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Ippolito (Spallanzani): “Speranza per vaccino e nuove cure. Il nostro sistema sanitario oggi è preparato”

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Giuseppe Ippolito, direttore dell'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma. Credit: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Ippolito (Spallanzani): “Speranza per vaccino e nuove cure. Il nostro sistema sanitario oggi è preparato”

“Il virus esiste, circola, è tra noi, non è mutato”. Lo ha affermato il professore Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma, in un’intervista al quotidiano Il Messaggero. Ma il sistema sanitario italiano è molto più preparato oggi a gestire una nuova ondata di epidemia di Coronavirus rispetto alle prime fasi della pandemia. “Dobbiamo resistere sei mesi” ha dichiara il direttore, finché non arriverà il vaccino.

Ieri infatti, proprio allo Spallanzani, è cominciata ieri la sperimentazione del vaccino italiano per la Sars-Cov-2, inoculato su 90 volontari. E se tutto va come ci si augura il vaccino definitivo potrebbe essere pronto in primavera. “Nei prossimi tre mesi inizieremo ad avere i dati sull’efficacia del vaccino che abbiamo iniziato a sperimentare. Non si tratta di arrivare prima degli altri – dichiara Ippolito – ciò che importa è fare bene le cose. E avere un vaccino italiano per Sars-CoV-2 è importantissimo, non dipenderemo da latri Paesi”.

La fase 1

Il GRAd-COV2, il candidato vaccino italiano contro il virus del Covid-19, è è stato inventato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera di Castel Romano. I 90 volontari sono stati suddivisi in due gruppi per età: 45 tra i 18 e i 55 anni e altrettanti di età superiore ai 65 anni. “Sono persone rispondenti a tutti i requisiti, si lavora in massima sicurezza – spiega Ippolito – sono tutti in condizioni ottimali. La fase 1 servirà a capire la risposta: se sviluppano gli anticorpi, se sviluppano due tipi di immunità, cellulare e umorale. Questa è la fase 1 e la valutazione viene fatta per otto volte nel corso delle 24 settimane necessarie. Successivamente la fase 2 riguarderà più pazienti, per arrivare infine alla 3. Nel frattempo bisogna sviluppare un modello per la produzione, cosa che già sta facendo ReiThera”.

“Tutto deve essere fatto al meglio, senza correre”

Nel mondo ci sono già diversi vaccini, alcuni in fase molto avanzata ma “è necessario aspettare la sperimentazione” e dichiara Ippolito. ” A oggi ci sono più tecnologie, dobbiamo vedere quale è la migliore – e aggiunge “non ci devono essere salti in avanti, tutto deve essere fatto al meglio, senza correre troppo”. Riguardo alle tempistiche invece specifica che “per una previsione mi affido a ciò che ha detto negli Stati Uniti, il professore Anthony Fauci, direttore dell’Istituto malattie infettive americano: vaccini su vasta scala potrebbero essere pronti nel primo trimestre 2021, ma dipende da come andranno le sperimentazioni – continua Ippolito – Lasciamo perdere quanto dicono Putin o la Cina. Oggi la rivista Science, giustamente, spiega quanto sia pericoloso saltare le fasi necessarie alla sperimentazione”.

Oltre al vaccino nuove cure

“Abbiamo un sistema sanitario già più preparato rispetto a prima – ribadisce il professore. – Inoltre, speriamo di avere presto gli anticorpi monoclonali, che sono in fase di studio, una delle opzioni possibili prima del vaccino. Sono un farmaco, un grande strumento, e su questo potremo ragionare già nei mesi a venire. Possono essere utili per trattare o per fare profilassi su pazienti ad alto rischio. Sfruttiamo la grande competenza dei medici italiani, l’esperienza che hanno maturato nell’affrontare la malattia. Dobbiamo però esser tutti molto attenti, riducendo al minimo i rischi di esposizione. vanno applicate con scrupolo le misure di contenimento. Diciamo la verità, negli ultimi tempi questa attenzione è mancata. Come dice anche il professore Alberto Mantovani, le prove scientifiche sono l’unica cosa che conta, e ci dicono che il virus esiste, circola, è tra noi, non è mutato”.

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