Coronavirus, la Laurea in Medicina abiliterà alla professione senza attendere l’esame. Manfredi: “Subito 10 mila medici per il Ssn”

Svolta storica per i migliaia di neo-laureati che attendevano l'esame di Stato per esercitare la professione e contribuire a fronteggiare l'emergenza Covid-19

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 16 Mar. 2020 alle 20:06 Aggiornato il 17 Mar. 2020 alle 09:56
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Laurea in medicina abilitante alla professione medica

Laurea in Medicina definitivamente abilitante alla professione medica; un fondo di 50 milioni di euro per Università, Enti di ricerca e Istituzioni di Alta Formazione Artistica e Musicale; massima flessibilità per la restituzione dei fondi agevolati concessi agli Enti di ricerca. Sono alcune tra le novità più rilevanti contenute nel “Decreto Cura-Italia” approvato oggi, lunedì 16 marzo, dal governo, e annunciate dal Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi.

Rendere il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia immediatamente abilitante per l’esercizio della professione di medico-chirurgo significa per Manfredi “liberare immediatamente sul Sistema sanitario nazionale l’energia di circa diecimila medici fondamentale per far fronte alla carenza che lamentava il nostro Paese”. Migliaia di neo-laureati che attendevano da un mese, da quando cioè tutti i concorsi pubblici sono stati annullati e rimandati a causa dell’emergenza Covid-19, una nuova data per sostenere l’esame di Stato e iniziare a esercitare la professione. “Cogliamo questo momento di difficoltà per adeguarci per sempre e con positività anche alle esigenze di una società che cambia”, ha aggiunto il ministro.

Con il decreto, che stanzia 25 miliardi di euro per misure straordinarie di contenimento dell’emergenza Coronavirus e di sostegno a famiglie, lavoratori e imprese, viene anche istituito per l’anno 2020 un fondo denominato “Fondo per le esigenze emergenziali del sistema dell’Università, delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca” con una dotazione pari a 50 milioni di euro, che sarà ripartito successivamente con uno o più decreti. “Fronteggiare l’emergenza Coronavirus significa dare risposte immediate ma con una visione che consentano all’Italia di guardare in prospettiva al medio-lungo periodo”, ha sottolineato Manfredi.

“L’Università rappresenta il motore dello sviluppo del Paese, la testa che guida verso il cambiamento e deve saper dare l’esempio a tutti gli altri. Il sistema universitario ha sin dall’inizio mostrato grande collaborazione e capacità di adeguarsi rapidamente alle nuove esigenze poste da questa emergenza, e di questo ringrazio la Crui e tutti i rettori. In questa direzione, mi sono sentito di chiedere un ulteriore sforzo, sempre nell’interesse dei nostri studenti, a cui stiamo assicurando la continuità didattica, proponendo di posticipare anche il pagamento delle tasse universitarie al 30 maggio”, ha concluso il ministro dell’Università e della Ricerca.

​Il decreto “Cura Italia” ha assorbito quasi l’intera dote dei 25 miliardi stanziati per far fronte all’emergenza Coronavirus, finanziati in deficit per 20 miliardi. L’effetto leva, come ha spiegato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel collegamento da Palazzo Chigi, sarà di circa 350 miliardi. Ad aprile seguirà un secondo intervento in cui saranno probabilmente prorogate le misure adottate con questo primo decreto.

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