“La liquirizia ostacola l’ingresso del Coronavirus nelle cellule”: lo studio della Federico II di Napoli

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 9 Lug. 2020 alle 13:34
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Credit: Pixabay

Coronavirus, gli effetti benefici della liquirizia

Uno studio dell’Università Federico II di Napoli conferma gli effetti benefici della liquirizia nel contrastare il Coronavirus. Secondo i ricercatori la glicirizzina, principale componente della liquirizia, sarebbe in grado di ostacolare l’ingresso del virus all’interno delle cellule e di replicarsi. Desiderio Passali, past president dell’Italian Society of Rhinology, spiega all’Adnkronos Salute: “L’urgenza di trovare molecole che possano contrastare l’insorgenza di Covid-19, nell’attesa che sia pronto un vaccino efficace, ha fatto sì che l’attenzione della scienza si sia rivolta anche a tutte quelle molecole che hanno un potenziale farmacologico contro il Sars-Cov-2, che sono sicure in termini di effetti avversi e che possono quindi rappresentare validi presidi di profilassi. Ebbene, un recente studio condotto dall’Università di Napoli ha confermato quanto già diversi studi internazionali avevano evidenziato, e cioè la che glicirizzina, il principale costituente della liquirizia, ha la capacità di ostacolare l’ingresso all’interno delle cellule umane”.

“La glicirizzina – continua Passali – è da sempre considerata una molecola dal grande potenziale farmacologico per le caratteristiche peculiari che la contraddistinguono in quanto, nonostante il basso profilo tossicologico, possiede spiccate proprietà antinfiammatorie e antivirali, queste ultime in particolare rispetto alla famiglia dei Coronavirus Sars”.

“Lo studio ha dimostrato che la glicirizzina è in grado, in vitro, di legarsi sia al recettore Ace delle cellule umane che alla proteina Spike del virus, rispettivamente la serratura e la chiave di accesso del virus all’interno delle cellule dell’organismo umano. La glicirizzina, insomma sarebbe in grado di ostacolare l’interazione di queste due componenti tra loro, e come risultato provocherebbe l’oggettiva difficoltà da parte del virus di entrare nella cellula umana e di replicarsi”, conclude l’esperto.

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