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Omicidio Sacchi, tutti i dubbi ancora aperti sul caso del personal trainer ucciso

Di chi sono e da dove provengono i 70mila euro destinati all'acquisto di 15kg di droga? Anastasiya sta coprendo qualcuno? Perché i due fidanzati erano soli all'arrivo dei due pusher Pirino e Del Grosso?

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 5 Dic. 2019 alle 12:01 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:20
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Immagine di copertina

Omicidio Sacchi, tutti i dubbi ancora aperti sul caso del personal trainer ucciso

Continuano a rimanere una serie di ombre sul caso dell’omicidio di Luca Sacchi, il personal trainer ucciso a Roma la notte del 23 ottobre a Roma di fronte a un pub del quartiere Appio Latino.

Ieri è stata interrogata dal gip di Roma Costantino De Robbio la fidanzata del 24enne, Anastasiya Kylemnyk, la quale ha riferito di non sapere che aveva 70mila euro nello zaino la sera della morte di Luca, mentre gli altri arrestati e coinvolti nell’omicidio a vario titolo – Giovanni Princi, Paolo Pirino, Valerio Del Grosso e Marcello De Propris – non hanno risposto ai magistrati, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Nel frattempo, però, si sono aggiunti nuovi elementi che contribuiscono a rendere il caso ancora più intricato: il padre di Luca, Alfonso Sacchi, ha infatti denunciato, quattro giorni dopo l’assassinio, la scomparsa del bancomat del figlio, che non è stato rinvenuto tra i suoi oggetti personali. Ha ipotizzato che potesse essere nell’armadietto della palestra frequentata da Luca, ma in quella struttura non vi sono armadietti. Il 21 ottobre, come testimoniano le riprese delle telecamere, Luca usciva da quella palestra dopo essersi fatto male insieme all’amico Princi e alla fidanzata e gli inquirenti sospettano che la sparizione della tessera di Credit Agricole sia connessa con la vicenda.

Altra faccenda non chiara è sul perché Anastasiya e Luca fossero soli al momento dell’arrivo dei due pusher Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, quando i loro intermediari – le cui parole sono state ritenute credibili – hanno parlato di una trattativa per l’acquisto di droga che coinvolgeva tre ragazzi e una ragazza, per un totale di quattro persone. Oltre alla coppia era senz’altro presente Giovanni Princi mentre anche l’altro amico di Luca, Domenico Munoz – cileno non indagato e che ha confermato ai detective che anche la vittima utilizzava Signal, la app per i messaggi criptati – era coinvolto nell’acquisto dei 15 kg di droga ma al momento dell’arrivo della Smart di Pirino e Del Grosso sostiene di essersi allontanato.

Il pm Nadia Plastina sperava che fosse Anastasiya a fornire, una volta superato lo choc di quella sera, maggiori chiarimenti e informazioni sulla tragica vicenda ma, come già anticipato, la giovane si è detta inconsapevole ed estranea alla trattativa nel corso dell’interrogatorio di ieri, mercoledì 4 dicembre. Sta nascondendo qualcuno per proteggere i suoi legami criminali? Se sì, chi?

Tra i vari dubbi ancora tutti da dirimere gli inquirenti hanno una certezza: 70mila euro non è una cifra che un gruppo di amici possono mettere insieme per comprare della marijuana da consumare, ma più un cospicuo gruzzolo con cui iniziare un’attività di spaccio nel quartiere Appio Latino. Dunque, da dove vengono questi soldi? Chi ha finanziato l’acquisto di un così grande quantitativo di sostanza stupefacente (marijuana o cocaina)? E, soprattutto, chi può riuscire a recuperare 15 kg di droga in poche ore?

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