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Coronavirus e plasma iperimmune, primario De Donno di Mantova: “La cura del sangue funziona”

L'ospedale Carlo Poma di Mantova e il San Martino di Pavia stanno sperimentando la cura con il plasma dei guariti dal Covid-19 e i primi risultati sono molto interessanti. Il sangue iperimmune ha suscitato però anche polemiche tra virologi

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 4 Mag. 2020 alle 12:20 Aggiornato il 4 Mag. 2020 alle 12:27
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Immagine di copertina
Plasma Credits: ANSA

Coronavirus e plasma iperimmune, De Donno: “La cura funziona”

All’ospedale di Mantova, in collaborazione con il San Matteo di Pavia, si lavora a una possibile terapia per il Coronavirus usando il plasma iperimmune dei pazienti già guariti dal COVID-19. Giuseppe De Donno, direttore di Pneumologia e dell’Unità di Terapia Intensiva respiratoria al Carlo Poma, parla di risultati molto positivi.

In un’intervista uscita sul Corriere della Sera il primario racconta di uno dei casi di successo: “In terapia intensiva c’è un ragazzo di 28 anni che si chiama Francesco. Giovedì era in un reparto Covid, venerdì la situazione è precipitata. Abbiamo chiesto al Comitato etico di poter usare il plasma, ci hanno dato il consenso. Dopo 24 ore era già sfebbrato e stava bene, ieri lo abbiamo svezzato dal ventilatore. È un ragazzo arrivato qui senza altre patologie oltre al Covid, doveva essere intubato e invece fra due giorni lo potremo restituire ai genitori. Sta così bene che poco fa mi ha mandato un messaggio scherzoso sul telefonino”.

Secondo De Donno, “la cura funziona. In tutto questo mese non abbiamo avuto decessi fra le persone trattate. Solo pazienti che sono migliorati fino a guarire oppure che si sono stabilizzati. Nessuno si è aggravato. Non è più aneddotica: abbiamo testimonianze e decorsi clinici di tanti pazienti. Abbiamo sottoposto tutto alla comunità scientifica, siamo in attesa di pubblicazione. Però vorrei precisare una cosa”. E il plasma sembra avere risultati rapidissimi: “Diciamo che la percezione viene dagli stessi pazienti, sono loro che ci dicono che il miglioramento è immediato; scompare la febbre, in alcuni casi scompare la tosse in modo istantaneo, i parametri respiratori funzionano. Ci raccontano di avere la sensazione di acquisire fin da subito un po’ di forza e benessere”. Le istituzioni al momento non stanno appoggiando la sperimentazione, come sottolinea De Donno: “Siamo soli al momento, ma stanno arrivando però pullman di donatori”.

La cura attenzionata dai Nas

Ma la cura del plasma iperimmune in corso all’ospedale Carlo Poma è finita anche nel mirino dei Nas. I carabinieri del nucleo antisofisticazioni hanno chiesto informazioni sulla donna incinta malata di Covid e guarita con l’infusione di plasma proveniente da un paziente infetto e poi guarito. La conferma è arrivata ieri dallo stesso De Donno, primario del reparto di pneumologia: “I Nas – ha detto – hanno fatto una semplice telefonata in ospedale per raccogliere sommarie informazioni su quello che stavamo facendo. Dopo quella telefonata non ho più sentito nulla e sono trascorsi alcuni giorni”.

Anche il direttore generale dell’Asst di Mantova, Raffaello Stradoni, conferma la telefonata e smentisce l’acquisizione di cartelle cliniche: “Non so perché – ha detto – i Nas si siano interessati della vicenda della donna incinta. Il protocollo sperimentale è rigido e consente il trattamento solo su alcuni pazienti con determinate caratteristiche”. Cosa sta succedendo, quindi? In primo luogo va specificato, come ha fatto notare lo scienziato Enrico Bucci, che di cura del plasma per il Coronavirus si parla già da tempo: il 27 febbraio scorso Lancet ha parlato del plasma autoimmune mentre il 2 marzo scorso è stata pubblicata una ricerca sul possibile ruolo dell’eparina nel COVID-19.

Sul plasma è polemica tra De Donno e Burioni

Anche se ormai la terapia sembra essere sdoganata, tanto che anche l’attore Tom Hanks e la moglie una volta guariti dal Covid-19 hanno donato il loro plasma, le polemiche non sembrano comunque arrestarsi. Soprattutto quella accesa fra De Donno e il virologo Roberto Burioni. Il primario di Mantova De Donno qualche giorno fa in uno status su Facebook successivamente cancellato aveva attaccato Burioni: “Il signor scienziato, quello che nonostante avesse detto che il Coronavirus non sarebbe mai arrivato in Italia, si è accorto in ritardo del plasma iperimmune”, aveva scritto in un post. “Forse il prof non sa cosa è il test di neutralizzazione. Forse non conosce le metodiche di controllo del plasma. Visto che noi abbiamo il supporto di AVIS glielo perdono. Io piccolo pneumologo di periferia. Io che non sono mai stato invitato da Fazio o da Vespa. Ora, ci andrà lui a parlare di plasma iperimmune. Ed io e Franchini alzeremo le spalle, perché…. importante è salvare vite! Buona vita, quindi, prof Burioni. Le abbiamo dato modo di discutere un altro po’. I miei pazienti ringraziano”.

Il tutto era nato dopo un video di Burioni in cui il dottore parlava della cura sostenendo che “non è nulla di nuovo”, perché in passato anche altre malattie sono state trattate in modo simile. Inoltre, raccontava Burioni, già in Cina si è sperimentata questa terapia. “Una prospettiva interessante, ma d’emergenza. Non può essere utilizzata ad ampio spettro”, diceva. Ricordando poi tutte le necessarie precauzioni e protocolli da rispettare. E poi aggiungeva: “(Questa cura) diventa interessantissima nel momento in cui riusciremo a stabilire con certezza che utilizzare i sieri dei guariti fa bene, perché avremo aperta una porta eccezionale per una terapia modernissima: un siero artificiale prodotto in laboratorio”.

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