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Coronavirus, l’allarme della fondazione Gimbe: “Aumentano i casi, preoccupa il centro-sud”

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Monitoraggio fondazione Gimbe, preoccupa la situazione nelle Regioni del centro-sud

Aumentano i nuovi casi di Coronavirus in Italia e preoccupa la situazione nelle Regioni del centro-sud, soprattutto per quanto riguarda le ospedalizzazioni: è quanto emerge dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe relativo alla settimana che va dal 23 al 29 settembre. Rispetto a quella precedente, infatti, il rapporto rileva un ulteriore incremento nel trend dei nuovi casi (12.114 contro 10.907) a fronte di un lieve aumento dei casi testati (394.396 vs 385.324). Dal punto di vista epidemiologico crescono i casi attualmente positivi (50.630 vs 45.489) e, sul fronte degli ospedali, i pazienti ricoverati con sintomi (3.048 vs 2.604) e in terapia intensiva (271 vs 239), si apprende dal monitoraggio. Aumentano anche i decessi (137 vs 105).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni: decessi: +32 (+30,5 per cento); terapia intensiva: +32 (+13,4 per cento); ricoverati con sintomi: +444 (+17,1 per cento); nuovi casi: +12.114 (+11,1 per cento); casi attualmente positivi: +5.141 (+11,3 per cento); casi testati +9.072 (+2,4 per cento); tamponi totali: +20.344 (+3,2 per cento). “Nell’ultima settimana – ha affermato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – continua l’ascesa della curva dei nuovi casi, principalmente per l’incremento del rapporto positivi/casi testati, oltre che, in misura minore, dei casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva”.

Da metà luglio i nuovi casi settimanali sono aumentati da poco più di 1.400 ad oltre 12.000, con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8 per cento al 3,1 per cento, mentre i casi attualmente positivi sono più che quadruplicati: da 12.482 a 50.630. “L’aumento del rapporto positivi/casi testati – ha aggiunto il presidente Cartabellotta – se da un lato conferma una circolazione più sostenuta del virus, indipendentemente dal numero di tamponi effettuati, dall’altro lascia intravedere le prime criticità in alcune Regioni, rendendo indifferibile un potenziamento della capacità di testing”. In particolare, nella settimana 23-29 settembre, a fronte di una media nazionale del 3,1 per cento, svettano i valori di Liguria (6,4 per cento) e Campania (5,4 per cento).

Sul versante delle ospedalizzazioni, si registra un incremento dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, che in poco più di 2 mesi sono aumentati rispettivamente da 732 a 3.048 e da 49 a 271, con tassi più alti proprio nelle Regioni di centro-sud. “Se guardando al dato nazionale – ha aggiunto il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – i numeri appaiono ancora bassi e non fanno registrare al momento particolari sovraccarichi dei servizi ospedalieri, iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti”. In particolare al 29 settembre ben 6 Regioni, quasi tutte del Centro-Sud, registrano tassi di ospedalizzazione per 100.000 abitanti superiori alla media nazionale di 5,5: Lazio (12,2), Liguria (10,6), Campania (7,8), Sardegna (7,4), Sicilia (6,2) e Puglia (5,6).

“Che la situazione nazionale sia sotto controllo – ha detto il presidente Cartabellotta – è documentato anche dalla composizione percentuale dei casi attualmente positivi che si mantiene costante dai primi di luglio. Mediamente il 93-94 per cento dei contagiati sono in isolamento domiciliare perché asintomatici/oligosintomatici; il 5-6 per cento sono ricoverati con sintomi e quelli in terapia intensiva sono lo 0,5 per cento”. Tuttavia, anche per questo indicatore le differenze regionali accendono ulteriori spie rosse“. In alcune Regioni, infatti, la percentuale dei casi ospedalizzati è nettamente superiore alla media nazionale del 6,6 per cento: Sicilia (11,1 per cento), Lazio (10,2 per cento), Liguria (9,6 per cento) Puglia (9,2 per cento).

“Ormai da oltre 9 settimane consecutive – ha concluso Cartabellotta – i numeri confermano la crescita costante della curva epidemica e delle ospedalizzazioni: in assenza di variabili che portino ad una flessione della curva, bisogna prendere atto che il progressivo incremento dei casi attualmente positivi inizia a determinare dapprima segni di sofferenza del sistema di tracciamento da parte dei servizi territoriali e poi di sovraccarico ospedaliero, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud. Solo il potenziamento territoriale della gestione della pandemia permetterà di rallentare la risalita della curva epidemica: da un consistente rafforzamento del sistema di testing & tracing a misure adeguate di isolamento domiciliare per evitare contagi intra-familiari; da un’estensiva copertura della vaccinazione antinfluenzale (non solo delle categorie a rischio), al monitoraggio attivo dei pazienti in isolamento domiciliare”.

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