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Migranti, una donna è stata evacuata dalla Alan Kurdi dopo un malore

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 9 Apr. 2019 alle 15:04 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:40
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Immagine di copertina
Credit: Sea Eye Twitter

La nave della Ong tedesca Sea Eye, la”Alan Kurdi”, continua  il suo viaggio verso Malta dopo il rifiuto dell’Italia di accogliere i 64 migranti a bordo dell’imbarcazione.

La situazione sulla nave però peggiora di ora in ora, come denunciato dal comandante delle operazioni Jan Ribbeck: “Congelano, si bagnano ancora e ancora e naturalmente non possono cambiare i vestiti”.

La Ong ha fatto sapere che un terzo delle persone a bordo ha sofferto di mal di mare nelle ultime 24 ore e che l’acqua inizia a scarseggiare.

Per far fronte alla situazione sempre più disperata, Ribbeck ha contattato le autorità maltesi per chiedere riserve di cibo, acqua potabile e vestiti, indispensabili entro mercoledì 10 aprile.

Intanto proseguono i negoziati tra i paesi dell’Ue per trovare un accordo sulla distribuzione dei migranti che si trovano sulla nave umanitaria.

Come detto, l’imbarcazione si è diretta verso Malta dopo essere stata per quasi un giorno ferma nelle acque internazionali di fronte alle coste di Lampedusa, senza però ricevere dall’Italia il permesso di approdare.

Per questo motivo, la Sea Eye ha deciso di avviare una battaglia legale contro Roma, che ha prima rifiutato l’attracco in un porto sicuro dopo il salvataggio, per poi conceder solo alle donne con i bambini di scendere. Le famiglie hanno però rifiutato di essere separate.

“Le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani regolano, tra le altre cose, il diritto alla libertà, alla sicurezza e all’integrità fisica. Queste leggi regolano anche gli obblighi di uno Stato per proteggere le famiglie”, ha affermato il portavoce della Sea Eye Dominik Reisinger.

Nella giornata del 9 aprile è poi arrivata la notizia che uno donna di 24 anni “è stata evacuata questa mattina da bordo della Alan Kurdi dopo che ha perso conoscenza e le sue condizioni mediche sono peggiorate”.

“La permanenza a bordo mette in seria difficoltà la salute delle persone soccorse: hanno bisogno di sbarcare il prima possibile”, ha aggiunto la Ong nel suo tweet. “Comincia lo sbarco a stillicidio?”

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