La deputata antimafia Aiello (M5S): “Così passiamo per quelli che scarcerano i mafiosi. Avevo altre aspettative dal Movimento”

La parlamentare siciliana, che è anche testimone di giustizia, commenta le ultime polemiche attorno al Dap: "Se parliamo del 41 bis, parliamo di gente che è in isolamento. Il possibile contagio da Coronavirus è solo una scusa. Fare uscire Zagaria, ma stiamo scherzando?"

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 2 Mag. 2020 alle 14:42 Aggiornato il 2 Mag. 2020 alle 19:31
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Immagine di copertina
Piera Aiello, la testimone di giustizia, eletta alla Camera nella fila del M5S, ha deciso di riappropriarsi del proprio volto. Cognata di Rita Atria, la giovane che si dissociò dalla sua famiglia mafiosa morta sucida dopo l'omicidio di Paolo Borsellino, Piera Aiello oggi ha 53 anni; da 29 vive sotto protezione, in una località segreta fuori dalla Sicilia (Credits: Ansa)

Scarcerazione boss, Aiello (M5S) a TPI: “Altre aspettative dal Movimento”

Sarà Dino Petralia a guidare il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) dopo le dimissioni di Francesco Basentini a seguito delle roventi polemiche per la scarcerazione di molti boss di mafia per l’emergenza Coronavirus e dopo le polemiche per la sua gestione delle rivolte nelle carceri. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, completa così il quadro dopo la scelta di un altro pm antimafia, Roberto Tartaglia, nel posto di vice. Il Movimento 5 Stelle prova così a correggere il tiro. Ne abbiamo parlato con la deputata M5S Piera Aiello, che è anche testimone di giustizia e quindi particolarmente coinvolta nella vicenda.

Aiello, cosa ne pensa della nomina di Petralia?

Questa notizia mi risolleva moltissimo. Io l’avevo proposto in commissione antimafia e la sua nomina mi rende felice perché so che è l’uomo giusto al posto giusto.

Cosa ne pensa di questa ondata di scarcerazioni che ha fatto così tanto rumore?

Io ho fatto il putiferio perché non la considero una cosa normale. Se parliamo del 41 bis, parliamo di gente che è in isolamento, quindi il contagio è una scusa visto che non si corre nessun rischio. Si corrono più rischi di contagio addirittura tornando a casa. Per quelli in massima sicurezza, in celle da due, sarebbe bastato dividerli e metterli singolarmente.

La discussione verte comunque sul diritto di cura anche per i carcerati…

Quelli che sono malati hanno diritto di curarsi, certo, ma esistono le carceri dove ci sono tutte le strutture che servono. Fare uscire questi boss è una mossa che fa acqua da tutte le parti.

Qualcosa non ha funzionato nella catena di comando?

Dove ci sia stato questo cortocircuito non l’abbiamo capito. Io non do la colpa ai magistrati di sorveglianza, perché se il DAP non ha risposto nei tempi previsti è ovvio che un giudice debba comunque prendere una decisione. Secondo me ci sono responsabilità a vari livelli, ma io non voglio puntare il dito contro nessuno. Intanto sono felice di queste due nomine di Petralia e Tartaglia perché sono la massima garanzia che tutto si risolva. Io non ero ancora uscita pubblicamente a dire la mia perché ero basita e incapace di dire nulla. Volevo essere sicura di avere tutte le informazioni a disposizione.

Secondo lei le scarcerazioni sono state un brutto segnale?

Sì, sono molto arrabbiata. Si è dato un segnale bruttissimo, come se noi fossimo il Movimento che libera i mafiosi. Io sono entrata nel Movimento 5 Stelle con altre aspettative. La mia veste poi è duplice: sono sia un politico che crede nei valori e sono anche una testimone di giustizia che paga sulla sua pelle la violenza mafiosa.

Come ne esce il Movimento?

I malumori ci sono e ci sono stati, ma penso che li abbiamo un po’ tutti. Fare uscire Zagaria, ma stiamo scherzando?

Si parla di un Movimento 5 Stelle molto diviso tra governisti e la frangia capeggiata da Di Battista. Com’è l’aria dentro il Movimento anche alla luce delle recenti espulsioni?

Io questa cosa non la so. Credo che fondamentalmente sia ciò che accade in tutti i partiti politici in cui si creano delle fazioni. Quando succedono determinate cose ognuno la pensa a modo suo, il problema che si pone è che noi non abbiamo mai accettato un capo politico perché per natura siamo quelli che condividono e decidono insieme, non si può accettare di inseguire una sola persona. Il capo politico non può avere un potere assoluto e non deve limitarsi a ascoltare quelle quattro persone che ha intorno, ma deve essere capace di allargare a una platea di persone che tra l’altro sono state elette. Dalle nostre parti si dice “meglio tanti feriti che un solo morto”. E se il Movimento vuole rimanere nelle sue vecchie idee sulla lotta alla mafia, deve fermarsi un attimo, rivedere molte cose e decidere insieme e con serenità come ripartire. Siamo in Parlamento per il popolo, non siamo stati assunti, siamo stati eletti.

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