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Il boss Pasquale Zagaria torna in carcere: era ai domiciliari per un errore nella mail

Di Anna Ditta
Pubblicato il 22 Set. 2020 alle 15:53 Aggiornato il 22 Set. 2020 alle 16:13
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Immagine di copertina
Pasquale Zagaria

Il boss della Camorra Pasquale Zagaria è tornato stamattina nel carcere di Opera. A disporre il ritorno in carcere del boss è stato il tribunale di sorveglianza di Brescia, in vista della scadenza del provvedimento con cui gli erano stati concessi per 5 mesi i domiciliari, lo scorso aprile.

Zagaria era stato posto ai domiciliari durante l’emergenza Covid-19, con una decisione del tribunale di sorveglianza di Sassari – città dove il boss era sottoposto al 41 bis in carcere – che aveva poi deciso, a giugno, di trasmettere gli atti alla Consulta sollevando questione di legittimità sul cosiddetto decreto “antiscarcerazioni”.

Come emerso in seguito al racconto di Giulio Romano, ex direttore generale della direzione detenuti e trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), in audizione alla Commissione parlamentare antimafia, Zagaria era stato trasferito ai domiciliari per un errore di battitura: l’incaricato del tribunale di Sassari aveva invertito due lettere dell’indirizzo mail e la comunicazione al Dap non era mai arrivata.

Zagaria ha trascorso i domiciliari in Lombardia, e per questa ragione il suo fascicolo era stato trasmesso ai giudici di sorveglianza di Brescia, i quali – tenuto conto del quadro sanitario ora mutato e dell’individuazione da parte del Dap di una struttura adeguata per le cure necessarie a Opera – ha disposto il rientro in carcere del boss nel penitenziario milanese. I legali avevano chiesto la proroga dei domiciliari per incompatibilità tra il carcere e il suo stato di salute, ma il 4 settembre scorso il giudice lombardo non ha accolto l’istanza.

Pasquale Zagaria, 60 anni, è il fratello di Michele, la ‘primula rossa’ della fazione omonima dei Casalesi. Si trovava ai domiciliari per effetto della circolare del Dap del 21 marzo scorso che disponeva particolari attenzioni per i detenuti che avessero patologie o età che li mettevano a rischio. Zagaria, infatti, era malato da tempo, con una diagnosi di neoplasia arrivata a ottobre 2019.

“Dopo il rientro in carcere di Pasquale Zagaria, tutti i boss in regime di 41 bis sono tornati dove avrebbero sempre dovuto essere: in cella”, ha affermato Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp. “L’auspicio è che in futuro non si debba più assistere a scarcerazioni eclatanti: non possiamo permetterci di mandare nuovamente pericolosi messaggi di permissivismo verso chi delinque”.

“È ancora una volta un segnale che lo Stato è attento”, ha commentato il direttore della Dia, il generale Giuseppe Governale. “Ci sono delle situazioni che vanno considerate al di là dell’aspetto individuale per il messaggio che si lancia. Il messaggio è che lo Stato ha grande attenzione per il fenomeno mafioso anche quando sembra in difficoltà. Dobbiamo stroncare ogni velleità che induca qualcuno a ritenere che c’è un’autorità più forte di quella dello Stato”.

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