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Da Chiara Ferragni a Berlusconi, fino a Giorgio Armani: tutti i vip che hanno fatto donazioni agli ospedali lombardi per il Coronavirus

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 6 Ott. 2020 alle 13:34
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Immagine di copertina

I vip che hanno fatto donazioni agli ospedali lombardi per il Coronavirus

Vip, squadre di calcio, attori, influencer, gente comune: nella fase acuta dell’emergenza Coronavirus, tutti hanno fatto donazioni agli ospedali in tutta Italia e soprattutto in Lombardia, di gran lunga la Regione più colpita dal Covid-19. Gli ospedali lombardi hanno ricevuto in totale oltre 131 milioni di euro, una cifra enorme che non è tuttavia riuscita a coprire l’intero costo del Coronavirus per la sanità regionale: circa 895 milioni di euro. Sebbene non sia stata una somma sufficiente, è indubbio che il denaro raccolto tramite la beneficenza abbia dato un’enorme mano agli ospedali lombardi, soprattutto nel periodo di sovraffollamento a causa delle migliaia di ricoveri. Ma quanto hanno ricevuto i singoli ospedali e come sono state spese quelle somme? Da qualche settimana, queste domande hanno una risposta: due consiglieri regionali (Luigi Piccirillo e Marco Fumagalli del M5s) hanno infatti richiesto alle varie Asst e Ats i dati relativi alle donazioni alla sanità lombarda. Informazioni pubblicate poi in esclusiva da Il Fatto Quotidiano.

Le donazioni dei vip

Il totale raccolto durante l’emergenza Coronavirus ammonta, precisamente, a 131.704.226,75 euro. Questi fondi non sono stati utilizzati per la costruzione dell‘ospedale Covid in Fiera, finanziato dall’apposita Fondazione. Anche se Silvio Berlusconi, a marzo, ha erogato 10 milioni di euro per contribuire alla realizzazione della struttura. Al contrario, il San Raffaele ha ricevuto una donazione di 4,5 milioni di euro da Chiara Ferragni e Fedez: la coppia ha donato 100mila euro di tasca propria, mentre il resto è frutto di una raccolta sui social. Passando invece alla sanità pubblica, un grande donatore è stato il tennista Novak Djokovic, che insieme alla moglie Jelena ha fatto un’ingente donazione (cifra mai svelata) agli Ospedali di Treviglio-Caravaggio e Romano di Lombardia ad aprile.

La Giorgio Armani Spa invece ha donato 250mila euro all’Istituto tumori IRCCS di Milano, anche se la struttura sanitaria tiene a precisare che non aveva promosso nessuna raccolta fondi ufficiale. Stessa somma è stata donata da Ac Milan ad Areu Lombardia, l’agenzia che gestisce il servizio di 118: i soldi sono stati spesi soprattutto per l’acquisto di automediche. San Pellegrino Spa, la nota azienda di acqua minerale di San Pellegrino Terme (Bg), ha poi donato 100mila euro alla Ats Montagna, l’agenzia che gestisce il sistema di controllo sanitario in Valtellina e nei distretti montani delle province di Brescia, Como e Lecco. Alla Asst Bergamo-Est, quell’ospedale di Alzano Lombardo, sono invece arrivati in tutto 2.348.037,73 euro di beneficenza. Tra questi, 60mila sono stati donati dai tifosi della curva Nord dell’Atalanta.

Coronavirus, le donazioni dei cittadini

Oltre ai grandi nomi dei vip, sono stati altrettanto importanti tutti quegli anonimi cittadini che hanno deciso di rispondere alle campagne di sensibilizzazione sul Coronavirus e hanno donato delle cifre più piccole, in base alla propria disponibilità, agli ospedali. Da questo punto di vista, una delle strutture più ricche è sicuramente l’ospedale Sacco di Milano, punto di riferimento per le malattie infettive e hub covid della città che ha ricevuto 23.288.575 euro in denaro e quasi 2 milioni sotto forma di beni. Come sono stati spesi? La parte più consistente della somma, 6 milioni, per lavori di riammodernamento della struttura.

Il San Matteo di Pavia ha ricevuto 4.119.406 euro in denaro e 768.070 euro in beni in natura. Una discreta parte di quella cifra (395.142 euro) è stata utilizzata quasi subito per reperire mascherine e altri dispositivi di protezione personale a medici e infermieri della struttura. In mascherine chirurgiche sono stati spesi anche 241mila euro dei soldi donati alla Asst Ovest Milanese (città di Legnano e Basso varesotto), mentre i nosocomi di Valtellina e alto Lario, su un totale di oltre un milione e mezzo di euro ricevuti, hanno speso oltre 277mila euro per procurarsi mascherine e 37.671 euro per tamponi, reagenti e gel igienizzanti. Altra voce importante è quella dell’allargamento della pianta organica con contratti a tempo determinato. Lo hanno fatto all’ospedale di Vimercate (spesi 137.643 euro per infermieri e oss) e all’ospedale Sant’Anna di Como (72mila euro investiti).

Non bisogna poi sottovalutare le spese per lo smaltimento dei rifiuti, una voce di spesa divenuta enorme nei mesi dell’emergenza Coronavirus. All’Asst Franciacorta (provincia di Brescia) si è arrivati a spendere solo nei primi 5 mesi dell’anno oltre 406mila euro (in tutto l’anno prima, il 2019, la spesa era stata di 391mila euro). A Crema, in provincia di Cremona, sono arrivati 245mila euro di beneficenza: 11.575 sono stati spesi per attivare lo smart-working. La Asst di Lodi ha ricevuto invece un milione e mezzo: con 80mila euro si è deciso di attivare un “progetto welfare” per il benessere dei lavoratori dipendenti e loro famiglie.

Vietato donare a infermieri e medici

Infine, una curiosità: neanche uno dei 131 milioni di euro donati agli ospedali della sanità lombarda sono finiti nelle tasche di infermieri, medici o operatori sanitari. A vietarlo, il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro sanità pubblica (CCNL 2015-2018), che non ammette eccezioni alle voci che compongono lo stipendio di un infermiere. Tra quelle, ovviamente, non sono comprese le donazioni.

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