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L’appello di Liliana Segre: “Vaccinate i detenuti. So cosa significa stare in cella”

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Dal video del discorso di Liliana Segre al parlamento europeo (Eu Parliament)

“So come si sta nelle celle. Perciò mi preoccupo che i detenuti siano vaccinati”. Sono le parole che la senatrice a vita Liliana Segre ha pronunciato al Memoriale della Shoah di Milano in occasione dell’evento promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che ricorda la deportazione degli ebrei di Milano dal Binario 21.

Il 30 gennaio 1944 c’era anche lei, Liliana Segre, appena 13enne, insieme a suo padre Alberto e ad altre 603 persone, nel convoglio che partì dalla Stazione Centrale di Milano diretto ad Auschwitz. Solo 22 di loro sopravvissero al campo di sterminio, e per questo ogni anno in quel luogo si ricordano tutti coloro che non sono più tornati.

La senatrice a vita ha portato quest’anno la sua testimonianza, raccontando i suoi ricordi di quei tragici giorni, inclusi quelli che riguardano i detenuti del carcere di San Vittore. “Mi voglio occupare che siano vaccinati i detenuti di San Vittore perché io sono stata 40 giorni in quelle celle, anche se oggi sono state rinnovate”, ha sottolineato Liliana Sergre.

“Eravamo merci, vitelli destinati al mattatoio”, dice riferendosi agli ebrei milanesi. “Nessuno ci ha fermato per strada quando con i camion ci hanno portato alla stazione per essere deportati. Sono stati i detenuti che ci hanno dato l’ultimo saluto di grande umanità. Quei detenuti ci hanno fatto sentire ancora delle persone”, ha aggiunto.

Vaccino ai detenuti, l’interrogazione parlamentare

Lo scorso 17 dicembre Liliana Segre ha presentato, insieme ai senatori Loredana De Petris e Gianni Marilotti, un’interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, sul tema dell’inclusione dei detenuti tra le categorie prioritarie cui somministrare il vaccino anti-Covid.

Nel testo dell’interrogazione si evidenzia che secondo i “dati forniti dal ministero della Giustizia e ripresi dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e dall’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane, risultavano a metà dicembre 2020 1.023 persone contagiate, per lo più asintomatiche, di cui solo 31 ospedalizzate. Mentre fra il personale amministrativo e gli agenti di polizia penitenziaria risultano rispettivamente 810 e 72 contagiati”.

“Appare drammaticamente evidente come il carcere, nonostante le misure predisposte per il contenimento, sia uno dei luoghi in cui sono più alte le possibilità di contagio e diffusione, anche all’esterno, del contagio stesso”, sottolineano i parlamentari. Da qui la richiesta che anche i detenuti vengano vaccinati, insieme al “personale di polizia penitenziaria, in quanto personale delle forze dell’ordine, previsione che per altro non tiene adeguato conto del fatto che lo Stato ha un preciso obbligo di garanzia nei confronti delle persone che sono affidate alla sua custodia durante tutto il periodo della detenzione negli istituti di pena”.

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