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Così il Covid-19 ha ridotto il fenomeno della “migrazione sanitaria” verso la Lombardia

Prima della pandemia, ogni anno 800mila italiani si spostavano dalle proprie città per sottoporsi alle cure mediche e oltre 200mila lo facevano recandosi in Lombardia. A fronte del crollo degli arrivi imposto dal lockdown, la Onlus A Casa Lontani da Casa propone di creare una nuova rete di accoglienza, ma su scala nazionale

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 30 Set. 2020 alle 12:45 Aggiornato il 30 Set. 2020 alle 12:49
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Immagine di copertina
La Onlus A Casa Lontano da Casa offre un servizio gratuito di ricerca alloggio per chi deve sottoporsi a cure mediche in città diverse dalla propria Credit photo: ANSA/ANDREA FASANI

Tra i molteplici effetti deleteri del Covid-19 c’è anche l’interruzione di percorsi terapeutici relativi ad altre patologie, a causa delle restrizioni imposte per contenere i contagi. Un impatto decisamente rilevante si è avuto sul fenomeno della migrazione sanitaria, termine che descrive in maniera più efficace rispetto al pur diffuso “turismo sanitario” la situazione di quei pazienti che giungevano in Lombardia per sottoporsi alle cure di cui avevano bisogno.

A fotografare la situazione è la Onlus A Casa Lontani da Casa, che offre un servizio gratuito di ricerca di alloggi, all’interno di un network solidale di 50 realtà del Terzo Settore dedicate all’accoglienza dei malati che giungono in Lombardia.

Prima della pandemia, il fenomeno della migrazione sanitaria coinvolgeva oltre 800mila italiani all’anno, dei quali almeno 200mila usufruivano delle prestazioni della sanità lombarda. Dal 2019, la rete a cui fa riferimento A Casa Lontani da Casa ha contato 190mila pernottamenti, ma durante il lockdown il numero è crollato bruscamente. A fronte di una media mensile di circa 4mila nuovi pazienti n cerca di alloggio temporaneo per motivi di salute, i contatti si sono limitati alla metà di essi. Allargando lo sguardo a chi chiedeva informazioni, si trovano 3mila persone costrette a interrompere o rimandare il proprio percorso di cura, pur soffrendo di patologie molto delicate: oltre il 40 per cento sono malati oncologici e il 15 per cento neurologici.

Per fare fronte a questa situazione, il sistema sanitario sta ricorrendo sempre più speso alla “medicina a distanza”, che tuttavia riguarda generalmente i pazienti già in carico e quindi non incide sul calo dei nuovi accessi. A Casa Lontani da Casa propone al Terzo Settore un netto rilancio sul fronte dell’accoglienza, dando vita a una rete di case di accoglienza distribuite su scala nazionale.

“Dopo anni di impegno per migliorare il sistema di accoglienza milanese e lombardo assistiamo ora inevitabilmente a un inciampo a cui sarà necessario rispondere con serietà e rapidità”, dichiara Guido Arrigoni, Presidente dell’Associazione. “Siamo in cerca di strutture solidali in tutta Italia che condividano la nostra mission di accoglienza: i risultati del lavoro di rete in Lombardia hanno permesso in pochi anni di triplicare l’intercettazione di persone bisognose di un porto sicuro a cui approdare. Il problema non è mai stato nella capacità di accoglienza del territorio, ma nella difficile reperibilità delle singole strutture. Ora più che mai è urgente un’azione coordinata su tutto il territorio nazionale”.

Grazie anche al sostegno di Teva Italia, che da diversi anni ha sposato la causa della migrazione sanitaria, l’Associazione ha quindi avviato un lavoro coeso di mappatura – a partire da Roma, Genova e Firenze – di nuove possibili mete di migrazione in Centro e Sud Italia, e relative case di accoglienza, per ampliare la sua rete a livello nazionale. “Così come sono cambiate le nostre abitudini di vita, anche la migrazione sanitaria sta cambiando. È verosimile pensare che le persone saranno sempre più orientate verso destinazioni di cura più vicine e accessibili. E di conseguenza che anche il Terzo Settore possa prendersi in carico il problema, proponendo nuove risposte a un bisogno che si sta trasformando”, conclude la Onlus.

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