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Violenza sessuale, per il 24 per cento degli italiani le donne possono provocarla con il loro modo di vestire

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I dati allarmanti dell'ultimo rapporto Istat

Violenza sessuale sulle donne: i pregiudizi in un rapporto Istat

In Italia persiste il pregiudizio che addebita alle donne la responsabilità della violenza sessuale subita. È quanto emerge da un report dell’Istat sui ruoli di genere, i cui dati sono stati diffusi oggi, lunedì 25 novembre. Dal rapporto (dal titolo “Gli stereotipi sui ruoli di genere e l’immagine sociale della violenza sessuale”) emerge che per una persona su quattro le donne possono provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire e circa il 14 per cento considera normali gli schiaffi nella coppia.

Violenza sessuale sulle donne, per il 23,9 per cento la causa è nel modo di vestire

Più nel dettaglio, il 39,3 per cento della popolazione ritiene che una donna è in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole e il 23,9 per cento pensa che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire. Il 15,1 per cento, inoltre, ritiene  che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile.

Per il 10,3 per cento della popolazione spesso le accuse di violenza sessuale sono false (più uomini, 12,7 per cento, che donne, 7,9 per cento). Per il 7,2 per cento “di fronte a una proposta sessuale le donne spesso dicono no ma in realtà intendono sì”. Per il 6,2 per cento le donne serie non vengono violentate. Solo l’1,9 per cento ritiene che non si tratta di violenza se un uomo obbliga la propria compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà.

Violenza sessuale sulle donne, per il 13,6 per cento gli schiaffi sono normali

Il 7,4 per cento delle persone poi ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che “un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/flirtato con un altro uomo” e il 6,2 per cento che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto. Rispetto al controllo, invece, sono più del doppio le persone, precisamente il 17,7 per cento, che ritengono accettabile sempre o in alcune circostanze che un uomo controlli abitualmente il cellulare o l’attività sui social network della propria moglie o compagna.

Le regioni con i livelli più bassi di tolleranza verso la violenza sono la Sardegna, con il 15,2 per cento, e la Valle d’Aosta, con il 17,4 per cento. I livelli più alti sono stati registrati invece in Abruzzo, 38,1 per cento, e Campania, 35 per cento. Ma nelle regioni le opinioni di uomini e donne sono diverse.

Alla domanda sul perché alcuni uomini sono violenti con le proprie compagne o mogli, il 77,7 per cento degli intervistati ha risposto perché le donne sono considerate oggetti di proprietà (l’84,9% per cento donne e il 70,4 per cento uomini), il 75,5% perché fanno abuso di sostanze stupefacenti o di alcol e un altro 75% per il bisogno degli uomini di sentirsi superiori alla propria compagna o moglie. La difficoltà di alcuni uomini a gestire la rabbia è indicata dal 70,6 per cento, con una differenza di circa 8 punti percentuali a favore delle donne rispetto agli uomini.

Il 63,7 per cento della popolazione considera causa della violenza le esperienze violente vissute in famiglia nel corso dell’infanzia, il 62,6 per cento ritiene che alcuni uomini siano violenti perché non sopportano l’emancipazione femminile mentre è alta ma meno frequente l’associazione tra violenza e motivi religiosi, il 33,8 per cento.

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