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Covid, i Paesi ricchi fanno razzia dei vaccini: 67 nazioni povere ora rischiano di restare senza

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Credit: Ansa foto

Mentre i paesi cosiddetti “ricchi” continuano ad accumulare dosi, tra cui anche l’Italia appunto, le nazioni più povere rischiano di restare totalmente escluse dalla corsa. Una ricerca condotta da Oxfam ha rilevato che gli stati più ricchi, che rappresentano solo il 14 per cento della popolazione globale, hanno già acquistato oltre la metà delle dosi di vaccino che saranno messe a disposizione dalle cinque principali aziende farmaceutiche autorizzate o in via di autorizzazione alla produzione. Alla fine del mese di novembre, oltre l’80 per cento della produzione di vaccini prevista per il 2021 da Pfizer/BionTech e da Moderna era stato già venduto ai paesi ricchi.

La denuncia arriva dall’Alleanza per il vaccino popolare, una rete di organizzazioni – tra le quali Amnesty International, Frontline AIDS, Global Justice Now e Oxfam – che chiede che il vaccino contro il Covid-19 sia messo a disposizione di tutte e tutti.

Sulla base delle informazioni scientifiche disponibili e delle analisi di Airfinity, l’Alleanza ha esaminato gli accordi raggiunti tra una serie di paesi e le principali otto aziende che si sono candidate a produrre il vaccino.

I paesi ricchi hanno comprato il 53 per cento dei vaccini che stanno ultimando la sperimentazione clinica. Il Canada guida la graduatoria, in quanto sarà in grado di vaccinare la sua intera popolazione per cinque volte.

Mentre questi paesi intraprendono il percorso per lasciarsi alle spalle la pandemia, 67 nazioni a medio e basso reddito rischiano di essere lasciati indietro. Cinque di essi – Kenya, Myanmar, Nigeria, Pakistan e Ucraina – hanno segnalato complessivamente un milione e mezzo di contagi.

Il problema non riguarda solo il mancato rispetto dei diritti umani ma evidenzia una sensibile miopia di lungo periodo nella lotta al Coronavirus: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che per raggiungere l’immunità di gregge sarà necessario vaccinare circa il 70 per cento della popolazione mondiale. Accumulare vaccini per pochi non porrà fine alla pandemia.

Il vaccino Pfizer/BioNTech ha già ricevuto l’autorizzazione nel Regno Unito e le vaccinazioni sono già iniziate questa settimana. È probabile che riceva ulteriori autorizzazioni da altri paesi, tra cui gli Usa, in pochi giorni.

Due altri possibili vaccini, prodotti da Oxford in collaborazione con AstraZeneca e da Moderna hanno richiesto l’autorizzazione o sono in attesa di riceverla. Per il vaccino russo Sputnik, sono stati annunciati esiti positivi nel processo di sperimentazione e altri quattro candidati sono nella terza fase di test.

Finora il 100 per cento delle dosi di Moderna e il 96 per cento delle dosi di Pfizer/BioNTech sono state acquistate dai paesi ricchi.

Oxford/AstraZeneca si sono impegnati a fornire il 64 per cento delle loro dosi alle persone che vivono nei paesi in via di sviluppo. Nonostante questi sforzi, nel prossimo anno potranno raggiungere al massimo il 18 per cento della popolazione mondiale. Inoltre, gli accordi raggiunti da Oxford/AstraZeneca riguardano per lo più i principali paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India, mentre la maggior parte dei paesi di essi non ha fatto accordi e dovrà dividersi i vaccini cosiddetti Covax.

Gli stati dovranno dunque cooperare per assicurare che ognuno abbia accesso al vaccino appena disponibile. In altre parole, dovranno evitare di fare grandi accordi bilaterali con le aziende farmaceutiche e dovranno sostenere le iniziative globali che cercano di garantire un equo accesso al vaccino per tutti gli stati, come lo schema Covax dell’Oms.

Lo schema Covax è un modo per unire le risorse dei paesi e di investirle nell’acquisto del maggior numero possibile di vaccini, distribuendoli in modo giusto ed equo. Finora 178 stati hanno aderito allo schema con, purtroppo, eccezioni di rilievo tra cui Stati Uniti d’America e Russia.

Resta da vedere se lo schema Covax sarà in grado di raggiungere l’obiettivo di una distribuzione giusta ed equa. L’iniziativa è stata già criticata perché consentirà agli stati ricchi di richiedere dosi equivalenti al 50 per cento della loro popolazione mentre le dosi fornite a quelli meno abbienti ne copriranno solo il 20 per cento. Gli stati ricchi inoltre potranno pagare un prezzo più alto per scegliere il vaccino che desiderano. Insomma, si tratta di un sistema a doppio binario, che potrebbe compromettere l’obiettivo di rendere il vaccino accessibile a tutte e a tutti.

Gli stati aderenti allo schema Covax dovranno sollecitare un significativo coinvolgimento delle società civili e dei paesi in via di sviluppo nel processo decisionale e rispettare i principi della trasparenza e dell’assunzione di responsabilità.

I prezzi e l’accessibilità dei vaccini

Come spiega dettagliatamente Amnesty International, quando viene sviluppato un nuovo farmaco, all’azienda che lo ha prodotto vengono solitamente dati i diritti di proprietà intellettuale. Questo significa che quell’azienda è l’unica che può produrre quel farmaco per un dato periodo di tempo e stabilirne il prezzo.

Le leggi sulla proprietà intellettuale possono inoltre limitare la condivisione delle informazioni sulla ricerca e lo sviluppo del formato: quindi, se un’azienda farmaceutica scopre un vaccino efficace contro il Covid-19, ha il diritto di tenere per sé le informazioni relative.

Per incoraggiare le aziende farmaceutiche a condividere le loro informazioni, l’Oms ha istituito il Pool di accesso alla tecnologia riguardante il Covid-19 (C-Tap), in cui esse possono condividere informazioni e licenze sulle loro scoperte. Se le aziende aderissero al C-Tap, la quantità di ricerche disponibili pubblicamente aumenterebbe, la produzione dei vaccini contro il Covid-19 crescerebbe e i costi delle dosi diminuirebbero.

Al momento nessuna azienda ha aderito al C-Tap. Oxford/AstraZeneca è l’unica a essersi impegnata a vendere il vaccino senza fare prodotti finché durerà la pandemia. Altre aziende dovrebbero imitarla emanando licenze aperte e non esclusive per assicurare che il vaccino arrivi al maggior numero possibile di persone.

Nel 2021 i paesi ricchi avranno a disposizioni dose per vaccinare in media tre volte la loro intera popolazione. Al contrario, se i governi e l’industria farmaceutica non s’impegneranno a produrre dosi sufficienti, 70 paesi poveri saranno in grado di vaccinare solo una persona su dieci.

Leggi anche: Covid, Ricciardi: “Qualche esperto non abituato a parlare con i media, dicendo il ‘Virus è morto’ ha dato un’informazione sbagliata che ha fatto confusione”

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