“Con la riapertura totale, picco di 151mila malati in terapia intensiva”: il report del comitato tecnico scientifico

Il report del comitato tecnico scientifico della protezione civile: in una tabella i rischi collegati alla ripartenza di ogni singola attività

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 28 Apr. 2020 alle 18:13 Aggiornato il 28 Apr. 2020 alle 18:57
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Credit: Ansa foto

“Con riapertura totale, picco di 151mila malati in terapia intensiva”: il report

Scuole chiuse fino a settembre e lockdown stringente anche per la fase 2: le misure annunciate dal premier Conte nella serata di domenica 26 aprile hanno fatto molto discutere. Ma dietro la severità di tali decisioni esistono motivazioni più che ragionate. Ne danno contezza i numeri presentati dal Comitato tecnico scientifico della Protezione civile che ha supportato Giuseppe Conte nelle scelte riguardo alle riaperture.

Il documento degli esperti, che si conclude con le indicazioni poi quasi tutte rispettate da Conte, contiene tra l’altro una simulazione che prende in considerazione il cambiamento dell’indice di riproduzione dell’epidemia, cioè la sua capacità di diffondersi, e di conseguenza l’impegno delle terapie intensive a seconda di vari scenari di riapertura. Tutti i dati di occupazione dei letti sono il risultato di un calcolo operato rispetto ad un range piuttosto ampio.

Tutto aperto: lo scenario dei contagi

“Aprire scuole, uffici, bar, ristoranti, negozi, fabbriche e tutte le attività lavorative si tradurrebbe in 430mila persone ricoverate in terapia intensiva con un picco di 151mila l’8 giugno. La sola chiusura delle scuole, mantenendo il resto attivo, farebbe scendere il picco a 110mila (l’8 agosto) con un totale per tutto il 2020 di 397mila casi da rianimazione”, si legge sul documento. Un bilancio insostenibile per il servizio sanitario nazionale. Ecco perché i tecnici hanno detto no a qualunque ipotesi di far ripartire le scuole.

Tutto aperto e scuole chiuse: il secondo scenario dei contagi

Riaprendo tutto, ma tenendo le scuole chiuse, a giugno i numeri dei posti letto necessari nelle terapie intensive scenderebbero a 109.970, quasi un terzo in meno rispetto allo scenario degli studenti sui banchi, per arrivare a fine anno a 397.472: comunque numeri impensabili per il nostro sistema sanitario nazionale.

Gli esperti del Comitato hanno redatto una tabella in cui si evidenziano i rischi collegati alla ripartenza di ogni singola attività. “La riapertura dei settori manifatturiero, edile, commercio e ristorazione – scrivono i tecnici – avrebbe un impatto minimale sulla trasmissibilità dell’infezione. Tuttavia, mentre per il settore edile e manifatturiero questo scenario può considerarsi realistico, per il settore commerciale e di ristorazione un aumento di contatti in comunità è da considerarsi un’inevitabile conseguenza dell’apertura di tali settori al pubblico, e può potenzialmente innescare nuove epidemie”.

Sulle scuole il comitato scrive: “Riaprire le scuole innescherebbe una nuova e rapida crescita epidemia di Covid-19. In particolare, la sola riapertura delle scuole potrebbe portare allo sforamento del numero di posti letto in terapia intensiva attualmente disponibili a livello nazionale”.

La scelta di tenere chiusi bar e ristoranti, invece,  è dovuta al fatto che – come scrivono i tecnici – “essendo le stime attuali di R0 comprese nel range di valori tra R0=0.5 e R0=0.7, ed essendo evidente dalle simulazioni che se R0 fosse anche di poco superiore a 1 (ad esempio nel range 1.05-1.25) l’impatto sul sistema sanitario sarebbe notevole, è evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto”.

Lo scenario più attendibile

Lo scenario più simile a quello che succederà da lunedì prossimo è il numero 14. Con il settore manifatturiero e quello edile che ripartono al 100 per cento, le scuole chiuse, lo smart working e i trasporti al 10 per cento, l’indice di riproduzione resta ben sotto l’1 (cioè allo 0,69) e soprattutto le terapie intensive sono molto meno impegnate. Si prevedono infatti 144 casi per il picco e un totale di 411 da qui alla fine dell’anno. Come noto non si resterà in questa situazione a lungo, perché dopo due settimane, se tutto va bene, ci saranno altre aperture. Quella dei negozi, stando sempre alla tabella del comitato tecnico scientifico non dovrebbe incidere moltissimo, come quella della ristorazione.

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