Vittorio Feltri contro Silvia Romano: “Con il suo riscatto abbiamo finanziato i terroristi islamici di cui lei è amica”

Il direttore di Libero si è scagliato contro la liberazione della cooperante italiana rapita in Africa un anno e mezzo fa

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 11 Mag. 2020 alle 08:32
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Vittorio Feltri contro la liberazione di Silvia Romano: “Amica dei terroristi islamici”

Vittorio Feltri si scaglia contro Silvia Romano (qui il suo profilo) e la sua liberazione attraverso una serie di tweet pubblicati sul suo profilo social. Il direttore di Libero, infatti, subito ha scritto su Twitter: “Siamo tutti contenti della liberazione di Silvia Romano. Lo saremmo di più se ci dicessero quanto s’è dovuto pagare di riscatto”. Poche ore dopo il giornalista ha rincarato la dose: “Pagare il riscatto per Silvia significa finanziare i terroristi islamici. Che sono amici della ragazza diventata musulmana. Bella operazione”. Un concetto ribadito successivamente quando la ragazza, prigioniera in Africa per un anno e mezzo, è tornata in Italia con un volo atterrato all’aeroporto di Ciampino di Roma: “A me se una si converte all’Islam non mi importa niente ma non mi va neanche di applaudirla. Mi secca un poco se per riportarla in Italia lo Stato spende qualche milione degli italiani”.

Silvia Romano è stata liberata, l’annuncio di Conte

La liberazione di Silvia Romano, avvenuta quasi certamente attraverso il pagamento di un riscatto, e soprattutto la sua scelta di convertirsi all’Islam sono state duramente criticate proprio da Libero, quotidiano che Feltri dirige insieme a Pietro Senaldi, e da Il Giornale diretto da Alessandro Sallusti, che hanno dedicato due prime pagine shock alla liberazione della cooperante italiana rapita in Africa un anno e mezzo fa. “Abbiamo liberato un’islamica” e “Islamica e felice Silvia l’ingrata”, infatti, sono i titoli che campeggiano sulle prime pagine dei due quotidiani. Una scelta editoriale che ha provocato una vera e propria bufera sui social con gli utenti che hanno protestato duramente per i titoli considerati “indegni” e “vergognosi”.

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