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Italia senza piano pandemico: l’inchiesta che fa tremare ministero della Salute e Oms

Dal piano pandemico non aggiornato al documento dell'Oms che accusava l'Italia sul Covid e che è stato rimosso dopo 24 ore, ecco cosa sappiamo sull'inchiesta che ha spinto la procura di Bergamo a vederci chiaro e il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri a chiedere le dimissioni del segretario generale del ministero della Salute

Di Anna Ditta
Pubblicato il 14 Dic. 2020 alle 15:41 Aggiornato il 14 Dic. 2020 alle 15:42
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Immagine di copertina
Credit: Lefteris Partsalis/Xinhua

Diventa sempre più intricata la questione del piano pandemico italiano e del documento pubblicato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) il 13 maggio 2020 secondo il quale l’Italia, primo Paese occidentale colpito in modo importante dal Covid-19, avrebbe commesso una serie di errori nell’affrontare la pandemia. Il rapporto di cento pagine, intitolato An unprecedented challenge; Italy’s first response to COVID-19 (“Una sfida senza precedenti. La prima risposta dell’Italia al Covid-19”) criticava le scelte dell governo italiano, ma era sparito dal web appena 24 ore dopo la pubblicazione. A redigere il documento erano stati gli esperti dell’Ufficio europeo dell’Oms per gli investimenti per la salute e lo sviluppo, che ha sede a Venezia. TPI ripercorre quanto emerso finora sulla questione che ha spinto la procura di Bergamo a convocare i funzionari Oms per la loro testimonianza e il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri a chiedere le dimissioni del segretario generale del ministero della Salute, Giuseppe Ruocco.

Cosa diceva il rapporto dell’Oms poi rimosso

Lo studio, pubblicato dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Oms, evidenziava sia i meriti sia gli errori commessi dall’Italia nei primi mesi in cui ha fronteggiato la pandemia di Covid-19. Inoltre, sottolineava che il piano pandemico italiano più recente, quello del 2017, fosse sostanzialmente lo stesso piano del 2006. A maggio anche la trasmissione di Rai3 Report, aveva confermato che il piano era praticamente identico e aveva evidenziato come, di fatto, di anno in anno ne venisse aggiornata soltanto la data.

In un’intervista del 9 dicembre al Corriere della Sera, il capo della Procura di Bergamo, Antonio Chiappani, ha confermato che l’Italia aveva un piano pandemico, ma “datato 2017 che riguarda l’influenza”, con “molte parti identiche” a quello del 2006 che conteneva “delle irregolarità”. Secondo le stime di Pier Paolo Lunelli, ex Generale dell’Esercito Italiano ed esperto di difesa batteriologica, un piano aggiornato sulla base delle nuove linee guida Oms del 2013 e del 2017 avrebbe salvato diecimila vite. La rimozione del piano pandemico aveva portato anche a un esposto presentato dal comitato “NOI denunceremo – Verità e Giustizia per le vittime del Covid-19”, di cui fanno parte famigliari delle persone morte di Covid.

Il presunto ruolo di Ranieri Guerra

Secondo quando svelato da Report nella puntata dello scorso 7 dicembre, a giocare un ruolo importante per la rimozione del rapporto sarebbe stato Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms e membro del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) del governo. La trasmissione ha mostrato infatti delle mail con cui Guerra avrebbe chiesto a Francesco Zambon, funzionario dell’Oms, delle modifiche nel testo per eliminare i riferimenti al piano pandemico del 2006. Tra il 2014 e il 2017 Guerra era direttore generale della prevenzione sanitaria al ministero della Salute ed era quindi uno dei dirigenti che avrebbero dovuto aggiornare il piano pandemico.

