Ocse, in Italia a rischio fino a 1,5 milioni posti lavoro a causa del Covid

Il dato del Belpaese è peggiore di quelli di Spagna (-10,9 per cento) e Francia (-10,6 per cento)

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 7 Lug. 2020 alle 17:11
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Operaio in pausa Credits: ANSA

Nel 2020 l’Italia rischia di perdere quasi 1,5 milioni di posti di lavoro a causa della crisi del Covid-19 rispetto al 2019. E’ quanto emerge dall’Employment Economic Outlook 2020 dell’Ocse, secondo il quale nei primi tre mesi dell’anno l’Italia ha già perso circa 500 mila posti e in caso di scenario favorevole, cioè senza una seconda ondata di pandemia, rischia di perdere circa un altro mezzo milione di posti e in caso di scenario avverso, cioè in presenza di una seconda ondata di contagi, rischia di perdere circa un altro milione di posti.

Più nel dettaglio l’Italia nel 2020, nello scenario migliore, perderà 1.148.620 di posti rispetto al 2019 e nello scenario peggiore 1.483.920 posti. In generale, i posti a rischio nell’area Ocse, a fine 2020, saranno oltre 31 milioni nello scenario migliore e 53 milioni nello scenario peggiore. I paesi Ocse, a partire dall’Italia, hanno adottato misure senza precedenti per far fronte all’impatto sull’occupazione dell’emergenza Coronavirus. Tuttavia ora, con la ripresa delle attività economiche, serve un cambio di rotta rispetto al pacchetto di misure preso al picco della crisi e basato sul congelamento dei licenziamenti e sulla cassa integrazione. Occorre dunque, evidenzia l’Ocse, “trovare il giusto equilibrio tra un rinnovato sostegno a chi è in difficoltà, l’accompagnamento delle inevitabili ristrutturazioni dove necessario e la creazione di nuovi posti di lavoro”.

In particolare, l’Ocse suggerisce una serie di misure per far fronte a questa crisi:
1. Il 49 per cento dei lavoratori in Italia è occupato in lavori che richiedono un certo grado di interazione fisica. Elevati standard di sicurezza sul posto di lavoro restano quindi una priorità assoluta nei prossimi mesi.
2. La cassa integrazione deve essere adattata in modo da dare a imprese e lavoratori i giusti incentivi a riprendere l’attività o a cercare un altro posto di lavoro. Una partecipazione ai costi della cassa integrazione da parte delle imprese, incentivi alla ripresa e alla ricerca di un altro lavoro e la promozione di attività formative sono alcuni strumenti che politica e parti sociali possono considerare per i prossimi mesi per far evolvere la cassa integrazione alla nuova situazione.

3. Il divieto di licenziamento e i limiti all’assunzione di lavoratori con contratto a tempo determinato (prima della crisi COVID-19 l’Italia era il terzo paese Ocse per limiti all’uso di contratti temporanei) dovrebbero essere riconsiderati per evitare che l’aggiustamento si scarichi interamente sui lavoratori senza un contratto a tempo indeterminato.
4. L’accesso e il livello delle prestazioni di sostegno al reddito dovranno essere rivisti con l’evolvere della crisi, in particolare per evitare che le persone cadano in povertà. Il funzionamento del reddito di cittadinanza e del reddito di emergenza dovrebbero essere riconsiderati per garantire che le famiglie piu’ bisognose siano davvero sostenute.
5. L’Italia deve agire rapidamente per aiutare i propri giovani a mantenere un legame con il mercato del lavoro, per esempio riprendendo e rinnovando significativamente il programma Garanzia giovani. I servizi pubblici e privati per l’impiego devono prepararsi a un aumento della domanda dei loro servizi, dotandosi degli strumenti necessari, a partire da un maggiore e migliore uso dei servizi digitali. Programmi di formazione online e offline possono aiutare le persone in cerca di lavoro e i lavoratori in cassa integrazione a trovare lavoro nei settori e nelle occupazioni relativamente piu’ richiesti e a contrastare il rischio di disoccupazione di lungo periodo. Incentivi all’assunzione, concentrati sui gruppi piu’ vulnerabili, possono contribuire a promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro.

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