“Da 7 anni raccogliamo video amatoriali girati a Venezia: dentro c’è la storia della città nel 900. L’acqua alta ha rovinato tutto, chiediamo il vostro aiuto”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 22 Nov. 2019 alle 18:01 Aggiornato il 22 Nov. 2019 alle 18:05
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Venezia, l’acqua alta rovina l’archivio dei video amatoriali: “Aiutateci”

Giuseppe Ferrari e Nicoletta Traversa sono una giovane coppia di 31 e 32 anni: lui viene da Trento, lei da Urbino, entrambi vivono a Venezia. Si sono conosciuti durante gli anni dell’università: dopo la laurea in arti visive allo Iuav (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), oggi si dividono tra l’insegnamento in ateneo e lavori da freelance come grafica e videomaker.

Sette anni fa, per passione, hanno iniziato a raccogliere video amatoriali girati a Venezia tra gli anni Venti e Novanta. Filmini di qualsiasi tipo: la gita in famiglia, la festa di compleanno della nonna, l’inaugurazione di un negozio, la recita a scuola, una processione religiosa. Qualsiasi video, purché girato da un operatore non professionista.

Con questo progetto, intitolato “Ri-prese”, Giuseppe e Nicoletta – spinti anche dal professor Marco Bertozzi, docente di Cinema allo Iuav – vogliono tentare di replicare in Laguna gli archivi di home movies che ci sono alcune città come Bologna, Torino, Bergamo, Cagliari. Questi video amatoriali custodiscono la memoria di una comunità, sono una finestra aperta sulla storia recente: dentro ci trovi i vestiti, le abitudini, i gesti e le parole di un’epoca.

Adesso una parte di questo progetto rischia di morire affogata. L’acqua alta che nei giorni scorsi ha invaso Venezia ha danneggiato pellicole, proiettori e cineprese. Per salvare questo scrigno che custodisce immagini di memoria collettiva Giuseppe e Nicoletta chiedono aiuto con una raccolta fondi (qui il link).

“Era martedì sera (il 12 novembre, ndr)”, ricorda Giuseppe. “Sia il nostro studio sia la nostra casa sono al piano terra e sapevamo che l’acqua sarebbe entrata”. Le autorità, dice, “ci avevano avvertito che la marea avrebbe potuto raggiungere i 160 centimetri di altezza e noi avevamo provveduto ad alzare per tempo tutti i materiali ben oltre quel livello”. “Ma quel che poi è successo è andato ben oltre qualsiasi previsione: nel giro di mezz’ora l’acqua si è alzata di 30 centimetri, arrivando a 190”.

“Abbiamo cercato di contenere i danni, ma due scatoloni si sono bagnati: dentro c’erano circa 120 pellicole con filmini girati tra gli anni Quaranta e Ottanta”. E sono stati danneggiati anche strumenti utilizzati per la didattica e le proiezioni.

“Perdere queste memorie significa perdere una enorme mole di piccole storie con la esse minuscola, che tutte assieme costituiscono documenti autentici, non ufficiali, spontanei, fondamentali per conservare e rafforzare il senso di identità di un territorio, il cuore di un’intera comunità, i cui ricordi sono un valore inestimabile”, sottolineano Giuseppe e Nicoletta.

Salvare le pellicole, ora, comporta un costo notevole in termini economici. I due ragazzi hanno quindi lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma “Produzioni dal basso” per chiedere aiuto. Gli obiettivi dell’iniziativa di crowfunding sono, in primis, garantire, con l’aiuto di altre strutture, “la conservazione e la digitalizzazione delle bobine danneggiate” e “riparare le apparecchiature guaste”, ma anche – se possibile – “acquistare nuove attrezzature e componenti che prevengano problemi analoghi” e “acquistare un macchinario che permetta di digitalizzare” anche le altre bobine.

“Forse fra qualche anno pensare a una Venezia abitata potrà sembrare incredibile”, rimarcano i due giovani video-appassionati. “In quel momento i film che cerchiamo di proteggere avranno un valore ancora più inestimabile”.

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