Sindaco del Casertano positivo al Coronavirus, assessore a TPI: “Ha partecipato a una festa con 56 invitati anche se aveva la febbre”

È successo a Francolise, un comune di poco meno di 5mila abitanti in provincia di Caserta. Il primo cittadino - medico anestesista - è risultato positivo insieme ad alcuni familiari

Di Davide Traglia
Pubblicato il 31 Mar. 2020 alle 09:56 Aggiornato il 31 Mar. 2020 alle 12:50
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Immagine di copertina

Sindaco del Casertano positivo al Coronavirus, assessore a TPI: “Ha partecipato a una festa con 56 invitati anche se aveva la febbre”

Siamo a Francolise, un comune di poco meno di 5mila abitanti in provincia di Caserta. Qui, per il momento, si contano sette contagiati da Coronavirus, di cui uno guarito. Tra i positivi, il sindaco Gaetano Tessitore – medico anestesista presso l’ospedale di Sessa Aurunca – sua moglie ed il figlio. Sotto accusa c’è una festa a cui il sindaco ha preso parte, la promessa di matrimonio del figlio, svolta il 7 marzo, dove si contavano circa 56 invitati, ora tutti in quarantena obbligatoria. Pochi giorni dopo, in effetti, Tessitore è risultato affetto da Covid-19 e, con lui, parte della sua famiglia. Ma ciò che ha portato gli abitanti del posto a pensare alla cerimonia come detonatore del contagio è soprattutto il fatto che, a questa, ha partecipato anche il fotografo, già sottoposto al test, positivo e quindi verosimilmente contagiato in quella occasione.

La situazione è resa ancora più complessa dalle polemiche che sono sorte subito dopo la positività del sindaco. In molti, infatti, hanno rimproverato a Tessitore di aver partecipato ai festeggiamenti nonostante – già alcuni giorni prima – avesse deciso di isolarsi, non recandosi al lavoro, perché raffreddato. Altri, invece, il fatto che – nonostante il profilo Facebook risulti aggiornato fino al 10 marzo – non abbia mai fatto alcun cenno ai cittadini del suo stato di salute e della auto-quarantena. Racconto, questo, che non è stato smentito dal Consigliere Comunale Saturnino Di Benedetto. Contattato da TPI, dichiara: “Da notizie apprese sembrerebbe che il sindaco si sia messo in malattia già nei primi giorni di marzo, salvo però uscire di casa e presenziare prima il matrimonio civile e dopo la promessa al ristorante. È quello che si sta raccontando in questi giorni – di cui non c’è piena certezza – fatto sta che comunque le persone che vi hanno partecipato sono state messe in quarantena”.

Sulla faccenda TPI ha contattato anche l’assessore Rosaria Lanna, che ha ammesso la partecipazione del sindaco alla cerimonia. “Sì – dice – è andato alla festa, ma era convinto di avere una semplice influenza, non si aspettava certo di avere il Covid-19. Inoltre, il 7 non erano ancora stati adottati i divieti e il ristorante ha rispettato la regolamentazione dei posti a sedere”. Lanna ha confermato anche che, nei giorni precedenti, Tessitore avesse deciso di non recarsi a lavoro all’ospedale: “Era di giovedì. La mattina avevamo delle commissioni importanti e, dovendo fare il turno di notte, non se l’è sentita di andare al lavoro con 37,2 di febbre. Perciò ha inviato il certificato medico e ha fatto svolgere a noi la commissione elettorale”.

“Comunque – chiosa l’Assessore – questa ghettizzazione che sta nascendo attorno a Francolise è davvero intollerabile. Il Coronavirus è un problema di tutti. Il nostro comune non detiene una palma al merito in funzione del fatto che il sindaco sia risultato positivo. Tutti i cittadini stanno rispettando in maniera ossequiosa le restrizioni adottate dal decreto del governo e dalle ordinanze di De Luca, oltre a quelle sindacali”.