Nelle mail svelate dal programma televisivo, era riportato uno scambio tra Zambon e Guerra. È un “lavoro sicuramente pregevole”, concedeva il numero due di Oms al funzionario a proposito del rapporto ma lo invitava a riflettere sulle “questioni politiche”. Scriveva: “Uno degli atout di Speranza è stato sempre il poter riferirsi a Oms come consapevole figlia (si suppone per foglia, ndr) di fico per certe decisioni impopolari e criticate (…). Se anche Oms si mette si mette in veste critica non concordata con la sensibilità politica del ministro (…) non credo che facciamo un buon servizio al Paese. Ricordati che hanno appena dato 10 milioni di contributo volontario sulla fiducia e come segno di riconoscenza”. In un’altra email in possesso di Report Guerra scriveva a Zambon: “Come sai, sto per iniziare con il ministro il percorso di riconferma parlamentare (e finanziaria) del centro di Venezia e non vorrei dover subire ritardi o contrattacchi”. Il centro di Venezia è il posto di lavoro di Zambon.

Intervistato dal Fatto Quotidiano, ieri Guerra ha assicurato di non essersi opposto alla pubblicazione del rapporto. “Qualcuno da Copenaghen, sede dell’Oms Europa, ha detto ‘approvatelo in fretta’. Ma è stata data solo un’approvazione condizionata al rispetto delle prescrizioni dell’ufficio legale. E Francesco Zambon, coordinatore degli autori, ha deciso di pubblicarlo subito”, ha raccontato l’esperto. “Ho detto a Zambon che ci sono inesattezze, per esempio le tabelle di mortalità non erano giuste, e ho chiesto di spostare di due giorni la pubblicazione, anche per informare il ministero della Salute che ne ignorava la redazione: fairness istituzionale”. Tramite la sua pagina Facebook, sulla quale abbondano insulti e inviti a dimettersi, Guerra aveva annunciato inoltre che querelerà Report, definendo gli autori dell’inchiesta “gente indecente che cerca di farvi bere anche l’arsenico per tv”. Secondo quanto riporta oggi LaPresse – che cita fonti vicine al dossier – il responsabile europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità, Hans Henri Klug, sarebbe in procinto di ritirare le deleghe al numero due dell’Oms.

L’Oms: “Governo italiano non ha mai chiesto di rimuovere il documento”

Il 14 dicembre l’Oms ha fatto sapere, con una nota pubblicata sul suo sito, che il governo italiano non ha mai chiesto all’organizzazione di rimuovere il documento da cui sarebbe emersa l’impreparazione del sistema sanitario rispetto alla prima fase di gestione dell’epidemia. L’Oms sostiene di averlo rimosso perchè c’erano delle “inesattezze”. “Dopo la pubblicazione”, si legge nella nota, “nel testo sono state trovate inesattezze di fatto e l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Oms ha rimosso il file del documento dal sito web, con l’intento di correggere gli errori e ripubblicarlo”.

“Nel momento in cui sono state fatte le correzioni, l’Oms ha stabilito un nuovo meccanismo globale, chiamato “Intra-action Review”, ‘la Revisione intra-azione’- come strumento standard di controllo per i Paesi perché possano valutare la loro risposta e condividere le lezioni apprese. Il documento originale (“An unprecedented challenge”) dunque non è mai stato ripubblicato. Ma in nessun momento il governo italiano ha chiesto di rimuovere il documento. La trasparenza in tutte le comunicazioni – ha sottolineato l’organizzazione Onu – è essenziale per assicurare la credibilità e la fiducia nell’informazione, nei consigli e nella guida e della Onu”. Ad ogni modo, “considerato l’elevato interesse per quel rapporto”, l’organizzazione – che ribadisce la sua oggettività e indipendenza – ha fatto sapere che lo mette a disposizione di chi ne faccia richiesta: “L’Oms si impegna in una comunicazione franca e diretta con i governi su base continuativa; e intraprende ogni azione in modo imparziale e senza timori di ricompensa o aspettative di favore”.

L’inchiesta della procura di Bergamo e l’immunità dei funzionari Oms

A indagare su quanto accaduto e su eventuali responsabilità è la procura di Bergamo, che si sta occupando dell’inchiesta sulla mancata zona rossa nella bergamasca a marzo 2020. Nei giorni scorsi è emerso in particolare che il funzionario Oms Francesco Zambon, che era stato convocato dai pm di Bergamo più volte per essere sentito come teste, non era stato informato dall’organizzazione e, dunque, non si è presentato. I magistrati avevano inviato la richiesta di ascoltarlo all’Oms perché Zambon, in quanto suo funzionario, gode dell’immunità diplomatica. Sarebbe quindi spettato all’organizzazione avvisarlo della convocazione.

