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La denuncia dei riders romani: “Così le aziende violano il DPCM” | VIDEO

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 20 Apr. 2020 alle 18:09
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Anche in pieno lockdown, c’è una categoria che non si è mai fermata: i riders. Spesso sprovvisti delle più basilari misure di prevenzione e sicurezza, i fattorini dell’era digitale non hanno mai smesso di lavorare, perché sono  rientrati paradossalmente nella categoria di “lavoratori essenziali” per le direttive governative e al centro di numerose polemiche e denunce in questi giorni di lockdown e chiusura.

Avevamo già raccontato in un articolo le loro condizioni di lavoro, ma l’ultima denuncia in termini di tempo, viene dall’associazione Union Riders Roma. Le immagini del video si riferiscono a domenica sera, 19 aprile, e il Burger King è quello di Via Tiburtina a Roma. Come è facilmente intuibile è facile scorgere decine e decine di lavoratori a pochi passi l’uno dall’altro, che non mantengono quindi il metro di sicurezza, sprovvisti di mascherine e dispositivi di protezione. La stessa cosa è successa nel quartiere Ostiense, come dimostra questa foto:

Uno scenario che viola completamente tutte le disposizioni sulla sicurezza e sul distanziamento sociale. Duro il commento dell’Associazione dei lavoratori: “Lo Stato ha classificato la consegna a domicilio di fast food, sushi, pizza, gelato e tiramisù, come servizio essenziale tale da non chiudere i battenti neanche con una pandemia che ha fatto più di 23.000 vittime solo in Italia”.

E le vittime sembrano essere sempre, implacabilmente i più deboli: “Il sovraccarico di ordini comporta inevitabili assembramenti fuori dai ristoranti e a rimetterci sono, come al solito, i riders. Gli ultimi. Quelli che neanche in piena pandemia hanno guadagni orari garantiti. Quelli costretti a lavorare per mantenere un punteggio tale da accedere ai turni di lavoro delle settimane successive. Quelli che rischiano il contagio (di loro stessi e dei propri familiari), per garantire un qualcosa che più che necessità, sembrerebbe essere un più, un vizio”. L’appello è rivolto poi ai ristoratori e alle piattaforme gli unici in grado di attrezzarsi per evitare assembramenti. Sono proprio i lavoratori della Gig economy, che mentre tutto era fermo, hanno portato avanti l’Italia. Forse meriterebbero qualche forma di tutela in più.

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