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La Lombardia controlla gli spostamenti coi cellulari: “Il 40% della gente non resta a casa”

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L’emergenza è e resta soprattutto la Lombardia: è qui che è stato registrato all’incirca un caso sue due di Coronavirus in Italia. Ovvero 16.220 casi su 31.506. Come noto il numero di contagi registrato da Protezione civile e ministero della Salute è quello certificato dai tamponi, un numero decisamente inferiore rispetto alle stime della diffusione del virus.

I numeri parlano chiaro: la riduzione degli spostamenti in Lombardia non è ancora sufficiente a frenare la diffusione del Coronavirus. La riduzione è stata solo del 60%: “Troppo poco” per il governatore Attilio Fontana: “Non si deve ancora ritornare alla vita normale. Dobbiamo essere più rigorosi. Vedo e mi lascia un po’ perplesso che per 2-3 giorni si rispettano rigorosamente le norme, poi diventa tutto un po’ più lasco”.

Così la Lombardia ha messo a punto un sistema più rigido per controllare gli spostamenti: il meccanismo si basa sul controllo delle “celle” dei telefoni cellulari studiando i dati del traffico telefonico. Le compagnie telefoniche hanno messo a disposizione queste informazioni ricavate dai ripetitori e l’indice dei “segnali” che si muovono da una cella all’altra della telefonia mobile. Nessun problema per la privacy: a essere controllato non è il singolo telefono ma il numero complessivo di spostamenti che si verificano rispetto a un determinato periodo. La distanza presa in considerazione tra una cella e l’altra è di 300-500 metri. Questo vuol dire che non vengono calcolati gli spostamenti vicino casa, quelli permessi dall’attuale decreto.

Vengono però conteggiati anche gli spostamenti di lavoro e quelli per necessità familiari o di salute. Il primo monitoraggio è avvenuto lo scorso 20 febbraio, giorno in cui in serata è stato scoperto il primo caso Covid-19 positivo all’ospedale di Codogno. Il massimo del calo si è avuto nel fine settimana con un dato intorno al 30%. Ma poi la situazione è tornata a salire attestandosi sul 43%: “Troppo alto”.

“In base alle prime stime, il calo dei movimenti dal 20 febbraio ad oggi è stato di meno del 60% — spiega al Corriere della Sera il vice presidente lombardo Fabrizio Sala —. Nel senso che il 43% dei cittadini si sposta abitualmente dal proprio luogo di dimora. Ci sono ancora troppe persone in giro. Il consiglio è, e resta, di rimanere a casa”.

Leggi anche: 1. Il paradosso dei tamponi per il Coronavirus: se un calciatore è positivo fanno test a tutta la squadra, ma non ai medici in prima linea /2. Mascherine gratis per tutti: l’azienda italiana tutta al femminile che ha convertito la produzione industriale per il Coronavirus

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