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A Brescia isolato ceppo meno potente del Coronavirus. Il virologo: “Qualcosa sta succedendo, virus meno aggressivo”

La scoperta è stata fatta nel laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili diretto dal virologo Arnaldo Caruso

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 26 Mag. 2020 alle 08:38
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Immagine di copertina

Coronavirus, a Brescia isolato ceppo meno potente del virus

Da Brescia potrebbe arrivare la prima prova scientifica che dimostrerebbe la perdita di aggressività del Coronavirus: nel laboratorio di Microbiologia dell’Asst Spedali Civili, infatti, è stato isolato un ceppo del virus meno potente di quello conosciuto finora. Ad anticipare i dettagli di quella che diverrà presto una pubblicazione scientifica è il direttore del laboratorio di Brescia, il presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv) Arnaldo Caruso. In un’intervista all’Adnkronos, infatti, Caruso conferma che una variante del Covid-19 “estremamente meno potente” è stata isolata nel laboratorio da lui diretto. “Mentre i ceppi virali che siamo stati abituati a vedere in questi mesi, che abbiamo isolato e sequenziato, sono bombe biologiche capaci di sterminare le cellule bersaglio in 2-3 giorni, questo per iniziare ad attaccarle ha bisogno minimo di 6 giorni”, ovvero il doppio del tempo.

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Secondo Caruso questo dimostrerebbe quello che già da qualche giorno gli esperti stanno rilevando, ovvero una perdita di aggressività del Coronavirus: “È tanto vero che sta perdendo forza che ogni giorno vediamo tamponi naso-faringei positivi non più in modo forte, bensì debole”. La prova molecolare di “infezioni molto leggere, quasi inapparenti. Si vede il virus in dosi molto, molto ridotte”. Caruso poi racconta come si è arrivati a questa scoperta: “È successo che mentre ultimamente arrivano tutti questi tamponi con bassa carica virale, ce ne è capitato uno con carica molto alta e la cosa ci ha stupito”. Una sorpresa ancora più grande considerando che “questo soggetto era completamente asintomatico. Siamo dunque andati a isolarne il virus, scoprendo che in coltura era estremamente più debole dei precedenti”.

Gli scienziati, dunque, hanno messo a contatto in vitro la variante del virus con cellule buone da aggredire scoprendo che il virus “non riusciva nemmeno a ucciderle tutte”. Anzi solo “per cominciare ad attaccarle necessitava di almeno 6 giorni” contro le 48-72 ore sufficienti ai classici ceppi per “divorare” le cellule a disposizione. Il virologo ci tiene a sottolineare che non è detto che questa variante del Covid-19 stia effettivamente circolando, ma si dice anche ottimista per il futuro, augurandosi che possa essere questa l’evoluzione naturale del virus. “Non sappiamo ancora se e quanto circoli questa variante, né se sia geneticamente diversa dalle altre. Possiamo però dire che qualcosa sta succedendo. Queste varianti virali più attenuate potrebbero essere la base di una futura evoluzione del Covid-19 in senso positivo”.

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