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Pagato un riscatto per Silvia Romano? Cosa sappiamo finora

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 11 Mag. 2020 alle 11:33 Aggiornato il 11 Mag. 2020 alle 12:08
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Immagine di copertina

Silvia Romano, la volontaria rapita il 20 novembre del 2018 è stata liberata sabato 9 maggio 2020. Oggi Silvia è in Italia e sta bene, prima di essere liberata è stata detenuta in un grande centro abitato della Somalia, 1.300 chilometri più lontano da dove era stata rapita.

Per liberarla è stata necessaria una trattativa durata almeno tre mesi, e che ha trovato epilogo nella notte tra l’8 e il 9 maggio. A condurre le operazioni è stata l’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, ma un ruolo decisivo lo hanno giocato anche i servizi segreti turchi e somali. L’inizio della vicenda risale a gennaio del 2020, quando la cooperante appare in un filmato. Come riporta il Corriere della Sera, è questa la prova che gli 007 cercavano: Silvia è viva e si può dare inizio alla trattativa per cercare di riportarla a casa. Una trattativa che si rivelerà lunga e faticosa. E che si conclude – secondo le indiscrezioni trapelate finora – col pagamento di un riscatto in una zona a circa 30 chilometri da Mogadiscio, dove la ragazza viene consegnata alle autorità italiane da alcuni emissari dei sequestratori.

Riscatto Silvia Romano: le trattative

Il Corriere della Sera scrive che, dopo aver avuto la certezza che Silvia Romano fosse in vita, l’intelligence ha dato il “via libera all’ultima fase della trattativa” e all’autorizzazione del “pagamento del riscatto”. Secondo la ricostruzione della liberazione fatta dal quotidiano, intorno al 23 aprile arriva quella che viene considerata la prova in vita determinante. Quando “diplomazia e intelligence, coordinati dal direttore dell’Aise Luciano Carta, capiscono che il canale aperto per arrivare al gruppo fondamentalista di Al Shabab è buono”, spiega il Corriere, “si procede, consapevoli che più passa il tempo più sale il prezzo del riscatto”. Il pagamento per la liberazione, dunque, viene dato per certo.

“Gli emissari del gruppo”, aggiunge il Corriere, “fissano il prezzo finale, dopo i soldi versati per pagare i vari contatti. Per avere un’idea, nel 2012 la liberazione di un ostaggio inglese costò al suo paese l’equivalente di 1 milione e 200mila euro. Il problema non è il denaro da versare, ma avere la certezza di trattare con le persone giuste. Ecco perché ci si coordina con somali e turchi”. Infine lo scambio, a 30 chilometri da Mogadiscio, in una zona poco sicura, in uno scenario che fa registrare esplosioni di mortaio nello stesso territorio e una pericolosa alluvione. “L’incontro è fissato per venerdì sera – scrive il Corriere -, è già notte quando Silvia arriva accompagnata dagli emissari dei sequestratori”.

Secondo il Messaggero, “i terroristi di Al Shabaab sembrano avere un progetto ambizioso: chiedono 10 milioni in cambio di più ostaggi che sarebbero in loro possesso. Sull’autenticità della richiesta, però, non ci sono conferme, tanto che sarà la stessa Silvia a dire al magistrato: ‘Sono sempre stata tenuta da sola’. A fine aprile i contatti sono ristabiliti: questa volta i carcerieri chiedono un paio di milioni in cambio della liberazione della ragazza. Forse l’accordo viene trovato su un milione e mezzo”

Riscatto Silvia Romano: pagato o no?

Di riscatto, finora non confermato ma neppure smentito dall’intelligence italiana, parlano oggi molti quotidiani nelle loro ricostruzioni e anche molti politici.

Matteo Salvini sulla liberazione di Silvia Romano la pensa così: “Greta e Vanessa, una volta liberate dissero subito: ‘noi torneremo là’…Credo che fosse il caso di pensarci un po’…È chiaro che nulla accade gratis ma non è il momento di chiedere chi ha pagato cosa. Io ho visto come lavorano le nostre forze dell’ordine e porto enorme rispetto verso chi corre rischi, penso a agente Apicella. Prima di fare cose che mettono a rischio la vita di donne e uomini delle forze dell’ordine, in Italia e all’estero, pensarci cento volte”.

“Il ministro PD De Micheli esulta per la liberazione della volontaria Silvia Romano. Ricordo che l’Italia e Giggino Di Maio non hanno fatto nessun lavoro di intelligence, ma hanno semplicemente piegato la testa e pagato 4 milioni di euro per il suo riscatto, soldi che andranno a finanziare il terrorismo islamico”, ha scritto in un post di Facebook il consigliere provinciale della Lega alla Spezia Alessandro Rosson, pubblicando l’immagine della giovane liberata, con il simbolo del PD, come è apparsa su alcuni social dei Dem. L’ex Fratelli d’Italia, avvocato, ha così provocato un coro di reazioni tra i suoi ‘follower’. “Usa, Russia, Inghilterra, Cina non pagano riscatti – argomenta Rosson nel post – che piccolo Paese siamo diventati o forse faceva comodo in questo periodo di difficoltà del Governo, che non riesce a mettere neanche poche centinaia di euro nelle tasche degli italiani pagarsi un pò di pubblicità?”.

Riscatto Silvia Romano: a quanto ammonta?

Ma se è un pagamento c’è stato, a quanto ammonta? Anche qui le versioni sono molteplici. Secondo fonti del Giornale, per il riscatto di Silvia Romano c’è stato un esborso di 4 milioni di euro; cifra non ancora confermata, ma che è bastata per suscitare diverse polemiche sui social network da parte di coloro che avrebbero preferito che lo Stato italiano lasciasse sola al proprio destino una giovane connazionale di 25 anni.

Fonti somale dell’AdnKronos parlano, invece, di un riscatto di 1,5 milioni di euro. Silvia Romano sarebbe stata accompagnata fuori dalla zona controllata dai fondamentalisti di Al Shabad fino a una strada principale dove ci sono anche dei check-point. A portarcela sarebbero stati, presumibilmente, dei “mediatori” non appartenenti al gruppo terroristico, e da lì portata al compound dell’Onu.

Di riscatto parla anche il Fatto Quotidiano, secondo il quale il gruppo jihadista ha consegnato Silvia a un contatto locale individuato dai nostri 007, e venerdì notte, “in un territorio impervio e fangoso, è avvenuto lo scambio: il rilascio dopo il pagamento di un riscatto”. La Repubblica riporta qualche particolare in più. Una fonte, infatti, spiega al quotidiano che “i rapitori avevano tutto l’interesse” a far stare bene Silvia Romano perché “l’unico loro obiettivo era intascare più denaro possibile”. E “sembra certo – scrive Repubblica -, seppure non arriva alcuna conferma ufficiale, che per la sua liberazione sia stato pagato almeno un riscatto, visto che la ragazza è passata per non meno di tre covi e nelle mani di molti sequestratori”.

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