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La lettera di Patrick Zaki ai genitori: “Sto male, la mia detenzione è incomprensibile”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 12 Dic. 2020 alle 15:41 Aggiornato il 12 Dic. 2020 alle 16:18
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Immagine di copertina

“Sto male, detenzione incomprensibile”: la lettera di Patrick Zaki ai genitori

“Ho ancora problemi alla schiena e ho bisogno di un forte antidolorifico e prodotti che mi aiutino a dormire meglio. Il mio stato mentale non sta molto bene dall’ultima udienza. Continuo a pensare all’università e all’anno che ho perso senza che nessuno capisse il motivo di tutto questo”: è il drammatico passaggio della lettera che il giovane ricercatore egiziano Patrick Zaki ha inviato dal carcere di Tora, in Egitto, alla sua famiglia, pubblicata sulla pagina Facebook ‘Patrick libero‘. Le lettere sono due, datate 22 novembre e 12 dicembre, ma sono state ricevute entrambe oggi.

“Naturalmente le recenti decisioni sono deludenti e come al solito, senza alcun motivo comprensibile. Voglio mandare il mio amore a tutti i miei compagni di classe e amici di Bologna. Mi manca molto la mia casa, le strade e l’università lì. Speravo di trascorrere le vacanze con la mia famiglia ma questo non succederà per la seconda volta a causa della mia detenzione”, scrive ancora lo studente. La famiglia e gli amici hanno espresso su Facebook la loro “grave preoccupazione per la salute mentale e fisica di Patrick”.

“Chiediamo il suo immediato rilascio per l’assenza di legittime giustificazioni per la sua detenzione cautelare e per l’impatto sempre più negativo della sua prigionia su di lui”, si legge sulla pagina dedicata al giovane. Lo scorso 7 dicembre la corte antiterrorismo del Cairo ha respinto il ricorso presentato dalla difesa e confermato la detenzione di Zaki, incarcerato lo scorso 7 febbraio, per altri 45 giorni.

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