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Home » Cronaca

La festa del papà ai tempi del Coronavirus: quando essere padre ha ancora più valore

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Ci sarebbe poco da festeggiare, potrebbe obiettare qualcuno. E invece è proprio questo il momento di riscoprire il valore delle piccole cose. Lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto ai nostri figli, che oggi, più che mai, hanno bisogno dei loro padri per vivere con serenità questo momento difficile. E allora buona festa del papà a tutti, alla faccia del Coronavirus

La festa del papà ai tempi del Coronavirus

Mentre l’epidemia di Coronavirus imperversa nelle città d’Italia, nelle nostre abitazioni si celebra la Festa del Papà’ . Quest’anno ci sarebbe poco da festeggiare , potrebbe obiettare qualcuno. E invece no. Sono proprio questi i momenti in cui non bisogna lasciarsi prendere dallo sconforto e non lasciare che paura e sfiducia prendano il sopravvento sulla vita di tutti i giorni e sulle nostre tradizioni. Certo, quest’anno sarà un festa del papà particolare, inutile negarlo. Molti di noi faranno gli auguri al proprio genitore tramite una videochiamata, sulle nostre tavole mancheranno i bignè di San Giuseppe (per me che non sono goloso non è una grande privazione), mentre altri, purtroppo, non potranno fare altro che pensare ai loro papà che non ci sono più o che sono lontani dai propri figli per i motivi più disparati.

In questo momento, in particolare, penso ai figli dei tanti deceduti a causa del Covid-19, ai papà divorziati che non potranno essere con i loro figli a causa delle restrizioni anti Coronavirus, ai figli dei tanti medici e infermieri che non potranno vedere i loro papà perché impegnati da settimane a salvare quante più vite possibile, ma anche a quei papà, dagli addetti ai supermercati ai rider e a tutti coloro che prestano un servizio essenziale per la collettività, che in questi giorni mandano avanti l’Italia nonostante i rischi e che potranno vedere i propri figli solo per qualche ora, magari a tarda sera. Eppure, nonostante questo, non bisogna avere paura.

Non è facile, lo so. Le devastanti immagini dell’esercito che arriva a Bergamo per portare via circa 60 bare perché in città non c’è più posto sono un pugno nello stomaco. Terrorizzano e sconfortano allo stesso momento. Quanti papà c’erano dentro quelle casse di legno? E quanti figli non hanno potuto dare un ultimo saluto al proprio genitore? Viene da piangere solo a pensarci. Da papà, poi, la paura più grande in questo momento è il pensiero di quello che verrà dopo. Che mondo troveremo una volta finita questa epidemia? E soprattutto , in quale mondo saranno costretti a crescere i nostri figli?

Difficile dare una risposta in questo momento. Eppure, nonostante questo, non bisogna avere paura. Lo ripeto a me stesso, lo ribadisco in queste righe. Non bisogna non avere paura per dimostrare di essere uomini duri o per quella visione patriarcale e anche medioevale direi per cui l’uomo di casa è quello “che non deve chiedere mai” e che non ha mai paura di niente (ammettiamolo una volta per tutte: le nostre mogli e compagne sono decisamente più coraggiose e forti di noi).

Non dobbiamo avere paura perché lo dobbiamo ai nostri figli, per cui siamo un appiglio, un punto di riferimento, un rifugio sicuro in un momento di smarrimento e difficoltà, nonostante i pannolini messi al contrario e l’imbranataggine con cui facciamo la maggior parte delle cose che le mamme solitamente fanno nella metà del tempo. Da quando sono padre, avverto come non mai un senso di responsabilità. La responsabilità di proteggere, tutelare ed educare nel miglior modo possibile mio figlio. Vedo continuamente negli occhi del mio bambino non solo tutto l’amore che prova per me, ma soprattutto il fatto che lui mi consideri il suo supereroe. E non è semplice essere all’altezza delle sue aspettative.

Certo, questa quarantena forzata per me è estremamente più facile. Mio figlio non ha nemmeno due anni, non è in grado di capire quello che sta succedendo fuori dalla finestra, anzi è felice perché sta tutti i giorni con mamma e papà. Non nascondo le difficoltà dello smart working nel momento in cui ti arriva una pallina in faccia perché tuo figlio ti vede a casa e ti vuole tutto per sé. Ma quantomeno io non ho dovuto spiegare cosa sta succedendo al mio bambino. Immagino la difficoltà di altri genitori che hanno dovuto raccontare ai loro figli perché sono chiusi in casa da giorni, in quel sottile equilibrio tra cruda realtà e sensibilità.

Eppure non dobbiamo avere paura. Non dobbiamo avere paura perché un domani, quando l’epidemia di Coronavirus verrà studiata sui libri di storia, i nostri figli potranno raccontare ai loro figli o ai loro nipoti di aver vissuto quel periodo. E di non aver mai avuto paura perché accanto a loro c’era il loro papà (e anche la loro mamma), che nonostante lo smart working e l’impossibilità di uscire di casa, hanno donato loro tutto l’amore possibile, come solo un genitore sa fare. E allora buona festa del papà a tutti, alla faccia del Coronavirus.

Leggi anche: 1. Coronavirus, il messaggio di speranza nella Festa del papà: “Insegniamo ai figli la resilienza” / 2. Le bare di Bergamo sono l’immagine simbolo della tragedia che stiamo vivendo (di L. Telese) /3. Gli altri eroi che mandano avanti il paese: “Noi corrieri vi consegniamo i pacchi ogni giorno ma rischiamo il contagio”

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