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Coronavirus, il direttore sanitario dello Spallanzani: “Sintomi più lievi, probabile riduzione della virulenza”

Francesco Vaia ha dichiarato che nell'ospedale romano sono in cura molti pazienti asintomatici o lievemente sintomatici, segno che il virus potrebbe essere meno aggressivo rispetto a due mesi fa

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 19 Mag. 2020 alle 21:17
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Coronavirus, il direttore sanitario dello Spallanzani: “Probabile riduzione virulenza”

Secondo Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani, è probabile una riduzione della virulenza del Coronavirus, anche se sottolinea che non bisogna abbassare la guardia nella lotta al virus. “Non bisogna abbassare la guardia, soprattutto in questa fase, in cui abbiamo dei dati su Roma e sul Lazio che sono incoraggianti e che confermano la bontà del lavoro che abbiamo fatto tutti insieme: operatori sanitari, cittadini e media, ognuno dando il proprio contributo” dichiara Vaia in un’intervista all’Agi. Lo Spallanzani di Roma, che si è occupato dei primi due casi di Coronavirus Italia, i due turisti cinesi provenienti da Wuhan, al momento ha in cura 102 pazienti di cui 49 positivi al Covid-19 e 53 sottoposti a indagini.

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Nulla a che vedere con i numeri delle settimane scorse, soprattutto per quanto riguarda i ricoveri nelle terapia intensive. “Adesso abbiamo molti pazienti ‘grigi’. Noi li chiamiamo così. Si tratta di pazienti asintomatici o lievemente sintomatici, che sono aumentati e che stiamo studiando. In questo momento, nel nostro ospedale, si trova, quindi, un numero alto di questi pazienti e un numero inferiore di pazienti clinicamente evidenti. Tanto è vero che le terapie intensive si stanno svuotando. Allo Spallanzani è praticamente vuoto il reparto di terapia intensiva”.

“È corretto dire che i nuovi pazienti hanno sintomi più lievi. Da un punto di vista dell’osservazione è giusto dire così, ma dobbiamo capire, dobbiamo studiare questo dato. Probabilmente, come si verifica in tutte le fasi epidemiche, nella coda dell’epidemia assistiamo a una riduzione della virulenza. Però queste sono tutte osservazioni che facciamo oggi ad alta voce, ma che dovranno avere poi una base scientifica. Oggi possiamo dire che sulla base delle osservazioni i nuovi pazienti hanno sintomi più lievi, ma si tratta di un dato empirico e non scientifico”. Vaia, infatti, sottolinea che “le esperienze passate di tutte le epidemie ci dicono che il virus muta man mano che si diffonde nel tempo e nei luoghi. Dunque, non è improbabile che il virus possa mutare e diventare meno virulento. Non è improbabile. Tutte le epidemie hanno sempre una coda di minor diffusione, di minor contagiosità, ma soprattutto di minor virulenza”.

Per quanto riguarda le cure, invece, il direttore sanitario dello Spallanzani specifica che “oggi ne abbiamo alcune a disposizione, tra queste anche quella al plasma, che è in fase sperimentale. Però non si tratta di un atto di prevenzione. Il vaccino è l’atto di prevenzione che metterà la parola fine al virus. Quello con il plasma è un atto di terapia che si fa su una persona malata”. Sulla cura del plasma Vaia sottolinea che “bisogna trovare dei donatori guariti e non è sufficiente che il donatore guarito abbia sviluppato anticorpi tout court: devono essere anticorpi neutralizzanti. Ad oggi noi dello Spallanzani abbiamo fatto ricorso alla terapia al plasma in un solo caso: con un bambino ricoverato all’ospedale Bambino Gesù. Insomma, è una terapia che stiamo comunque sperimentando”.

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