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Dpcm, l’Italia divisa in tre zone: la possibile ripartizione delle Regioni

Di Antonio Scali
Pubblicato il 4 Nov. 2020 alle 08:51 Aggiornato il 4 Nov. 2020 alle 15:30
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Immagine di copertina

Dpcm 4 novembre: la suddivisione delle Regioni in zone rosse, arancioni e gialle

In nottata il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato il nuovo Dpcm in vigore dal 5 novembre e fino al 3 dicembre. Nuove strette necessarie per provare a frenare l’impennata dei contagi, con il rischio altrimenti di sovraccaricare fino al collasso gli ospedali e le terapie intensive. La novità più importante di quest’ultimo decreto è la divisione del Paese in tre aree. Zone rosse, quelle a più alto rischio, arancioni, livello intermedio, e zone gialle, più sicure (in un primo tempo il terzo colore era il verde, poi il Governo ha preferito il giallo per non far passare il messaggio che ci fossero zone esenti da rischi). Nelle prossime ore sapremo con certezza a quale zona apparterrà ogni regione, in base all’indice Rt e ad altri 21 criteri approvati dall’Istituto superiore di Sanità.

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Ma ci sono già diverse indiscrezioni in merito, che hanno portato a scontri tra il premier e alcuni governatori. Nella zona rossa dovrebbero finire Lombardia, Piemonte, Calabria e la provincia di Bolzano, ma potrebbero rientrare anche Alto Adige e Valle d’Aosta. In bilico la Campania. Per questi territori sono previste le misure più restrittive, anche se rispetto alla bozza circolata ieri rimarranno aperti i parrucchieri. Zona arancione per Puglia, Sicilia, Liguria e probabilmente il Veneto. Il resto dell’Italia zona gialla.

L’ufficialità della suddivisione arriverà nella giornata di oggi, 4 novembre. Da domani il nuovo Dpcm sarà ufficialmente in vigore. Le Regioni hanno chiesto che la valutazione del rischio epidemiologico venga fatta in collaborazione con i dipartimenti di prevenzione regionali. E il governo ha promesso un “coinvolgimento”.

“Destano forti perplessità e preoccupazione le disposizioni che comprimono ed esautorano il ruolo e i compiti delle Regioni e delle Province autonome”, si legge nel documento firmato dal presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. “Le Regioni – continua il documento – chiedono di varare il provvedimento Ristori insieme al Dpcm”, e “ribadiscono la richiesta di univoche misure nazionali e, in via integrativa, provvedimenti più restrittivi di livello regionale e locale”. Da chiarire, infine, ”chi può e deve disporre la chiusura al pubblico di strade e piazze nei centri urbani”. Ma vediamo più nel dettaglio le misure introdotte dal Dpcm del 4 novembre, con la suddivisione del Paese in tre zone diverse.

Dpcm 4 novembre, le misure. Cosa prevede

Il nuovo Dpcm prevede che i cittadini non possano più uscire di casa dopo le 22 e fino alle ore 5. In questa fascia oraria sono consentiti esclusivamente “gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”. Nel Dpcm, inoltre, è “in ogni caso fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche, per tutto l’arco della giornata, di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi”. Dopo le 22, sarà dunque possibile uscire da casa solo in caso di necessità e urgenza, muniti di autocertificazione.

Oltre al coprifuoco, come detto la grande novità è quella della suddivisione in tre arie di rischio. Nelle zone rosse (secondo le indiscrezioni dovrebbero essere Lombardia, Piemonte, Calabria, Alto Adige, Valle d’Aosta e forse Campania) è vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori, e perfino gli spostamenti all’interno del territorio, salvo che per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o per motivi di salute. La didattica a distanza in queste regioni scatterà già dalla seconda media. Resteranno chiusi bar, pasticcerie, ristoranti, e tutti i negozi che non vendono beni essenziali. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio e – fino alle 22 – la ristorazione con asporto, con divieto di consumare sul posto o nelle vicinanze. Restano aperti i negozi di alimenti e bevande nelle aree di servizio e rifornimento carburante lungo le autostrade, negli ospedali e negli aeroporti. Come anche le industrie. Salvi parrucchieri e centri estetici.

Nelle zone arancioni bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie resteranno chiusi sempre e non più solo dopo le 18. Sono salvi però parrucchieri e centri estetici. Dovrebbe essere vietato ogni spostamento in un Comune diverso da quello di residenza o domicilio, salvo comprovate ragioni di lavoro, studio, salute. Per il resto valgono tutte le regole delle zone gialle: 50 per cento di capienza sui mezzi pubblici, didattica a distanza integrale alle superiori, stop ai musei e coprifuoco dalle 22.

Nelle zone gialle, oltre al solito coprifuoco dalle 22 alle 5, ci sarà la didattica a distanza al 100 per cento alle superiori, sui mezzi pubblici la capienza sarà al 50 per cento, centri commerciali chiusi nei weekend e nei giorni festivi, chiusi anche musei, mostre e sale bingo. Bloccate le crociere. Sospesi i concorsi pubblici, anche quello della scuola, tranne quelli che riguardano il personale sanitario. Consentito l’accesso ai parchi, sempre rispettando la regola del distanziamento di un metro. Il Dpcm prevede inoltre l’imposizione di limiti agli spostamenti da e per le Regioni a rischio, salvo esigenze di lavoro, studio e salute.

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