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Sea Watch, respinto il ricorso presentato dalla Ong alla Corte di Strasburgo per lo sbarco in Italia

Di Donato De Sena
Pubblicato il 25 Giu. 2019 alle 17:46 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:34
Immagine di copertina

Sea Watch Ricorso respinto | Corte di Strasburgo | Migranti

SEA WATCH RICORSO RESPINTO – Come comunicato dal Viminale, è stato respinto il ricorso presentato dai migranti che lo scorso 12 giugno sono stati soccorsi sulla Sea Watch 3 (nave della Ong tedesca Sea Watch). Il ricorso era stato presentato alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco delle persone a bordo.

Non è tardato ad arrivare un commento del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Anche la Corte Europea di Strasburgo – ha dichiarato il leader della Lega – conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna”.

Sea Watch | Ricorso respinto alla Corte di Strasburgo | La vicenda

La Sea Watch 3 è tornata in acqua il 9 giugno scorso. A bordo della nave ci sono ora 42 migranti, salvati dalla nave tre giorni dopo. I migranti si trovavano a bordo di un gommone al largo della Libia. In seguito il ministro Salvini ha firmato un divieto di ingresso nelle acque italiane. Dal 12 giugno quindi la nave è ferma fuori dalle acque italiane a largo di Lampedusa.

La Ong Sea Watch si era appellata alla Corte di Strasburgo per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco. Ed anche l’Unione europea ha chiesto in questi giorni di “trovare una soluzione”. “Facile”, ha invece attaccato il vicepremier italiano e ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Nave olandese, ong tedesca: metà immigrati ad Amsterdam, l’altra metà a Berlino. E sequestro della nave pirata. Punto”.

> L’immagine virale della rotta della Sea Watch 3, che vaga a largo di Lampedusa senza poter attraccare

La capitana della nave, Carola Rackete, in un’intervista a Repubblica si è detta pronta anche a sfidare i divieti ed entrare in porto a Lampedusa. L’arcivescovo di Torino invece, monsignor Nosiglia, ha fatto sapere che la sua diocesi “è disponibile ad accogliere senza oneri per lo Stato i migranti”. Il ministro dell’Interno gli ha risposto: “Aiuti prima gli italiani”.

Sea Watch | Ricorso respinto alla Corte di Strasburgo | Il commento degli avvocati della Ong

Sulla sentenza della Corte di Strasburgo gli avvocati della Corte europea dei diritti umani ha espresso “sconcerto”. Le misure d’urgenza per i migranti che si trovano a bordo della nave “apparivano e appaiono necessarie”, secondo i legali.

“La Corte da un lato ha scelto di non intervenire in questa situazione mettendo in dubbio, ma non espressamente negando, la responsabilità italiana in relazione a tutta la vicenda, allo stesso tempo la Corte auspica inspiegabilmente che lo Stato italiano assicuri l’assistenza necessaria a tutte le persone vulnerabili per età p stato di salute”, scrivono in una nota gli avvocati.

“Riteniamo questa decisione contraddittoria e soprattutto problematica dal punto di vista dell’effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità dell’uomo”, si legge nel comunicato.

Sea Watch | Esposto del Garante dei detenuti in Procura

Il Garante nazionale per i diritti dei detenuti ha presentato alla Procura di Roma un esposto per richiedere una verifica su “eventuali aspetti penalmente rilevanti” nell’attuale blocco della Sea Watch 3.

In una nota il Garante ha spiegato che “non può né intende intervenire su scelte politiche che esulano dalla propria stretta competenza”. “Tuttavia, è suo dovere – si legge ancora – agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Carta, e che potrebbero fare incorrere il Paese in sanzioni in sede internazionale”.

In particolare, l’Autorità ha ribadito che “le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione in trattative e confronti tra Stati. Ritiene inoltre che la situazione in essere richieda la necessità di verificare se lo Stato italiano, attraverso le sue Autorità competenti, stia integrando una violazione dei diritti delle persone trattenute a bordo della nave”.