“Saltavano sul corpo di Willy, rissa scatenata da una frase a una ragazza”: le carte sull’omicidio di Colleferro

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 9 Set. 2020 alle 17:25
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Immagine di copertina

Vanno avanti le indagini dei carabinieri per stabilire cosa è accaduto nella notte tra il 5 e il 6 settembre, a Colleferro, nella zona dei Castelli Romani vicino a Roma, dove Willy Monteiro Duarte, un ragazzo italo-capoverdiano di 21 anni, è stato ferocemente aggredito ed è morto durante il trasferimento in ospedale a seguito di una violenta rissa.

Tre delle quattro persone arrestate per l’omicidio di Willy resteranno in carcere. Il gip di Velletri ha convalidato l’arresto per concorso in omicidio preterintenzionale per i quattro accusati per la morte del giovane: i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. A quest’ultimo, che nel corso dell’interrogatorio di garanzia avrebbe detto di avere visto uno dei fratelli Bianchi colpire Willy, sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Ma cosa è successo esattamente quella sera e cosa ha scatenato la rissa che ha provocato la morte di Willy? Il quotidiano la Repubblica, dopo aver consultato i verbali degli interrogatori e ascoltato alcune fonti, ha realizzato una prima possibile ricostruzione dei fatti.

La sera del 5 settembre Francesco Belleggia parte da Artena e raggiunge Colleferro insieme a un amico. Si recano al “Duedipicche”, risto-pub nel centro del paese assai frequentato, teatro della movida locale. Quando sono all’interno del locale, vedono arrivare Mario Pincarelli in compagnia di un’altra persona. Belleggia e Pincarelli si conoscono, sono entrambi di Artena e decidono di bere insieme anche se non si definiscono amici. Nel ristorante, seduti a un tavolo separato, ci sono i due fratelli Bianchi, Marco e Gabriele, che restano in disparte e a un certo punto vanno via.

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Secondo Repubblica, Belleggia resta solo a bere insieme a Pincarelli. I due si trattengono sulle scale che portano alla piazzola del locale. Passano due ragazze e a Pincarelli sfugge un commento “abbella” rivolto a una di loro, a cui fa seguire il gesto di mandarle un bacio con la mano. Ma la ragazza non è sola, è in compagnia del fidanzato, tale Alessandro Rosati, che non apprezza il gesto e va a lamentarsi con Pincarelli. Belleggia comprende che la discussione potrebbe degenerare e va a scusarsi con Rosati anche a nome di Pincarelli. La situazione sembra risolversi ma non è così.

A quel punto interviene Federico Zurma, amico sia di Rosati, sia di Willy. Zurma ha assistito alla scena e ha bevuto un bel po’ di alcol. Inizia a prendersela con Belleggia che lo spintona e lo butta a terra. Secondo Repubblica, “Belleggia capisce di aver fatto un passo falso. Davanti a lui un ragazzo, conosciuto come “il rugbista”, gli dice: “Non ti meno solo perché hai il gesso al braccio”. Zurma si è rialzato, ora discute con una certa foga con Belleggia”.

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Qui la dinamica appare ancora poco chiara: è a questo punto che sarebbe intervenuto Willy a placare gli animi e a fare da paciere. I tre si spostano, sono nel parchetto buio davanti al locale. E Belleggia si sta scusando per lo spintone. “Non roviniamoci la serata per questa stupidata”, lo sentono dire. Sono le tre di notte. Quando il tutto sembra ormai risolto, sulla strada arriva l’auto dei fratelli Bianchi che inchioda. I due scendono e iniziano a picchiare tre ragazzi tra cui Willy.

A chiamare i fratelli Bianchi è stato Michele Cerquozzi, chiedendogli di tornare al più presto al “Duedipicche” perché c’è bisogno di loro. Cerquozzi è un ragazzi che vive alla Contrada Colubro ad Artena, vicino di casa dei Bianchi. Resta da stabilire la dinamica di quei momenti e chi abbia effettivamente sferrato il calcio fatale per il giovane Willy.

Qualche importante indizio su cosa è accaduto quando sono arrivati i fratelli Bianchi lo fornisce il testimone chiave di quella sera, Emanuele Cenciarelli. I ragazzi con i quali Federico Zurma, l’amico di Willy, stava discutendo, erano due: “uno indossava una camicia di colore bianco e aveva in viso tatuata una lacrima sotto l’occhio, nonché diversi tatuaggi su entrambe le braccia e le mani. L’altro ragazzo invece aveva un braccio ingessato”. La testimonianza viene riportata dal Corriere. Secondo Cenciarelli, “si aggiungono altri tre ragazzi”. Ma Cenciarelli riesce a ricordarne solo due: “L’uno indossava una polo di colore verde con capelli molto corti e l’altro con un vistoso tatuaggio sul collo. Per quanto io ricordi tutti ragazzi sferravano calci e pugni contro me e Willy. Ho un vivido ricordo di un paio di loro che addirittura saltavano sopra il corpo di Willy steso in terra e già inerme”.

Tutti gli approfondimenti di TPI sull’aggressione di Colleferro:

LA CRONACA – 21enne interviene per difendere un amico: massacrato a morte dal branco / LA RICOSTRUZIONE – “Vi prego basta, non respiro più, così è morto Willy / LA BIO –  “Sognava di diventare come Totti”: chi era Willy / I PROFILI – Dal culto per le arti marziali ai precedenti per spaccio: chi sono gli aggressori di Willy Monteiro

IL DETTAGLIO – Uno degli aggressori di Willy Monteiro insegnava arti marziali ai bambini / LE INTERVISTE  – “Per noi era come un figlio, sarebbe diventato un bravo chef”: parla il direttore dell’hotel dove lavorava Willy e “Ho visto il corpo di Willy a terra, mi fa ancora male. Era sempre gioioso, pacifico” / LE OPINIONI – Il vuoto politico e sociale produce i mostri inumani di Colleferro (di G.Gambino)Se a uccidere un bianco fossero stati 4 neri sarebbe scoppiato il finimondo (di G. Cavalli) Quel gesto vigliacco e codardo: infierire sul corpo di Willy quando era già in terra (di Lara Tomasetta)  /L’EDITORIALE  – A Colleferro, più che palestre e discoteche, dobbiamo riaprire i luoghi di aggregazione sociale e culturale

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