Coronavirus, il premier Conte sulla fase 2: “Rifarei tutto, rischiamo ricaduta che sarebbe fatale”

Il presidente del Consiglio respinge le accuse e spiega come si procederà da qui in futuro per evitare una ricaduta che questa volta potrebbe essere "irreversibile"

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 28 Apr. 2020 alle 09:13 Aggiornato il 28 Apr. 2020 alle 11:08
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Coronavirus, Conte sulla fase 2: “Rifarei tutto, rischiamo ricaduta che sarebbe fatale”

Accusato di essere stato troppo “timido” sulle decisioni da prendere in vista della fase 2, quella della convivenza con il Coronavirus, il premier Giuseppe Conte ha risposto ai suoi detrattori attraverso in un’intervista a La Stampa in cui ha dichiarato che rifarebbe tutto. “Non sono pentito. Io ho una grande responsabilità nei confronti del Paese. Non posso permettermi di seguire il sentiment dell’opinione pubblica che pure comprendo nelle proprie emozioni. La bussola che guida l’azione e le scelte del governo sono le valutazioni che hanno e devono continuare ad avere una base scientifica. È mio dovere attenermi a questa” ha dichiarato il presidente del Consiglio che nella giornata di lunedì 27 aprile si è recato per la prima dall’inizio dell’epidemia in Lombardia, nelle zone più colpite dal Covid-19.

“C’è una certa rigidità del comitato tecnico-scientifico, ma se c’è è sulla base della letteratura scientifica sui contagi che loro hanno a disposizione” ha poi aggiunto Conte. “Capisco il sentimento di frustrazione e di contrarietà. Ma per capire la situazione che stiamo vivendo mi attengo a un esempio e a un semplice calcolo che riguarda la vita di tutti noi. Se un paziente solo, il famoso paziente uno, è riuscito a far esplodere un focolaio e a scatenare un contagio tale da obbligarci a chiudere l’intera Italia, riuscite a immaginare cosa potrebbe succedere con 100 mila casi positivi, quali sono quelli attualmente accertati? Senza contare che in questo momento sicuramente ci sono anche positivi non accertati”.

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“L’indice del contagio R0 – sottolinea Conte – adesso è sotto l’uno. Se tornasse a 2 vorrebbe dire in pochissimo tempo 200mila contagiati, poi 400mila, poi 800mila, poi 1 milione e seicentomila e così via. La curva diventerebbe esponenziale. Con il tasso di letalità che c’è, sarebbe imperdonabile. Abbiamo l’obbligo di tenerla sotto controllo in tutti i modi. Adesso tutto ci sembra più semplice perché siamo chiusi in casa. Ma basterebbe pochissimo per perdere il controllo della situazione. Soltanto che questa volta precipiteremmo in una condizione ben peggiore e forse irreversibile. Ecco perché sono convinto, convintissimo, che sia meglio procedere sulla base di un piano ben programmato, per minimizzare al massimo il rischio di una ricaduta che sarebbe fatale”.

Sull’ormai famigerato incontro con i congiunti, permesso dal 4 maggio, Conte dichiara: “Ai cittadini abbiamo voluto allentare un po’, per andare incontro ai desideri comuni, evitando però una sensazione di liberi tutti e di trasformare la ritrovata libertà in un diffusore del contagio anche tra i familiari e gli amici. Anche per questo abbiamo mantenuto l’autocertificazione, con specifiche motivazioni”. Per quanto riguarda il futuro, il premier dice che “Proseguiremo per step, pronti a correzioni se vedremo la curva rialzarsi. Ricorreremo a nuove zone rosse se necessario per evitare il rischio di una ricaduta che sarebbe fatale”. Sulla riapertura delle Chiese, probabilmente fissata per il 10 maggio, Conte precisa: “Con la Cei lavoreremo per concordare uno specifico protocollo di sicurezza, in modo da garantire a tutti i cittadini che parteciperanno a celebrazioni liturgiche condizioni di massima protezione questo anche per tutelare i parroci e i celebranti contro il rischio che si diffonda il contagio tra i fedeli”.

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