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Coronavirus, lettera di un preside di liceo agli studenti: “Salvate la vostra vita sociale dal contagio”

Il preside del liceo Alessandro Volta lancia un messaggio di positività ai suoi studenti: "Usiamo la nostra umanità perché se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero"

Di Angelica Pansa
Pubblicato il 26 Feb. 2020 alle 12:48 Aggiornato il 26 Feb. 2020 alle 14:28
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Immagine di copertina

Scuole chiuse in tutta Italia fino a nuovo ordine, per contrastare la diffusione del coronavirus. E al liceo scientifico Alessandro Volta di Milano, gli studenti sono a casa dalle lezioni. Ma nel clima spettrale che si respira in città, il preside ha voluto mandare un messaggio di positività e coraggio ai suoi studenti.

Con una lettera, pubblicata sul sito dell’istituto martedì 26 febbraio, e girata poi in chat e sui social tra gli studenti, Domenico Squillace, classe 1956, da sei anni preside del liceo Volta di Milano, ha usato i versi del Manzoni per approcciare i suoi studenti: “La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia”. Parole tratte dal capitolo 31 de I Promessi Sposi, dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630.

“Dentro quelle pagine c’è già tutto – continua Squillace – la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria”. Parole di secoli fa, oggi più attuali che mai, che fotografano perfettamente questi giorni confusi: le ansie, la disumanità, la razzia dei supermercati e delle farmacie.

Squillace poi raccomanda di “mantenete il sangue freddo” e non lasciarsi trascinare nel delirio collettivo, continuando a condurre una vita normale. Perché “uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile”.

Il preside conclude la sua lettera agli studenti del Volta con un saluto, e il monito di usare “il pensiero razionale di cui è figlia [la medicina moderna] per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero”.

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