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Il Coronavirus aggredisce l’intero organismo: lo studio che lo dimostra (di M. Fanni Canelles)

Immagine di copertina
Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Il Coronavirus non aggredisce solo i polmoni ma anche cuore, cervello, fegato e reni. Ma questo, ad eccezione dell’intestino che spesso è colpito, avviene nelle forme gravi, in bassa percentuale, quando il sistema immunitario disfunziona e quando la cascata infiammatoria è eccessiva. Lo afferma anche una ricerca pubblicata sulla rivista Science. Sembra infatti che il Covid-19 agisca in modo diverso da qualsiasi altro virus noto. Il virus utilizza i recettori ACE2 per penetrare nelle cellule e questi sono presenti sia nel cuore, polmone, intestino che nei reni ed anche nelle vie biliari. Ma la diffusione e l’aggravamento della malattia in tutto l’organismo sembra legata ad una cascata citochinica e infiammatoria. Nei casi gravi si scatena una reazione esagerata e fuori controllo del sistema immunitario con il risultato finale che porta a morte per una sindrome molto simile alla coagulazione intravasale disseminata.

POLMONE – L’organo principalmente colpito, come ho spiegato nei miei articoli precedenti, è il polmone. Questo si ammala per una polmonite di tipo interstiziale e per una cascata infiammatoria e microembolica mediata dalle citochine che coinvolge oltre gli alveoli anche i vasi del sangue. Di questo ne abbiamo già parlato, ma questi stessi aspetti patologici sembrano essere la causa principale del peggioramento della funzione degli altri organi.

CUORE – Da tempo si sa che le infezioni respiratorie aumentano il rischio di insorgenza di eventi cardiocircolatori come l’infarto miocardico e cerebrovascolari come l’ictus. Anche nella Sars-CoV-2 sono state registrate complicanze cardiovascolari nei pazienti contagiati. Come abbiamo detto e come è scritto nelle pubblicazioni scientifiche (Jama Cardiology) Covid-19 determina un aumento rapido della risposta infiammatoria, che coinvolge anche i vasi sanguigni. Questo aumenta il rischio di vasculiti (infiammazione dei vasi del sangue) e di miocarditi (infiammazione del cuore), nei casi più gravi responsabili di aritmie cardiache fatali. L’eccessiva risposta infiammatoria provoca anche una cascata ipercoagulativa con aumentato rischio di trombosi e quindi di infarto miocardico ed embolie polmonari.

CERVELLO – Diversi studi evidenziato le possibili ripercussioni di Covid-19 a livello del cervello e anche un’infezione diretta del virus nelle cellule del sistema nervoso. Partendo dall’anosmia (perdita dell’olfatto), sono state riscontrate altre condizioni neurologiche concomitanti all’infezione da Sars-CoV-2: dalla sindrome di Guillain Barrè alla nevralgia del trigemino, fino all’encefalopatia emorragica necrotizzante. La maggior parte dei quadri di Covid-19 con interessamento neurologico sembrano attribuibili alla disfunzione immunitaria e alla tempesta citochinica, cioè al meccanismo base di azione sopra descritto. Ma i casi di ictus cerebrale provocati dal virus sono dovuti al solito meccanismo ipercoagulativo che porta all’infarto cerebrale come a quello cardiaco e anche renale.

RENI – Nelle autopsie finora condotte, si è visto che un terzo dei pazienti è deceduto a causa di un’insufficienza renale acuta e infarto renale, ed anche questo aspetto sembra relativo all’infiammazione e all’ipercoagulazione che deriva dalla infezione Covid-19.

INTESTINO – Studi condotti in passato sul virus della SARS (SARS-CoV) avevano segnalato l’individuazione di quest’altro Coronavirus, stretto parente dell’attuale SARS-CoV-2, nelle biopsie dell’apparato digerente e nelle feci. Questi riscontri e il rilievo attuale del Covid-19 nelle feci forniscono la spiegazione dei sintomi gastrointestinali che presentano alcuni pazienti affetti oggi da Covid-19 (nausea e diarrea), come anche di un possibile trasmissione per via oro-fecale del virus. Questo viene eliminato nell’ambiente dai pazienti sintomatici ma anche dai soggetti contagiati ma asintomatici e di quelli con lievi sintomi gastrointestinali in fase precoce di malattia.

FEGATO – Meno chiare sono invece le conseguenze dell’infezione da Sars-CoV-2 a livello del fegato. Nei casi più gravi di Covid-19 è stata spesso rilevato un aumento degli enzimi epatici e della bilirubina. Fino al 60 per cento dei pazienti colpiti da SARS mostrava segni di danno epatico. L’epato-tossicità associata a SARS-CoV-2 potrebbe rappresentare una vera e propria forma di epatite virale, a partenza dalle vie biliari dove il virus può inserirsi, ma anche un effetto secondario della terapia medica (indotto da anti-virali, antibiotici e steroidi) o essere frutto della reazione esagerata del sistema immunitario. In un’analisi pubblicata sulla rivista Liver International si evidenzia però come al momento non si sa se Sars-CoV-2 infetti direttamente il fegato né quali siano la frequenza e le caratteristiche del danno epatico che può colpire i pazienti affetti da Covid-19.

BAMBINI – Infine nelle ultime settimane è stato osservato un aumento della frequenza di bambini affetti da malattia di Kawasaki. Questa malattia è una vasculite (infiammazione dei vasi sanguigni) che colpisce i bambini nella prima infanzia di cui fino ad oggi non è stata identificata una causa certa anche se si è sempre sospettata la relazione con una infezione virale. Questa malattia sembra legata ad una eccessiva reazione infiammatoria. I sintomi sono febbre ed una eruzione cutanea soprattutto a mani e piedi, ma posso essere coinvolti nell’infiammazione anche organi interni con conseguente aggravamento della situazione clinica. Nell’ultimo mese i casi hanno eguagliato il numero dei casi dei tre anni precedenti. Cioè è stata 30 volte superiore al passato ed è quindi da ipotizzare una relazione con il Covid-19. È però importante sottolineare che meno dell’ 1 per cento dei bambini infettati da Sars-CoV-2 sviluppa questa malattia e che le manifestazioni cliniche si riducono con terapia antiinfiammatoria.

Leggi anche: 1. La pandemia diffusa dagli asintomatici: così Cina, Oms e Italia hanno sottovalutato il Coronavirus /2. Le tre fasi del Coronavirus: come capire la pandemia /3. Il mistero dell’eparina, cardiochirurgo a TPI: “Si evitano i trombi e ci si può curare a casa. Ma non va preso tardi”

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