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“La vostra quarantena è finita”. Ma la classe non sapeva di dover stare isolata. L’Asl di Rieti nel caos

Di Paola Corradini
Pubblicato il 14 Nov. 2020 alle 19:02 Aggiornato il 14 Nov. 2020 alle 19:39
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È saltato tutto. In quindici giorni quella che era a tutti gli effetti un’emergenza è diventata una barca senza timone in balia dei venti e degli eventi dove si ritrovano pazienti e personale sanitario allo stremo. Rieti è lo specchio di ciò che accade in altri comuni italiani ma anche il simbolo di una Sanità martoriata, tagliata fino all’osso. Di un’Azienda sanitaria dove i numeri contano più delle persone con buona pace per medici, infermieri e pazienti che oggi sono stati travolti da una pandemia che ha fatto saltare il banco.

Al caos che ha travolto il capoluogo e i comuni della provincia, tra paure, ricoveri, reparti pieni, decessi e ritardi nella risposta del test molecolare, da qualche giorno più di un cittadino è stato contattato telefonicamente dall’ufficio monitoraggio e sorveglianza della Asl che comunicava la fine del periodo di quarantena lasciando chi era dall’altra parte senza parole visto che fino a quel momento nessuno aveva mai comunicato loro che erano stati a contatto con un positivo e che avrebbero quindi dovuto osservare i canonici giorni di isolamento. Addirittura un’intera classe delle superiori ha saputo di essere in quarantena solo dopo la chiamata della Asl. Cosa che non ha lasciato indifferenti i genitori che hanno chiesto chiarimenti alla direzione generale dell’azienda con una lettera. Ma questa è solo la punta dell’iceberg in giorni convulsi e senza fine per chi attende il risultato del test molecolare che, secondo quanto proclamato con un comunicato stampa, arriverebbe nel giro di 24 ore mentre in realtà c’è chi sta ancora aspettando da una settimana.

Per qualche fortunato la risposta è più celere. Inimmaginabile dice qualcuno. Ma anche l’ospedale De Lellis è vicino al collasso, per carenza di personale e mancanza di posti letto a fronte dell’enorme afflusso di malati a causa della rapida diffusione del Covid. Nei reparti di malattie infettive, terapia intensiva, Covid 1, 2 e 3 i posti letto sono tutti occupati da pazienti positivi, il pronto soccorso è una bomba a orologeria con le autoambulanze che continuano a sostare nel parcheggio con i pazienti a bordo in attesa dell’accettazione. Ma anche dentro la situazione è delicatissima con la bolla dove si ritrovano anche più di venti persone insieme in attesa dell’esito del tampone o di essere visitate.

“Ho potuto vedere con i miei occhi quello che sta succedendo al pronto soccorso – racconta Catia S. – con infermieri e medici sottoposti ad una pressione incredibile in questi giorni maledetti. Sappiamo tutti però che la colpa non è loro, si tratta solo di cattiva organizzazione”. Il personale è ormai sovraccaricato e gli ospedali vanno decongestionati e le istituzioni devono avere un ruolo importante. Forse si è sottovalutata una situazione che ora è sfuggita di mano ai più. Come riportato qualche giorno fa dal Ministero della Salute nel Lazio, c’è un ricoverato in terapia intensiva ogni 10, a Rieti, il doppio (1 su 5) quindi al De Lellis si registrano meno ricoveri ordinari ma un numero maggiore in rianimazione. E intanto il personale medico e infermieristico positivo supera le 70 unità con i colleghi che affrontano turni infiniti senza che da venti giorni, nei reparti più a rischio, non viene effettuato lo screening se non a casi sospetti. Per chi è venuto a contatto con un positivo ma non manifesta sintomi, niente tampone naso faringeo. Si va avanti a lavorare e con la sospensione, per tutti, delle ferie. Ed invece in questo momento il personale sanitario, quello che sta in prima fila sulle barricate, è la punta di diamante da difendere di un sistema sanitario che fa acqua da tutte le parti.

coronavirus rieti ospedale

Gli ultimi bollettini ASL riportano centinaia di positivi al Covid 19 giustificando il numero esorbitante con il recupero di tamponi effettuati anche dieci giorni prima. E intanto chi non ha sintomi non viene posto in quarantena, se non autoimposta, potendo essere un possibile contagio per tutte le persone che frequenta oltre che per la sua famiglia. Da parte sua la direzione aziendale si è scusata con i cittadini dichiarando che erano rimasti indietro con l’analisi dei tamponi perché i prelievi giornalieri erano superiori per numero a quelli che poteva analizzare il solo macchinario che avevano. Quindi dopo l’arrivo del secondo macchinario è arrivata la cascata di positivi con l’esito dei tamponi notificato con notevole ritardo. Come accaduto nel comune di Stimigliano dove il 9 novembre è stata comunicata al sindaco la positività di 13 bambini della scuola elementare cosa che in realtà il primo cittadino sapeva già dal 29 ottobre.

“I dati pubblicati dalla Asl in questi ultimi tre giorni – scrive il presidente della Provincia Mariano Calisse – non hanno alcun significato reale, i loro bollettini infatti riportano 10 nuovi casi ogni giorno ma questi non sono altro che tamponi di vecchia data riportati tutti ad oggi ed alcuni cittadini sono fortunatamente già guariti da tempo. Lo scrivo soltanto perché quei dati hanno generato ulteriore paura tra la popolazione. Ho potuto constatare l’enorme sforzo che stanno facendo direzione, personale medico e dipendenti ma continua ad esserci qualcosa che non va e francamente è assordante il silenzio della politica Regionale sul tema. Manca ancora una vera assistenza a domicilio dei positivi che dopo aver ricevuto l’esito del tampone restano soli tra ansie e paure”. Forse in un momento come questo una corretta comunicazione, basata sull’evidenza dei dati, sarebbe fondamentale per i cittadini confusi ed impauriti da dati, numeri, smentite. E il personale medico che vive in emergenza, che lavora in condizioni a volte pesantissime e con mezzi non sempre idonei a disposizione.

Questa mattina all’ospedale De Lellis sono state allestite, dagli Alpini del 9° Reggimento de L’Aquila, tre tensostrutture nella zona antistante il Pronto Soccorso per gestire l’emergenza legata ai pazienti Covid e ridurre la pressione sul presidio ospedaliero e sul Pronto Soccorso. Certamente un passo avanti, ma i 198 nuovi positivi di oggi dimostrano che se mancano tracciamento e tamponi tra il personale le tende saranno un aiuto momentaneo. In attesa che la tempesta si plachi.

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