano in toto la responsabilità dell’attacco. È quanto si legge in un loro comunicato, ripreso sui social, in cui “condannano con forza” l’attacco e respingono categoricamente le accuse delle autorità di Kinshasa”, dichiarando “di non essere per nulla implicati nella vicenda e chiedendo alle autorità congolesi e Monusco di far luce sulle responsabilità di questo ignobile assassinio”.

Secondo Fdlr, l’attentato sarebbe avvenuto “non lontano” da pattuglie delle forze armate della Repubblica Democratica del Congo. “Le Fdlr rivolgono le loro condoglianze ai familiari delle vittime, al governo e al popolo italiano”, conclude la nota.

L’intelligence ora sospetta le milizie Adf

Ora che l’ipotesi che riguarda le Forze democratiche congolesi sembra sfumare, l’intelligence pensa a uno dei gruppi più pericolosi e più attivo dell’area: quello delle Forze Democratiche Alleate (Allied Democratic Forces – Adf), che il 10 gennaio hanno ucciso 6 ranger proprio nello stesso Parco. L’attacco, secondo le valutazioni della nostra intelligence, si inserisce in un contesto securitario di estrema fragilità, che caratterizza l’area del Kivu del Nord negli ultimi 20 anni.

Il luogo dell’agguato è ricompreso in un’area, denominata “Zona delle tre antenne”, ad alto rischio per la sicurezza: nel maggio del 2018 sono stati rapiti due cittadini britannici, poi rilasciati. Il territorio è contiguo al Parco di Virunga all’interno del quale operano diverse milizie armate che si sono formate a seguito di guerre civili ufficialmente terminate nel 2003.

Cosa sappiamo finora: la ricostruzione

Come riporta Reuters, secondo una prima ricostruzione delle fonti di polizia locali, al vaglio degli inquirenti italiani, il commando di 6 persone avrebbe prima attaccato il convoglio e ucciso l’autista. Gli assalitori avrebbero quindi condotto gli altri nella foresta e, proprio mentre stavano arrivando delle forze locali in soccorso, avrebbero sparato al carabiniere, circostanza nella quale anche l’ambasciatore è morto.

Seguendo la ricostruzione dell’intelligence, un addetto alla sicurezza dell’Onu che viaggiava sulla seconda vettura (non colpita da proiettili) ha intavolato “una trattativa con gli assalitori, chiarendo lo status dei connazionali”.

Tuttavia vi sarebbe stato uno scontro a fuoco tra gli assalitori ed elementi appartenenti alle forze Rangers ed all’Esercito congolese. A seguito della sparatoria sarebbe rimasto ferito anche un agente della Sicurezza del Parco Virunga, di scorta al convoglio.

I due connazionali sarebbero stati successivamente abbandonati (non è chiaro se a quel punto l’ambasciatore e il carabiniere fossero già morti). Tale ricostruzione trova elementi di riscontro in quanto affermato subito dopo l’accaduto dal governatore della Regione del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, secondo il quale l’ambasciatore ed il militare sarebbero stati uccisi, successivamente al loro prelevamento dalla vettura, dopo che il commando armato era stato ingaggiato da una pattuglia dei Rangers del Parco Nazionale del Virunga.

Il video

In un video esclusivo pubblicato dal quotidiano La Repubblica vengono mostrati i momenti dell’imboscata a Kibumba, luogo dell’attacco. Fra le urla si distingue una frase: “Eccoli, eccoli. Sono loro. Si stanno togliendo l’uniforme”. I gruppi armati che operano nell’area, che confina con il Parco Virunga, spesso indossano le uniformi dei ranger per creare confusione (qui tutti i dettagli sul video).

Attentato Congo, il cordoglio della Farnesina

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha appreso la notizia del decesso mentre era al Cae di Bruxelles. Ha manifestato “immenso dolore” per l’accaduto. La nota della Farnesina recita: “È con profondo dolore che la Farnesina conferma il decesso, a Goma, dell’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio e di un militare dell’Arma dei Carabinieri. L’ambasciatore ed il militare stavano viaggiando a bordo di una autovettura in un convoglio della MONUSCO, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo”.

La Farnesina ha chiesto all’Onu di fornire quanto prima un report dettagliato sull’attacco. L’ambasciatore Attanasio – a quanto si apprende – si trovava sul luogo dove è avvenuto l’attacco su invito del World Food Programme, agenzia delle Nazioni Unite.

L’indagine della Procura di Roma

A Roma, intanto, la Procura ha aperto un fascicolo di indagine in relazione alla morte di Attanasio e Iacovacci. Nel procedimento, coordinato dal procuratore capo Michele Prestipino, si procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo.

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