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“Lockdown? Misura di cieca disperazione”: così Walter Ricciardi ad aprile commentava le misure restrittive adottate dal governo italiano

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 6 Ott. 2020 alle 21:35
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Covid, Ricciardi ad aprile scriveva: “Lockdown misura di cieca disperazione”

Il lockdown adottato in Italia per contrastare l’epidemia di Covid è una “misura di cieca disperazione”: lo affermava Walter Ricciardi, consulente del ministero della Sanità per l’emergenza Coronavirus, in una nota scritta ad aprile. La considerazione di Ricciardi, datata 2 aprile 2020 e contenuta in un articolo, è stata citata in un rapporto pubblicato dall’Oms il 13 maggio 2020, poi sparito nelle successive 24 ore dal sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il testo che contiene le parole del medico italiano, e che è stato divulgato dal Comitato dei familiari delle vittime, si intitola “Quello che gli altri Paesi possono imparare dall’Italia durante la pandemia” e annovera anche le considerazioni di altri due studiosi, Stefano Boccia e John P.A. Iannidis.

“I Paesi con un’aggressiva politica di tracciamento dei contagi e con ampie possibilità di effettuare test di laboratorio (per esempio Taiwan e Corea del Sud) sembrano offrire esempi di successo del contenimento del virus. In confronto a loro, in Italia sia il tracciamento che i test di laboratorio sono molto limitati e alla fine si è dovuto ricorrere al lockdown, misura di cieca disperazione” si legge nell’articolo.

In un passaggio precedente, invece, i tre autori affermano che “è difficile predire gli effetti delle decisioni come il lockdown sull’andamento della pandemia. Per esempio, non si sa se l’attuazione di un lockdown conduca a una situazione in cui molte persone possono infettare gli altri e potrebbe portare le persone a passare più tempo in stretto contatto con gli anziani e con coloro che sono più vulnerabili. Allo stesso modo, non è dato sapere se una nuova ondata epidemica possa riemergere quando vengano rimosse le misure di isolamento. Ci sono anche domande senza risposta sul fatto che lo stress e il panico di una crisi pubblica che porta a gravi disordini e all’isolamento possano avere aumentato la vulnerabilità degli anziani e delle persone fragili rispetto a un virus respiratorio”.

La nota è stata commentata da Consuelo Locati, legale del Comitato ‘Noi Denunceremo’ che ha presentato decine di denunce contro governo e regione Lombardia, il quale ha affermato: “Mi stupiscono le dichiarazioni sul fatto che si ritenga il lockdown una misura estrema proprio a fronte e in conseguenza di come è stata gestita la parte sanitaria relativa al tracciamento dei tamponi. Invero, tale dichiarazione può essere considerata ed interpretata come atto di ‘accusa’, segnatamente individuando e attribuendo responsabilità a chi aveva l’obbligo normativo di intervenire e gestire il tracciamento e prima ancora il reperimento di reagenti per effettuare i tamponi sui cittadini. È lapalissiano che il contenimento del virus passi e possa essere attuato attraverso il tracciamento a tappeto e nelle regioni ove ciò è stato attuato i casi d Covid si sono ridotti e/o contenuti nell’immediato”.

Locali poi ricorda che “nel verbale del CTS del 04 marzo 2020 le carenze del sistema emergono, come emergono le carenze di comunicazione e di attivazione della catena di comando, laddove, in particolare, si evidenziano criticità nel passaggio delle informazioni dal livello regionale a quello centrale-governativo, ma, dato ancora più importante, si dichiara l’assenza di un piano pandemico e si dichiara che la risposta all’emergenza sanitaria pandemica viene approntata di fatto day by day”.

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