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Coronavirus, il virologo Caruso: “Serio rischio lockdown al Sud Italia”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 6 Ott. 2020 alle 09:43 Aggiornato il 6 Ott. 2020 alle 11:23
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Coronavirus, il virologo Caruso: “Serio rischio lockdown in Sud Italia”

“Al Sud il Coronavirus ha circolato poco in passato, ci sono le praterie, molti anziani e un sistema sanitario debole: esiste un vero rischio lockdown, in particolare in Campania. Al Nord non si può certo parlare di immunità di gregge, ma al momento c’è più resistenza”. Non ha dubbi Arnaldo Caruso, professore ordinario all’università di Brescia e presidente della Società italiana di virologia, su quale parte dell’Italia rischi di più per questa seconda ondata di contagi da Covid-19. In un’intervista rilasciata a La Stampa, Caruso non nasconde la preoccupazione per i prossimi mesi, visto che nelle ultime settimane i nuovi contagi, i morti e i ricoveri in terapia intensiva stanno crescendo in modo costante. “I contagi – spiega il professore – crescono in modo lento, ma progressivo. Non c’è la gravità del passato perché l’età media dei malati è più bassa, però quando il virus colpisce persone fragili e anziane fa ancora male”.

Su cosa succederà in inverno, Caruso lascia trapelare un po’ di speranza: “Se la curva continua così, senza arrivare ai numeri francesi, il sistema sanitario può reggere. Per questo bisogna stare tutti molto attenti in questa fase, limitare la vita sociale al necessario e avere cura dei soggetti deboli”. Tuttavia, afferma ancora il virologo, i numeri francesi (oltre 10mila contagi ogni giorno) non sono poi così irraggiungibili: “Il virus sta dimostrando la sua stagionalità con un picco che potrebbe andare da novembre a marzo come l’anno scorso. Bisogna prepararsi altrimenti le disattenzioni si pagano. La diffusione per via aerea è difficilmente controllabile e la vita al chiuso, indeboliti dal freddo, non può che peggiorare la situazione. Basta togliere la mascherina, avvicinarsi troppo o incontrare un superdiffusore”.

Come si stanno preparando, dunque, gli ospedali? L’obiettivo principale è evitare gli errori del passato, quando i contagiati venivano fatti entrare in reparti non-Covid o nelle Rsa. “I pronto soccorso – dice Caruso – si stanno riempiendo e la guardia va tenuta alta. Velocizziamo i processi dei tamponi e già ora ne facciamo più che a marzo e aprile”. Il professore, inoltre, si dice favorevole all’obbligatorietà della mascherina anche all’aperto: “Bisogna metterle in tutta Italia per strada e soprattutto nei luoghi chiusi, come gli uffici, i locali e in casa con gli anziani. Il coprifuoco? Il virus non ha orari e gli assembramenti non avvengono solo dopo le 23. Bisogna imporre la mascherina al chiuso con disinfettanti, distanze e soprattutto controlli severi. E i locali senza gli spazi necessari, purtroppo, in questa fase devono chiudere”.

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