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Cannabis light, la lettera: “State distruggendo un settore e portando indietro l’Italia al medioevo”

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Credit: Fabian Sommer/dpa

Cannabis light, la lettera: “State distruggendo un settore e portando indietro l’Italia al medioevo”

I negozi di cannabis light rischiano di diventare illegali in Italia a seguito delle nuove regole sulla produzione approvate ieri dalla Conferenza Stato-regioni. Secondo quanto riportato in esclusiva da Tpi, un decreto interministeriale adottato dalla Conferenza fa sottostare “la coltivazione delle piante di cannabis ai fini della produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale” al Testo Unico sugli stupefacenti, a prescindere dalla presenza o meno di sostanze psicoattive al di sopra dei limiti di legge.

In un articolo su Il Manifesto, i promotori del referendum sulla Cannabis, Marco Perduca e Leonardo Fiorentini, definiscono la decisione “un passo indietro”, che mette a repentaglio “un settore con 3000 aziende che occupa oltre 10.000 persone prevalentemente giovani”. “Un comparto schiacciato tra incertezza normativa e attenzione morbosa a eradicare piante e sequestrare prodotti prima di verificarne la conformità con la legge causando decine di procedimenti”, affermano Perduca e Fiorentini, rispettivamente presidente del Comitato promotore del Referendum Cannabis Legale e membro di Forum Droghe. “Infilare in un Decreto Interministeriale questo ritorno della produzione della cannabis light nelle maglie della 309/90, oltre che andar contro la scienza e il buon senso, è giuridicamente molto discutibile”, hanno detto Perduca e Fiorentini, ricordando come a dicembre del 2020 la Commissione droghe dell’Onu abbia escluso la cannabis dalla IV tabella della Convenzione del 1961, anche con il voto favorevole dell’Italia. Una decisione inoltre, arrivata a meno di un mese dalla prima riunione del tavolo tecnico tra ministero della Salute e associazioni di pazienti, tenuta su iniziativa del sottosegretario Costa, per ascoltare le esigenze di approvvigionamento quantitativo e qualitativo di cannabis. “Perché intervenire con un provvedimento che, letteralmente, fa di tutta l’erba un fascio rischiando di mettere fuori gioco l’intera filiera delle infiorescenze e prodotti a base di Cbd?”

Finora in Italia la cannabis light era venduta in tutti gli shop specializzati, nelle tabaccherie e nei distributori automatici. Dopo la modifica invece, “tutta la filiera rischia di chiudere da un giorno all’altro perché di fatto per la legge italiana diventiamo degli spacciatori veri e propri”, ha detto a Tpi Luca Fiorentino, amministratore delegato di Cannabidiol Distribution, azienda leader del settore, spiegando che le nuove regole aiuteranno le case farmaceutiche, le uniche che potranno continuare a produrre fiori.

“Ci appelliamo ai ministri competenti perché modifichino il decreto all’art. 1 comma 4. Nel caso contrario organizzeremo una risposta coordinata tra pazienti e imprenditori per mandare in soffitta definitivamente provvedimenti anti-scientifici e ideologici”, chiedono Perduca e Fiorentini

Nello stesso giorno in cui la Conferenza Stato regioni ha adottato il decreto, la cassazione ieri ha dato il via libera al referendum sulla legalizzazione della cannabis. Il quesito, che ha raccolto più delle 500mila firme richieste dovrà passare al vaglio della corte costituzionale, che si pronuncerà il prossimo 15 febbraio.

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