Allarme tamponi in Italia: “Le aziende che li producono stanno finendo le scorte”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 26 Mar. 2020 alle 08:21 Aggiornato il 26 Mar. 2020 alle 08:22
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Coronavirus, allarme tamponi in Italia: “Le aziende stanno finendo le scorte”

L’Italia ha bisogno di tamponi ma le notizie che arrivano nelle ultime ore non sono rassicuranti. Secondo un’inchiesta di Repubblica, “le aziende che producono gli strumenti usati per il prelievo, bastoncini simili ai cotton fioc, e soprattutto quelle che forniscono i reagenti, stanno finendo le scorte. Con l’allargamento della pandemia in Europa e Usa cresce la domanda di materiale. E i tamponi sono la prima cosa richiesta dai servizi sanitari degli Stati per arginare il Coronavirus. La concorrenza si allarga e in Italia si teme di non ricevere più il materiale, o averne scarsa disponibilità nel giro di poche ore”.

“È una situazione drammatica, ci stanno trattando come carne da macello”, raccontava a TPI Pierino Di Silverio, rappresentante nazionale del sindacato Anaao Assomed giovanile, che denunciava uno dei più grandi paradossi per i medici in prima linea nella lotta al Covid-19: a un medico che entra in contatto con un paziente poi risultato positivo al Coronavirus oggi non viene fatto il tampone, almeno finché è asintomatico. Ben diverso è ciò che accade, ad esempio, ai calciatori: come abbiamo visto nel caso di Gabbiadini, al test è stata sottoposta tutta la Sampdoria (e a risultare positivi sono stati altri 4 giocatori e un membro dello staff sanitario della squadra). Sembra che per alcune categorie di persone i tamponi ci siano eccome.

Il primo è stato Daniele Rugani della Juventus a cui è stato fatto il tampone, come raccontato dalla fidanzata Michela Persico (anche lei positiva) al direttore di TPI, Giulio Gambino, dopo “qualche linea di febbre, nulla di più”. Immediatamente la Juve ha adottato tutte le misure previste dalle autorità sanitarie. A ruota poi sono scattati i controlli, con relativo tampone, per tutti i compagni di squadra del difensore e lo staff. Tutti negativi, tranne i calciatori Matuidi e Dybala (positiva anche la fidanzata Oriana).

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A oggi i giocatori di Serie A positivi al Coronavirus sono una quindicina tra cui i tre juventini (Rugani, Matuidi, Dybala), Gabbiadini, Cutrone, Pezzella, Depaoli e Sportiello. Nella lista “sportiva” anche Paolo e Daniel Maldini. Rispettivamente ex bandiera e ora dirigente del Milan e attaccante della Primavera rossonera (già convocato in prima squadra). “Il tampone? All’ inizio non è stato possibile, perché i miei sintomi per quanto forti potevano essere quelli di una normale influenza – ha raccontato Paolo al Corriere della Sera.

Ma quanti tamponi vengono effettuati in Italia? Il 25 marzo è stato il giorno in cui in Italia sono stati fatti più tamponi da inizio epidemia: 27.500, con un numero di positivi analogo a martedì (intorno a 5.200), quando i test sono stati 21.500. Con più tamponi, invece, ci si aspetterebbe un aumento delle diagnosi. Ma il numero di esami per molti non basta. A parte i tanti che in tutta Italia chiedono di farli a medici e infermieri, propongono di farli a tappeto anche 81 sindaci della Città metropolitana di Milano. Hanno scritto una lettera dopo aver parlato con i medici di base e denunciano come “l’epidemia sia più diffusa di quello che appare dai dati ufficiali.

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Nelle ultime ore Umberto Rosini, Technical Project Manager del Dipartimento della Protezione Civile, ha riconosciuto che anche il dato dei tamponi eseguiti finora in realtà potrebbe trarre in inganno. Si tratta infatti del totale dei tamponi eseguiti e non del totale delle persone testate.

Il numero di persone testate potrebbe quindi, nel complesso, essere molto inferiore rispetto a quanto finora pensato, indicando ancora una volta che sono sottoposte al test solo le persone con chiari e gravi sintomi. Questo perché a molti soggetti vengono fatti più tamponi: una categoria di soggetti che subiscono (almeno) un doppio tampone sono sicuramente coloro che possono essere definiti “guariti da Covid-19”.

Fausto Baldanti, direttore del laboratorio di Pavia e membro della task force della Lombardia, ha una posizione diversa e spiega a Repubblica: “Da noi sono stati fatti quelli necessari. Per il momento non abbiamo problemi a reperire il materiale, anche se la produzione mondiale non è infinita. Non ci dimentichiamo che la nostra strategia, che sta dando risultati, è quella di identificare i positivi e i contatti e poi creare le zone rosse. Se poi vogliamo fare i tamponi a 60 milioni di italiani, dobbiamo ricordarci che vanno ripetuti ogni 3 giorni, perché nessuno garantisce che chi non è positivo oggi non lo sarà domani.

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