Nelle settimane scorse, il pool di magistrati guidati dal procuratore Antonio Chiappani ha chiesto al ministero degli Esteri di informarla se sussista un ‘divieto a testimoniare’ per gli appartenenti all’organizzazione, non avendo ancora ricevuto risposta. Inoltre, come emerge da una lettera scritta l’11 dicembre scorso dalla rappresentanza italiana presso le Nazioni unite e resa pubblica da Massimo Giletti nel corso della trasmissione Non è l’Arena su La7, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha chiesto all’Oms di rinunciare all’immunità diplomatica per i suoi funzionari convocati dalla procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta sul Covid.

Nonostante il veto dell’Oms, nei giorni scorsi sono stati sentiti alcuni contrattisti (alcuni già ‘scaduti’) dell’Oms che, spiegano fonti giudiziarie, si sono presentati obbedendo a “un dovere giuridico e morale” nonostante l’invito da parte dell’organizzazione a non presentarsi. “Il nostro obbiettivo”, hanno precisato i pm nei giorni scorsi, “è capire se esisteva un piano pandemico, se era aggiornato, se era appropriato e in che modo questo si riverberi sulla mancata istituzione della zona rossa e sulla chiusura e poi immediata riapertura dell’ospedale di Alzano. Non vogliamo indagare sull’Oms o sui rapporti di tipo internazionale o sulle prese di posizione dei tecnici ma capire se dirigenti e medici avevano delle direttive da seguire e se l’eventuale mancanza di queste direttive abbia inciso sulla diffusione del contagio nella provincia. Non spettano a noi inchieste morali, politiche o epidemiologiche, vogliamo sapere ora se c’erano delle regole e se sono state seguite”.

Secondo quanto riporta il Corriere Bergamo, sulla questione del piano la procura sta valutando l’ipotesi di omissione di atti d’ufficio da parte del ministero della Salute. “Stabiliremo chi doveva predisporlo e perché non è stato fatto. Se riterremo che le indagini vadano svolte a Roma, saranno quei magistrati a decidere come procedere”, ha detto il procuratore capo Chiappani, riferendosi alla procura competente per le decisioni dei ministeri.

Le reazioni politiche e quella del Cts

Secondo quanto dichiarato durante la trasmissione Piazza Pulita del 3 dicembre, per il ministro della Salute Roberto Speranza la rimozione del documento dell’Oms è una “polemica senza senso”. “Io ho visto il documento e non parla in nessun modo in maniera negativa dell’Italia”, sostiene Speranza, che chiede tuttavia che “l’Oms faccia chiarezza”. Ieri, nel corso della trasmissione Non è l’arena su La7, il viceministro della Salute Pierpoalo Sileri ha chiesto le dimissioni del segretario generale del ministero della Salute, Giuseppe Ruocco, contestandogli le numerose assenze durante le riunioni del Cts e di non aver dato risposte sulla preparazione dei piani pandemici. “La cosa migliore, avendo visto i verbali del Cts” ha dichiarato Sileri, “è che si dimetta. Ho fatto diverse domande sui piani pandemici, ed esigo delle risposte”. A sostegno della richiesta di Sileri si è schierato anche Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, che ha chiesto “soprattutto chiarezza sulle responsabilità in merito al piano pandemico”.

“Il rapporto Oms non mi sembra contenesse particolari elementi critici per quello accaduto quest’anno”, ha commentato il direttore generale del Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza. “Segnalava semmai eventuali carenze per quanto accaduto in passato, si poteva dare una risposta più rapida. Non ho trovato elementi tali per cui fosse necessaria una censura. Se ciò fosse avvenuto mi meraviglierebbe”. Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, ha invece commentato: “L’Istituto è venuto a conoscenza del rapporto il giorno in cui è stato pubblicato. Non ha espresso giudizi di nessun tipo. Abbiamo accolto con una certa sorpresa il fatto che fosse pubblicato senza nessun tipo di informazione rispetto al fatto che venisse pubblicato”.

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