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Coronavirus, l’assessore di Brescia a TPI: “Il Governo non ha inquadrato bene la situazione. Riceviamo più aiuti dall’estero che dall’Italia”

Alessandro Cantoni a TPI denuncia: "Sia Stato che Regione non hanno ben compreso il grido d’aiuto che viene dalla nostra città. Le terapie intensive qui sono al collasso e siamo addirittura costretti a trasferire i pazienti in Germania"

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 30 Mar. 2020 alle 19:39 Aggiornato il 30 Mar. 2020 alle 20:02
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Coronavirus, l’assessore di Brescia a TPI: “Riceviamo più aiuti dall’estero che dall’Italia”

Alessandro Cantoni è assessore del Comune di Brescia alle Politiche per la Casa e alla Partecipazione dei Cittadini, è un ingegnere, un giovane amministratore come molti di quelli che in questi giorni lavorano per dare risposte a cittadini sempre più disorientati e, purtroppo, sempre più vulnerabili. Lo incontriamo per capire cosa sta accadendo a Brescia, una delle città più colpite dall’emergenza Coronavirus.

Qual è la situazione oggi a Brescia? Ci sono miglioramenti?
Purtroppo no. A Brescia non siamo in una parabola discendente come sta avvenendo in altre città. Abbiamo circa 350 contagiati al giorno identificati, ma in realtà sono molti di più, e 70-80 decessi al giorno. Non riusciamo a contenere il contagio e soprattutto non riusciamo a comprendere come mai le nostre richieste d’aiuto non vengano ascoltate.

 Che cosa avete chiesto?
Abbiamo chiesto cose molto semplici, si tratta di richieste fatte da indicazioni dei medici di base e dai primari della terapia intensiva, ovvero effettuare tamponi a tutte le famiglie che hanno un solo sintomo. I familiari escono per fare la spesa, vanno in farmacia, vanno a lavorare e possono contagiare altre persone. I numeri che ci vengono detti non sono reali. Tutti gli amministratori hanno una rete di relazioni, sappiamo di avere cittadini a casa con la febbre, alcuni non riescono nemmeno a chiamare l’ambulanza. Non possono fare il tampone e probabilmente in tantissimi sono positivi.

Come sta reagendo il governo?

Siamo in un limbo, non riusciamo a far capire al Ministro Speranza, al Presidente del Consiglio e alla Protezione Civile che probabilmente non hanno inquadrato bene la situazione, che abbiamo bisogno di medici, di infermieri e attrezzature necessarie per curare i nostri malati. Questo lo dico senza fare alcuna polemica: vogliamo essere pratici e concreti, sia Stato che Regione non hanno ben compreso il grido d’aiuto che viene dalla nostra città.
I medici degli ospedali ci fanno capire che non hanno abbastanza personale e persone specializzate, oltre 300 dipendenti dell’ospedale sono a casa in quarantena perché positivi, e non è possibile mettere in TU infermieri che si sono laureati il 13 marzo.

Chi vi sta aiutando?

Non riusciamo a capire perché le regioni vicine non ci stanno dando una mano soprattutto per quanto riguarda le terapie intensive che qui sono al collasso costringendoci addirittura a trasferire i pazienti in Germania! Riusciamo a chiamare e coinvolgere infermieri e medici che ci vengono mandati dall’estero, dall’Albania, dalla Slovenia. Risulta evidentissimo che da questa tragedia va completamento rivisto il servizio sanitario nazionale. Anzi, non esiste davvero un servizio sanitario nazionale.

I 400 milioni annunciati dal Presidente Conte saranno sufficienti per i comuni?
Possiamo già dire che è una cifra insufficiente, ci aspettiamo la nostra quota parte, ma stiamo parlando di briciole. L’auspicio è che sia un primo step che possa essere integrato con step successivi a brevissima scadenza. Fortunatamente noi siamo già pronti da tempo con un regolamento, che indica come spendere queste risorse, perché già avevamo pensato ad un fondo di questo tipo per le famiglie bisognose.

Viene da pensare che siano indispensabili, i volontari, più che le istituzioni.

Abbiamo la fortuna di aver creduto nello strumento di partecipazione dei consigli di quartiere, in seguito all’abolizione delle circoscrizioni. Queste realtà ci stanno aiutando a coordinare e reclutare oltre 500 volontari che aiutano con spese, acquisto farmaci e quant’altro viene richiesto con urgenza. Senza di loro saremmo perduti.

Cosa dovrebbe fare lo Stato?

Lo Stato deve fare lo Stato: supportare dal punto di vista economico le persone che hanno perso un lavoro, chiuso le aziende, studi professionali o negozi e tutte le realtà connesse. Gli interventi di cui parliamo sono insufficienti. Inoltre l’aiuto più importante in questa fase è quello di avere una regia capace di capire le difficoltà del nostro sistema sanitario.

Le varie disposizioni ministeriali devono, a mio avviso, essere divise per zone. Non tutte le città sono uguali, anzi presentano criticità diverse. Noi di Brescia, Bergamo e hinterland dovremmo ricevere maggiore attenzione. Stiamo, per esempio, finendo le bombole dove trasferire l’ossigeno per i pazienti che si trovano a casa. Ripeto, non si possono fare disposizioni per tutta l’Italia, perché le condizioni sono diverse. Invece tutta l’Italia dovrebbe aiutare le zone più colpite: abbiamo fatto l’Italia e ora dobbiamo fare gli italiani.

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