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Coronavirus, l’infermiera entrata in contatto con il paziente 1 ha violato la quarantena

La donna è stata costretta ad andare all'ospedale di Lodi per richiedere gli esami necessari per il Coronavirus

Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 23 Feb. 2020 alle 13:42 Aggiornato il 23 Feb. 2020 alle 14:05
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Immagine di copertina
Infermieri Credits: Ansa

Coronavirus, infermiera di Codogno viola la quarantena: ecco perché

“Sono a casa in quarantena da ieri, perché mi trovavo in servizio nel reparto di Medicina generale, all’ospedale di Codogno, a contatto con il cosiddetto paziente 1, che ora è ricoverato a Pavia, ma non mi è ancora stato fatto il tampone di controllo. A me come ad altre colleghe. Le sembra normale?”. Lo sfogo della signora, che accetta di parlare con TPI (un’infermiera che preferisce non rivelare il suo nome), è piuttosto accorato.

L’infermiera, qualche ora dopo aver rilasciato questa intervista, vista l’agitazione per via della febbre e la mancanza di informazioni, è uscita violando la quarantena ed è andata all’ospedale di Lodi dove si è fatta fare il tampone. In serata dovrebbe conoscere  l’esito del test.

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E viene proprio dal cuore della zona dolente del Coronavirus italiano. Come sta, innanzitutto?

Ho una forma di raffredamento che da ieri è peggiorata e inizio ad avere un po’ di febbre: 37.3. Ma ancora niente tampone. Iera sera sono stata un’ora al telefono col 112, senza riscontro. Adesso (sono le 14 di sabato 22) un’altra ora con loro, ma non si sa, c’è vaghezza. Due colleghe con febbre so che però le hanno portate all’Ospedale Sacco di Milano, sottoposte a tampone.

È stata molto a contatto con il paziente 1?

Gli ho messo l’ossigeno, tolto la flebo… Queste cose normali. Ma non ho dovuto lavarlo per esempio. Io e altre siamo state a contatto pomeriggio, sera e mattina con lui.

Ma com’è possibile che non le abbiano ancora fatto il tampone per verificare l’eventuale positività al virus?

Non ne ho idea, anche perché l’hanno fatto a tutti i medici dell’ospedale, mi risulta, e ad altri paramedici. Inoltre, cosa singolare, il personale in servizio venerdì, cioè il giorno successivo al passaggio del paziente 1, ha avuto il tampone. Ma non le persone direttamente coinvolte. Il medico competente dell’ospedale ci ha ordinato di stare in quarentena per 14 giorni, sino al 2 marzo, e poi tornare al lavoro. Devono aver fatto anche male i conti, perché febbraio ha 29 giorni, quindi 14 sarebbe il 6 marzo, non il 2.

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Pensa che l’emergenza sia stata gestita con leggerezza o approssimazione lì a Codogno?

Il medico competente ci ha dato un numero da chiamare, che credo abbiano istituito per l’evenienza, ma non dà segno di vita. Poi si sono affrettati a fare uscire una circolare per dire che non avremmo dovuto comunicare notizie false in giro. Non dico niente di falso se ribadisco che non mi è stato ancora fatto il tampone e non mi sembra una cosa normale.

È vero che trasferire il paziente 1 dal pronto soccorso al reparto di Medicina generale senza isolarlo, in presenza di un quadro clinico molto sospetto, è stato un errore?

Non conosco esattamente le dinamiche e quindi su questo preferisco non esprimermi. Però qualche dubbio mi rimane». È a casa da sola? «In questo periodo, sì. C’è una persona che normalmente vive con me, ma è altrove. Anche se ci hanno detto che qualcuno potrebbe stare con chi è in quarantena, purché indossi la mascherina, non si dorma assieme… Basterebbero precauzioni basiche di questo tipo.

Che opinione si è fatta della situazione Coronavirus in Italia e sugli sviluppi?

Una persona risultata positiva si è presentata ieri a Codogno da fuori, mi riferiscono, quindi sono sicura che lì la cosa non potesse essere contenuta. Il virus stava già circolando. So di gente tornata a lavorare apposta in ospedale perché ormai mancava personale. Per il resto, speriamo: ho la sensazione che siamo solo all’inizio.

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