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Negazionisti del Covid, c’era anche Cassese al convegno: “Le polemiche? Il trattato di Voltaire sulla tolleranza è del 1763”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 28 Lug. 2020 alle 16:47
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Immagine di copertina
Il giudice emerito della Corte Costituzionale, Sabino Cassese. Credit: ANSA/CLAUDIO PERI

Anche il professor Sabino Cassese, tra i giuristi più eminenti del panorama italiano, ha partecipato al contestato convegno sul Coronavirus organizzato al Senato da Vittorio Sgarbi e presentato su molti media come il convegno dei “negazionisti del Covid”. Cassese, che non era presente fiscamente bensì collegato via Skype, è intervenuto per spiegare le ragioni del no alla proroga dello stato di emergenza da parte del governo.

Il convegno ha fatto molto discutere per le prese di posizione di alcuni ospiti, in particolare quelle del leader della Lega Matteo Salvini (“La mascherina? Non ce l’ho e non la indosso. Mi rifiuto di salutare col gomito, io do la mano”) e del tenore Andrea Bocelli (“Come cittadino mi sono sentito offeso e umiliato dal lockdown. Non ho conosciuto nessuno finito in terapia intensiva, quindi perché questa gravità?”).
Professore, perché ha accettato di partecipare al convegno?
Me l’aveva chiesto l’onorevole Sgarbi.
Sapeva quali sarebbero stati gli altri relatori?
Sapevo chi erano alcuni degli intervenienti.

L’evento è stato ribattezzato dalla stampa “il convegno dei negazionisti del Covid”. Non le dispiace che il suo nome venga associato a questa espressione?
Il “Trattato sulla tolleranza” è stato scritto da Voltaire nel 1763…
Nemmeno alla luce delle polemiche suscitate si è pentito di aver partecipato?
Mi è stata lasciata ampia libertà di parola. Non ho potuto, purtroppo, ascoltare gli interventi, perché non ero presente ma collegato via Skype, e perché avevo un altro impegno.

Bocelli ha detto di essersi sentito offeso come cittadino dal lockdown. Anche lei si è sentito offeso? Crede che le restrizioni siano state eccessive?
Che il periodo di clausura abbia posto limiti a molte libertà non vi è dubbio. Che molti di tali limiti – ad esempio, quello alla libertà di culto o quelli disposti dal decreto legge numero 6, poi abrogato – siano stati disposti in modo sproporzionato e irragionevole l’ho detto e scritto più volte. Che le compressioni delle libertà siano state disposte per un fine ulteriore e apprezzabile, quello di tutelare la salute, mi pare altrettanto sicuro.

Salvini ha rivendicato di non indossare la mascherina e di salutare le persone stringendo la mano. Che ne pensa? E lei come si comporta?
Evito di dare la mano – in molti Paesi del mondo ci si saluta in altro modo, perché non farlo in Italia? – e indosso la mascherina quando è necessario. Consiglio a tutti di fare altrettanto per motivi di profilassi.

Il suo contributo ha riguardato nello specifico la probabile proroga dello stato di emergenza. Lei è notoriamente contrario.
La proroga sarebbe la dichiarazione ufficiale di uno stato di fatto che non c’è. La motivazione che è stata data – per comprare i banchi monoposto e le mascherine per le scuole – è risibile, perché vi sono molti strumenti e procedure per fare appalti urgenti. In generale, agli strumenti eccezionali si deve fare ricorso per periodi limitati e con limiti analiticamente dettati da apposito atto normativo primario, come è stato stabilito dalla Corte costituzionale in molte sentenze, da oltre cinquant’anni.

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