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Aumento casi, Crisanti a TPI: “Ora si iniziano a vedere i contagi nelle scuole e nelle aziende”

Il virologo e professore ordinario di Microbiologia dell’Università di Padova spiega a TPI: "Se nei prossimi giorni c'è un balzo a 3mila casi allora bisogna preoccuparsi"

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 1 Ott. 2020 alle 20:10
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Immagine di copertina
Andrea Crisanti Credits: ANSA

C’è un balzo improvviso dei nuovi casi di Covid in Italia: 2.548 oggi, contro i 1.851 di ieri. Si tratta dell’aumento peggiore da aprile, quando i nuovi casi furono poco più di 3mila. A parziale spiegazione, il nuovo record di tamponi eseguiti in un solo giorno, 118.236, 13mila più di ieri. Ne abbiamo parlato con il  virologo e professore ordinario di Microbiologia dell’Università di Padova Andrea Crisanti

Professore, oggi i contagi sono tornati sopra quota 2mila. Come dobbiamo leggere questi dati?
“Sicuramente è un’impennata decisiva. Ricordiamoci però che c’è sempre un accumulo di casi dal weekend, quando vengono fatti meno tamponi. Il mercoledì e il giovedì sono sempre i giorni in cui il numero dei casi è più alto statisticamente”.
Ma cosa significa questo, che bisogna ripensare alcune norme?
“Questi sono i casi delle scuole e delle attività produttive riaperte che si iniziano a vedere. Se riusciamo a mantenere stabili questi 2.500 casi per le settimane successive, potremmo dire che la situazione è sotto controllo”.
Cosa ha favorito quindi questo aumento?
“Un’altra impennata è stata quella di fine agosto, quando siamo passati da 1.000 a 1.600 casi. Dopo quell’impennata siamo rimasti stabili. Ora stiamo subendo le conseguenze delle attività produttive. Praticamente, inconsciamente, abbiamo dato tante nuove opportunità al virus di svilupparsi con i contatti sociali ora più ravvicinati. Ve la spiego così: è una questione di equilibrio. L’equilibrio può essere mantenuto a diversi livelli, tra nuovi casi e casi che si riescono a isolare”.

E come si mantiene questo equilibrio?
“Dobbiamo pensare a una vasca: dove l’acqua sono i nuovi casi e lo scarico sono i modi per isolare i nuovi casi. Se lo scarico ha la stessa portata dello scarico, l’acqua non sale mai. Se siamo in equilibrio il livello rimane sempre costante. Può capitare che a un certo punti il livello salti, perché come ora il livello dei casi aumenta. Ecco, lì dipende da come interveniamo. Dipende da noi. Da come allarghiamo lo scarico. Funziona così nelle epidemie”.
Cioè i casi in uscita sono controllati dall’uomo?
“Certo, dall’uomo. Dalla politica anche, che decide che misure di distanziamento sociale e tracciamento prendere”.
Ciò che soprattutto preoccupa sono i nuovi casi ospedalizzati…
“Si tratta di una questione statistica. Cioè i casi di ospedalizzazioni seguono i numeri dei nuovi contagi. A febbraio/marzo le ospedalizzazioni erano circa 30mila. Ecco, ora se si moltiplicano questi numeri per 20 si vedono le stesse proporzioni oggi”.
L’occhio del ciclone adesso è però il centro-sud, lo dice anche un rapporto della Fondazione Gimbe uscito proprio oggi. Cosa bisogna fare per non ripetere il disastro Lombardia?
“Io un mese fa ho detto subito che bisognava anticipare la capacità di fare tamponi. C’è un solo posto dove abbiamo eliminato l’epidemia per mesi, ed è stato Vò Euganeo dove abbiamo fatto test a tappeto”.
Quindi come si tengono sotto controllo i numeri?
“Solo se all’aumentare dei casi si aumenta la capacità di fare tamponi”.
Ora è tutto sotto controllo, quindi?
“Se nei prossimi giorni vediamo una repentina impennata a 3mila casi io personalmente inizio a preoccuparmi”.

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