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Omicidio Willy, il padre di Mario Pincarelli: “Mio figlio è un ragazzo per bene, ma quando beve non capisce più nulla”

Parla Stefano Pincarelli, 57anni, genitore di Mario, uno dei ragazzi accusati di aver ucciso Willy Monteiro a Colleferro: "Mio figlio non è un attaccabrighe. Con amici sempre fumati e bevuti, non si è accorto di nulla. I Bianchi sono bravi ragazzi, mi chiamano zio. Da quel giorno mia moglie entra ed esce dall'ospedale. Non fa che ripetere che le è morto un figlio, ma non parla di Mario. Parla di Willy"

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 11 Set. 2020 alle 13:15
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Immagine di copertina
Mario Pincarelli e Willy

Omicidio Colleferro: “Mario ha preso le parti di Belleggia, che poi ha cantato”

“Mario è un ragazzo affettuoso, quando vede qualcuno in difficoltà deve difenderlo, è fatto così. Ed è per questo che è successo tutto. Quel sabato sera è uscito, è tornato a casa intorno alle 4,30 di domenica. Io ero sveglio, mi ha salutato e mi ha detto che sarebbe andato a dormire da alcune amiche. Ma un genitore come sa dove va un figlio o cosa fa? È stato un mio amico a dirmi, poco più tardi, cosa era successo. Mia moglie non sapeva nulla”. Stefano Pincarelli, il padre di Mario, il 21enne accusato insieme ai fratelli Marco e Gabriele Bianchi di omicidio preterintenzionale in concorso per la morte del suo coetaneo Willy Monteiro Duarte, in un’intervista all’Adnkronos commenta l’arresto del figlio.

“Non è un attaccabrighe, ma gli prende una cosa dentro quando vede qualcuno in difficoltà e deve intervenire”, dice il 57enne del figlio. E ancora: “Mario è un ragazzo perbene, generoso, ma la sera quando esce beve e non capisce più niente. Anche i Bianchi (Marco e Gabriele, ndr), io li conosco da quando sono piccoli, mi chiamano zio. Sono bravissimi ragazzi, sono andato a casa loro poco prima che succedesse il fatto. Ma si sa, quando escono esagerano con l’alcol”.

Stefano Pincarelli racconta anche che la moglie “oggi è chiusa a casa che guarda il soffitto con gli occhi sbarrati. Non fa che ripetere che le è morto un figlio, ma non parla di Mario. Parla di Willy. Per noi è come se avessero ucciso nostro figlio – aggiunge sempre all’Adnkronos – Questa storia ci ha devastato. Io ho una figlia di 30 anni – racconta ancora il padre di Mario, in zona conosciuto come Pellico – nata da un precedente matrimonio, ma per mia moglie Fernanda, Mario è l’unico. È una donna devastata, da quando è successo quello che è successo l’ambulanza è venuta qui a casa quattro volte. Fa avanti e indietro dall’ospedale, soffriva già di depressione e attacchi di panico, oggi non vive più. Sono state scritte tante sciocchezze su Mario, compresa quella che praticasse sport da combattimento: ha fatto un anno di Karate quando aveva 7 anni e non ha più fatto nulla. Ha studiato al Cannizzaro di Colleferro, poi non gli piaceva e si è messo a lavorare con i ponteggi. E bravissimo, col suo stipendio ci dava pure una mano a casa visto che lavoro solo io come piastrellista quando mi chiamano”.

Mario è incensurato, dice il padre. “Ha avuto quel problema tempo fa con un vigile urbano che aveva rimproverato un ragazzo che non aveva la mascherina, gli ha fatto un gesto per invitarlo a lasciar perdere, gli ha detto di andarsene a quel paese e il vigile gli ha dato un calcio nel sedere. Poi una volta lo hanno trovato con l’erba, ma niente di che. Adesso quanti anni lo terranno in carcere? Con sta storia si è rovinato. Hanno cominciato la rissa, lui ha preso le parti di Belleggia, quello che ha cantato – racconta – si è preso le sue responsabilità Mario, quando lo hanno chiamato i carabinieri non sapeva che quel ragazzo era morto, ha detto subito cosa era successo, non si è nascosto”.

L’uomo racconta alla giornalista Silvia Mancinelli i suoi trascorsi con la giustizia e mostra anche i tatuaggi che ha sul corpo. “Questo è di Belen – dice Stefano Pincarelli indicando il bacio sul collo – mi sono fatto lasciare l’impronta su un fazzoletto una sera di tanti anni fa, quando l’ho incontrata in un locale a Ostia insieme a Corona”. E aggiunge: “Da ragazzo ho avuto anche io qualche problema ma poi quando mi sono fatto una famiglia basta. Oggi ho 57 anni, è tutto alle spalle. Ma Mario non c’entra con i miei problemi”.

“Mario è stato coinvolto nella rissa con Belleggia (Francesco, ora ai domiciliari nella sua casa di Artena, ndr) e se ne stavano andando, era finito tutto. Due ragazzi che erano lì hanno chiamato i Bianchi chiedendogli di intervenire. Se non avessero fatto quella telefonata tutto questo non sarebbe successo“.

“Mario nemmeno se n’era accorto che quel ragazzo fosse morto – aggiunge il padre – quella notte è tornato a casa ma non ci si capisce niente. Stanno sempre bevuti, fumati quando rientrano. Ma stava bene, pulito, preciso quella notte. Lo ha accompagnato a casa un amico che oggi è andato a testimoniare, non è tornato coi Bianchi”.

Se si fosse reso conto di quanto era successo non si sarebbe costituito coi carabinieri – assicura Stefano Pincarelli – Era rimasto agli schiaffi, alla rissa, ma del ragazzo per terra non se ne parlava. I testimoni lo diranno. Lui quella sera urlava agli altri di smetterla. Quando fai la scazzottata poi finisce lì, Mario non è uno sanguinario che insiste. Solo si fa rispettare, sa il fatto suo”.

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Tutti gli approfondimenti di TPI sull’aggressione di Colleferro: 1. LA CRONACA: 21enne interviene per difendere un amico: massacrato a morte dal branco / 2. LA RICOSTRUZIONE: “Vi prego basta, non respiro più, così è morto Willy / 3. LA BIO: “Sognava di diventare come Totti”: chi era Willy / 4. I PROFILI: Dal culto per le arti marziali ai precedenti per spaccio: chi sono gli aggressori di Willy Monteiro / 5. LE INDAGINI: Colleferro, tre arrestati restano in carcere: Belleggia va ai domiciliari

6. Caso Willy, meno male che non lo avevate nemmeno toccato: l’autopsia rivela lesioni multiple sul suo corpo / 7. IL DETTAGLIO: Uno degli aggressori di Willy Monteiro insegnava arti marziali ai bambini / 8. LE OPINIONI: Willy ha pagato lo scotto più atroce, ma la sua morte può cambiare la percezione del razzismo in Italia (di G. Cavalli) / 9. Quel gesto vigliacco e codardo: infierire sul corpo di Willy quando era già in terra (di Lara Tomasetta) / 10. LA TESTIMONIANZA: “Per noi era come un figlio, sarebbe diventato un bravo chef”: parla il direttore dell’hotel dove lavorava Willy

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