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Home » Cronaca

Single e felici di esserlo: “Perché abbiamo scelto di restare soli”

Immagine di copertina
Credit: Freepick

Giulia ha capito che essere in coppia non rappresenta un traguardo. Paolo non rinuncerebbe mai alla sua libertà. Sara ora mette se stessa al primo posto. Storie di uomini e donne single per scelta

In un’Italia che invecchia e in cui si fanno pochi figli, vivere soli è una realtà ormai sempre più diffusa. Nel 2025, secondo l’Istat, nel nostro Paese c’erano 9,9 milioni di persone che vivevano sole, pari a quasi il 37,1% delle famiglie. Cinquant’anni prima erano poco più di 2 milioni. Il 46,5% del totale delle persone sole ha oltre 65 anni, percentuale che nel 2043 dovrebbe salire quasi al 58%: fra diciotto anni si prevede che saranno 10,7 milioni i connazionali che vivranno soli (pari quasi al 40% delle famiglie).

Ma vivere soli non significa necessariamente essere soli. E soprattutto non sempre è una condizione subita. Accanto a chi arriva alla “singletudine” dopo una separazione, un lutto o un cambiamento della propria vita, c’è anche chi sceglie consapevolmente di non costruire legami di coppia, mettendo al primo posto autonomia, realizzazione personale e libertà individuale.

C’è chi preferisce concentrarsi sulla propria carriera o sui propri progetti, chi per studio o lavoro si trova a cambiare spesso città e abitudini, chi semplicemente non considera la coppia l’unico modello possibile di realizzazione. La cosiddetta singletudine, dunque, come un valore da rivendicare, contro lo stereotipo per cui questa condizione viene erroneamente associata all’idea di solitudine, fallimento o delusione. Non una fuga dalle relazioni, ma la convinzione che una vita possa essere piena anche senza un partner, come raccontano queste testimonianze che abbiamo raccolto (i nomi sono di fantasia).

Giulia, 25 anni
Quando Giulia è partita dalla sua città per frequentare l’università lontano da casa, tutti le dicevano che prima o poi avrebbe trovato qualcuno. Come se il vero obiettivo del trasferimento, della crescita e dell’indipendenza fosse comunque arrivare a una relazione. Il cambiamento è arrivato quando ha smesso di vivere la sua situazione come una mancanza. «Ho capito che stavo cercando qualcuno non perché lo desiderassi davvero, ma perché avevo paura di essere diversa dagli altri. Vedevo le mie amiche fidanzate e mi chiedevo se ci fosse qualcosa di sbagliato in me». Poi è arrivata una nuova consapevolezza. «Ho imparato a organizzare le mie giornate, a prendere decisioni da sola, a fare cose che prima non avrei mai fatto senza qualcuno accanto. Ho iniziato a conoscermi di più e a volermi bene». Oggi Giulia non chiude la porta all’amore, ma non lo considera più un traguardo da raggiungere a tutti i costi. «Se arriverà una persona sarò felice, ma non sto aspettando qualcuno per iniziare a vivere. La mia vita non è in pausa».

Elena, 42 anni
Elena ha una carriera costruita negli anni, una vita che sente sua e una rete di amicizie importanti. Non ha figli e non è alla ricerca di una relazione a tutti i costi. «Per anni ho ricevuto le stesse domande: “Ma non ti senti sola?”, “Non vorresti una famiglia?”. Mi sono resa conto che spesso la società confonde la solitudine con l’assenza di un partner. Ma sono due cose completamente diverse. Puoi essere single e avere una vita pienissima, così come puoi essere in coppia e sentirti profondamente solo». La sua scelta di non avere figli non nasce da una rinuncia. «Non ho detto no alla famiglia. Ho detto sì a un’idea diversa di vita. Ho relazioni profonde, persone che amo, progetti, passioni. La mia esistenza non vale meno perché non segue un percorso prestabilito». Anche l’amore, per Elena, ha cambiato significato. «Un tempo pensavo che trovare qualcuno fosse necessario per sentirmi completa. Oggi penso il contrario: devi sentirti completa anche da sola, altrimenti rischi di cercare una persona solo per riempire un vuoto».

Paolo, 47 anni
Paolo ha avuto storie importanti, ma da qualche anno vive da solo per scelta. Una decisione maturata lentamente, dopo essersi reso conto che molte delle sue relazioni erano nate più dalla paura del vuoto che da un desiderio autentico. «Per anni ho pensato che la vita da single fosse qualcosa che capitava agli altri. Una fase sfortunata, un periodo da superare. Quando sei single dopo una certa età sembra che tutti vogliano sapere cosa sia successo. Come se dovesse esserci per forza una spiegazione: una separazione, una delusione, un problema». Con il tempo ha imparato ad apprezzare una dimensione diversa. «Mi piace decidere come passare il mio tempo. Mi piace svegliarmi la domenica mattina senza programmi obbligati, organizzare un viaggio perché lo voglio io, dedicarmi alle mie passioni. Ho scelto di stare bene da solo perché credo che una relazione debba essere un incontro tra due persone libere, non un bisogno».

Sara, 58 anni
Sara ha passato gran parte della sua vita pensando prima alle esigenze degli altri. Poi ha scelto di dedicare tempo a sé stessa. «All’inizio tutti mi chiedevano quando avrei trovato un’altra persona. Per la prima volta dopo tanti anni ho iniziato a chiedermi cosa volessi davvero. Non cosa gli altri si aspettassero da me». Ha ripreso vecchie passioni, ha viaggiato, ha costruito nuove amicizie. «Mi sono accorta che avevo accantonato tante parti di me. Essere single mi ha dato lo spazio e il tempo per ritrovarle».

Marco, 53 anni
Quando il suo matrimonio è finito dopo oltre vent’anni, Marco pensava che la cosa più importante fosse ricominciare subito una relazione. Poi ha capito che aveva bisogno di un altro tipo di ripartenza. «All’inizio avevo paura del silenzio. Ero abituato a una quotidianità condivisa. Mi sembrava quasi che vivere da solo significasse aver perso qualcosa». Col tempo ha cambiato prospettiva. «Ho capito che non dovevo sostituire una persona con un’altra. Dovevo prima ritrovare me stesso. Oggi non vedo più la mia situazione come una sconfitta. Ho imparato che si può essere soli senza essere isolati».

Anna, 76 anni
Per quasi cinquant’anni Anna ha condiviso la sua vita con la stessa persona. Quando suo marito è venuto a mancare, il dolore non è stato solo quello legato all’assenza della persona amata, ma anche il cambiamento improvviso della propria quotidianità. «La prima cosa che ho dovuto imparare è stata stare dentro una casa silenziosa. Per una vita c’era sempre qualcuno con cui parlare, con cui prendere decisioni, anche le più semplici. All’improvviso dovevo ricominciare a pensare tutto da sola». Con il tempo Anna ha costruito un nuovo equilibrio. Ha ripreso vecchie amicizie, frequenta un gruppo di lettura e dedica parte del suo tempo al volontariato. «Ho scoperto una parte di me che forse avevo trascurato. Per tanti anni sono stata moglie, madre, punto di riferimento per gli altri. Ho avuto un grande amore e porto quella storia dentro di me. Ma si può essere felici anche imparando ad abitare una nuova fase della propria vita. Non ho scelto la perdita, ma ho scelto di non fermarmi davanti al dolore». Storie, età e percorsi diversi. Ma un punto in comune: la consapevolezza che essere single non significa necessariamente essere soli e che una vita piena può essere vissuta anche senza aver trovato la mitologica altra metà della mela.

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