“Il riscatto per Silvia Romano è stato pagato, ma il governo ha usato un escamotage per non dirlo”

L'opinione di Carlo Panella, giornalista e saggista esperto di Islam e di Medio Oriente, in un'intervista al Giornale

Di Anna Ditta
Pubblicato il 15 Mag. 2020 alle 10:12 Aggiornato il 15 Mag. 2020 alle 10:14
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ANSA/FABIO FRUSTACI

“Il riscatto per Silvia Romano è stato pagato, ma il governo ha usato un escamotage per non dirlo”

“Ritengo certo che il riscatto sia stato pagato e che, come è accaduto in altre occasioni, si sia ricorso ad un escamotage per cui il governo italiano può tranquillamente dire di non averlo mai fatto”. A dichiararlo a proposito del sequestro di Silvia Romano è Carlo Panella, giornalista e saggista esperto di Islam e di Medio Oriente, in un’intervista al Giornale. Sul presunto riscatto che sarebbe stato pagato dall’Italia ai terroristi dell’organizzazione somala al Shabaab negli ultimi giorni è montata la polemica, soprattutto da parte dell’opposizione di destra. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha però negato che sia stato pagato.

Panella nella sua intervista spiega quale sarebbe lo stratagemma che il governo può aver utilizzato. Secondo la sua opinione, l’esecutivo potrebbe aver agito “attraverso un’organizzazione caritatevole che si è fatta carico di anticipare il denaro, in questo caso portato materialmente ai rapitori con la mediazione dei servizi segreti turchi, per poi recuperare le somme con una serie di triangolazioni che fanno capo alle casse dello Stato italiano”. Un escamotage che consentirebbe allo Stato di non ammettere il pagamento ai jihadisti del riscatto per Silvia Romano, in cambio della liberazione della 25enne da 18 mesi nelle mani dei rapitori.

“È successo anche in passato che esponenti di governo abbiano affermato, persino davanti al parlamento, che lo Stato non ha pagato”, sostiene il giornalista. Non si tratterebbe di una menzogna, ma – spiega – “hanno usato un bizantinismo”. Il pagamento del riscatto per la liberazione di Silvia Romano era stato confermato in un’intervista al portavoce di al Shabaab Ali Dehere, pubblicata su Repubblica alcuni giorni fa, in cui l’uomo sosteneva che i soldi sarebbero stati usati per comprare armi per la jihad. Tuttavia ieri l’organizzazione terroristica ha smentito qualsiasi intervista.

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