Lanna tiene a precisare che nonostante il caos generato dal contagio del sindaco, moltissimi sono i gesti di solidarietà negli ultimi giorni, soprattutto da parte dalle aziende del posto. “Nei giorni scorsi l’amministratore della Sierolat spa ha donato al nostro piccolo comune 50mila mascherine. Lo ringraziamo tantissimo, è un regalo che questa gente si merita”, ha concluso. Le difficoltà maggiori, nel piccolo comune del casertano, si sono presentate per la somministrazione dei tamponi, effettuati con ampio ritardo. Per oltre una settimana, undici persone – tra cui i parenti del fotografo e un bambino cardiopatico, già operato al cuore – hanno aspettato invano di fare il test, nonostante le continue rassicurazioni dei servizi sanitari. Soltanto dopo la diffida legale di una famiglia e – a quanto pare da questo video – l’intervento del Consigliere Regionale Giovanni Zannini, il 118 si è deciso ad agire.

Una dinamica che, quando l’emergenza sarà conclusa, andrà sicuramente chiarita, se non altro perché si rischierebbe, altrimenti, di far passare l’idea che persino per un diritto sacrosanto come le cure mediche sia necessario lottare, agire per vie legali o l’intervento della politica. Intanto i risultati dei tamponi sono arrivati e, come comunicato sulla pagina del Comune di Francolise, degli undici analizzati solo uno è risultato positivo. Bisognerà comunque aspettare i prossimi giorni per avere maggiori certezze, dato che ancora ci sono cittadini che accusano dei sintomi febbrili.

Per farci spiegare i motivi del ritardo nella somministrazione e nell’analisi dei tamponi abbiamo contattato un medico che lavora in un ospedale in provincia di Caserta, che preferisce però restare nell’anonimato. “Uno dei maggiori problemi – ci dice – viene dal fatto che non tutti i laboratori della regione sono autorizzati ad analizzare i test e, in verità, neppure riuscirebbero a farlo, poiché non c’è abbastanza personale per farlo ruotare per 24 ore. Anche molti medici e infermieri che conosco hanno sintomi riconducibili al Covid-19 e, nonostante ciò, aspettano di fare il test”.

“In queste settimane – si sfoga il dottore – ho sentito dire che noi medici campani dobbiamo tenere in conto di ammalarci. È una assurdità. Non mi sono certo arruolato in Marina, dove so che se c’è una guerra potrei anche morire. La mia salute dovrebbe essere tutelata ma ciò in Campania viene fatto veramente poco. Siamo carne da macello: non ci stanno sottoponendo ai test perché sanno benissimo che, se li facessimo, saremmo in molti a risultare positivi, magari asintomatici, e gli ospedali si svuoterebbero”.

Intanto, nel comune di Francolise ci ha pensato lo stesso Consigliere Comunale Di Benedetto a sollecitare il Governatore della Campania. “Decine e decine di persone – si legge nel comunicato – sono in quarantena per aver avuto contatti diretti con i contagiati e questo inserisce certamente Francolise fra le aree della provincia da monitorare con attenzione particolare. […] Vi chiedo a nome della comunità di valutare l’attivazione di provvedimenti d’urgenza per consentire l’effettuazione dei tamponi nel nostro territorio e in quello campano, anche attraverso strutture o centri alternativi anche privati”.

“Come minoranza – ci spiega Di Benedetto – abbiamo chiesto la sospensione delle imposte locali fino al 30 giugno e l’istituzione di un centro di quarantena in una struttura comunale, poiché molti, non avendo una seconda abitazione, stanno contagiando i proprio familiari. È stata poi creata una task-force a Grazzanise con un gruppo che esce giornalmente per eseguire tamponi nel nostro comprensorio. Infine – conclude – ci siamo attivati per mettere a disposizione dei concittadini dei “test sierologici” da prendere direttamente in farmacia ma, al momento, la Federfarma li ha bloccati”.

La risposta della Regione – a Di Benedetto come a tutti quelli che, in queste ore, stanno chiedendo di fare test a tappeto (la Campania, ad oggi, è tra le ultime regioni per tamponi effettuati) – è stata l’incremento di 90 tamponi al giorno, rispetto ai 20-30 possibili fino a pochi giorni fa, in provincia di Caserta. Un passo avanti, certo. Ma è ancora poco, troppo poco.

Aggiornamento: il sindaco di Francolise è tornato a casa dopo due tamponi negativi, come confermato dall’assessore Lanna in questa intervista.

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